"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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martedì 3 novembre 2009

Un appello da condividere per una giustizia più giusta.

Pubblico, perché lo ritengo giusto e lo condivido, l'appello firmato da alcuni magistrati e condiviso da molti cittadini italiani:
"In questi giorni circolano "appelli" di vario contenuto, rivolti da alcuni magistrati al mondo politico-istituzionale, affinché sia maggiormente rispettata l'indipendenza della giurisdizione. Essi guardano alla indipendenza cd. "esterna", quella cioè che preserva i magistrati da interferenze provenienti da poteri diversi dall'ordine giudiziario.Riteniamo altrettanto allarmanti i segnali che il potere interno alla magistratura ha inviato ad alcuni magistrati impegnati in delicate e complesse inchieste, alcune delle quali riguardanti anche esponenti dello stesso ordine giudiziario.Il troppo tempestivo allontanamento di alcuni magistrati dai loro compiti è apparso a molti come un'interferenza indebita sui processi in corso. E' stata, cioè, messa in discussione l'indipendenza cd. "interna", quella che permette al singolo magistrato di applicare la legge e di non subire condizionamenti, neppure se hanno origine all'interno del suo stesso ordine di appartenenza. Ecco il motivo di questo appello che è aperto alla sottoscrizione di tutti i frequentatori del blog. L'indipendenza del magistrato, infatti, è un bene intangibile del quale sono titolari tutti i cittadini, in nome dei quali la giustizia è amministrata.La riforma della materia disciplinare, di recente introduzione, non ha mancato di sollevare perplessità e preoccupazioni sin dalle sue prime sperimentazioni pratiche.In particolare, è apparso serio il rischio che il nuovo istituto delle misure cautelari disciplinari, applicabili all'esito di una procedura oltremodo sommaria, interferisca sui procedimenti giudiziari in corso provocando l'allontanamento del magistrato dalle sue funzioni, e quindi dal processo a lui affidato secondo criteri legali.Il sindacato disciplinare dei provvedimenti giudiziari, esercitato con parametri piuttosto vaghi come quelli della “correttezza”, quando non della ”opportunità”, dagli esiti spesso difformi dai vagli giurisdizionali compiuti nelle sedi naturali, genera una sorta di “doppio binario” in virtù del quale l'atto giudiziario, immune da vizi in sede processuale, diviene - a torto o a ragione - patologico in quella disciplinare.L'impiego del nuovo strumentario disciplinare, per come manifestatosi nelle sue prime attuazioni pratiche, mette in crisi il principio di soggezione del giudice alla legge e, attraverso il drastico esonero del magistrato dalle sue funzioni, anche quello del giudice naturale.Un sistema che si fonda sulla competenza legalmente predeterminata dei magistrati, ai quali gli affari sono assegnati secondo rigorosi criteri oggettivi, così come non tollera la sottrazione del processo al suo magistrato, mal sopporta la sommaria sottrazione del magistrato al processo.Del resto, l'accertamento della responsabilità disciplinare del magistrato non può e non deve ambire a prevenirne gli eventuali abusi in un singolo procedimento, evenienza alla quale l'ordinamento risponde adeguatamente sia con i controlli interni al processo, sia con la giurisdizione penale alla quale i magistrati sono soggetti come tutti gli altri cittadini, non essendo ammesse zone immuni dal controllo di legalità.Di qui un appello affinché il ricorso alle misure cautelari ad opera degli Organi della Giustizia Disciplinare si conformi ai fondamentali principi regolatori della giurisdizione, in modo che nessuno possa ipotizzare che il suo corso naturale ne sia indebitamente influenzato."

venerdì 2 ottobre 2009

Vicina l'approvazione della nuova legge sul testamento biologico.

E' vicino il tempo in cui si deciderà per la nuova legge sul testamento biologico, dopo che anche la Germania si è dotata di una normativa nel settore. Sentiamo il perere recente di due dei maggiori protaginisti nel parlamento.
Ignazio Marino, durante la presentazione di un libro, la scorsa settimana, a Viareggio, ha dichiarato: "Ci sono degli interrogativi, sul fine vita e sulla fecondazione, che non possiamo ignorare e non possiamo affrontare senza ascoltare il parere della comunità scientifica. Uno stato può anche decidere di non darsi una legge riguardo a questi temi, cosa che peraltro ritengo sbagliata, ma non può fare una legge del genere ignorando il parere degli esperti. Ed è questa la strada che è stata imboccata in Italia sul testamento biologico e sulla fecondazione assistita. E' necessario lasciare al paziente la scelta se sottoporsi o meno a determinate cure. Una legge è necessaria - incalza il senatore del Pd - non dobbiamo pensare che in sua assenza nessuno prenda decisioni del genere: in questo stesso momento, probabilmente, in una delle rianimazioni d'Italia, un medico sta facendo una scelta di vita o di morte riguardo a un paziente. Perché non dovremmo poter intervenire su un dilemma di questa importanza o lasciare che una persona a noi cara possa farlo?"
Di tutt'altro tenore le dichiarazioni di Eugenia Roccella: "Marino stia tranquillo: gli esperti vengono opportunamente consultati, ma le decisioni legislative spettano, in democrazia, a Governo e Parlamento. Sui temi di biopolitica assistiamo spesso a uno strano spettacolo. Chi si appella alla scienza ha spesso un atteggiamento profondamente antiscientifico e ideologico. Le certezze scientifiche in materia di stati vegetativi, capacità di coscienza e sensibilità al dolore sono pochissime, tanto che la comunità scientifica internazionale, dopo aver bocciato la definizione di stato vegetativo 'irreversibile' o 'permanente', sembra ormai orientata a cambiarla completamente. Non sembra possibile infatti definire - aggiunge - una condizione patologica in base al livello di coscienza; tutto questo dovrebbe farci ricorrere sempre di più al principio di precauzione che è alla base del dubbio laico".
Le parti hanno iniziato ad affilare le armi in vista della discussione parlamentare. Quello che mi preme sottolineare è che stiamo parlando, oltre che di scienza, anche di diritti e, in un paese democratico, l'ultima parola dovrebbe spettare ai cittadini, anche perchè, qualunque decisione in merito, avrà conseguenze importanti su alcuni di loro.

venerdì 7 agosto 2009

Qualche riflessione sul neonato reato di stalking.

Ora, non è che la Carfagna abbia inventato nulla di nuovo. Ha comunque il merito di aver preso coscienza di un problema, che assilla migliaia di persone, in prevalenza donne, e abbia cercato di dare una risposta con un provvedimento ad hoc.
Sto parlando dello stalking. Si tratta di un complesso fenomeno relazionale, indicato anche come "sindrome del molestatore assillante" e, seppur articolato in una moltitudine di dettagli, è tuttavia possibile descriverne i contorni generali. I protagonisti principali sono:
il "persecutore", la vittima, la relazione "forzata" e controllante che si stabilisce tra i due e finisce per condizionare il normale svolgimento della vita quotidiana della seconda, provocando un continuo stato di ansia e paura. La paura e la preoccupazione risultano, quindi, elementi fondanti e imprescindibili della "sindrome del molestatore assillante" per configurarla concretamente e darne la connotazione soggettiva che gli è propria. I comportamenti persecutori sono definiti come "un insieme di condotte vessatorie, sotto forma di minaccia, molestia, atti lesivi continuati che inducono nella persona che le subisce un disagio psichico e fisico e un ragionevole senso di timore". Quindi, non sono tanto le singole condotte ad essere considerate persecutorie, ma piuttosto è la modalità ripetuta nel tempo, contro la volontà della vittima, che riassume in sé il principale significato delle condotte persecutorie. Lo stalking può presentare una durata variabile, da un paio di mesi fino a coprire un periodo lungo, anche di anni.
Lo stalking è considerato reato in diversi paesi del mondo e le norme anti-stalking sono volte a tutelare le vittime del reato.
In Italia le condotte tipiche dello stalking sono punite dal reato di "atti persecutori" (art. 612-bis c.p.). Tale reato è stato introdotto in Italia il 23 aprile 2009 con la conversione in legge del D.L. 23 febbraio 2009, numero 11 promosso, come detto, dal Ministro per le Pari Opportunità.
Esso costituisce una sorta di specializzazione della già esistente norma sulla violenza privata: delinea infatti in modo più specifico la condotta tipica del reato e richiede che tale condotta sia reiterata nel tempo e tale da «cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura» alla vittima. Ora, benvenuta sia questa specifica, è una norma al passo con i tempi che, però, pone il problema della sua applicazione. Se infatti la pena teorica può variare da 1 a 4 anni, quale sarà in pratica la pena vera che sconterà lo stalker, in uno Stato come il nostro? E se questa si dovesse rivelare irrisoria, con quale rabbia reagirà lo stalker, dopo aver scontato la sua pena? Queste domande naturalmente non sono un invito a mettere il carro davanti ai buoi, ma solo a ridflettere. Fatta la legge, il compito del ministro proponente non finisce qui. Bisognerà vigilare per la sua corretta messa in pratica, anche attraverso l'ausilio di psicologi e tecnici del settore. Non vorrei che se prima aggressore e vittima erano lasciati soli nell'atto del reato, ora vengano lasciati soli dopo la denuncia e lo sconto della relativa pena. In questo caso la cura sarebbe peggiore del male.

giovedì 25 giugno 2009

La morte definitiva dei sacchetti di plastica.

Una norma dell'Unione Europea ha stabilito che i sacchetti di plastica saranno vietati a partire dal 31 dicembre del 2009 ma, grazie al decreto milleproroghe approvato ieri dal consiglio dei ministri, questa data viene spostata al 1° gennaio del 2010 e la scelta di “ammazzare” il sacchetto di plastica, per il momento, è lasciata alla coscienza ecologica e alle valutazioni di convenienza delle singole catene commerciali. Anche perché la borsa di plastica non è un accessorio, ma un comportamento. Interiorizzato al punto che in Italia siamo arrivati a consumare 2 miliardi di sacchetti al mese, 400 a testa in un anno, un quarto di quelli che si producono in Europa. E, secondo le stime degli ecologisti, per fabbricare 200mila tonnellate di shoppers di plastica, in un anno si impiegano circa 430mila tonnellate di petrolio, pari al consumo di 160mila automobili che percorrono 30mila km. Se stendessimo le buste di plastica per terra, ogni anno potremmo ricoprirci per intero la Val d'Aosta. In media, ogni cittadino italiano usa annualmente 30 kg di sacchetti di plastica e tale abuso, fa di quest'oggetto il più più rappresentato nelle nostre case, utile per pochi minuti, ma che poi diventa il rifiuto più diffuso nei nostri mari (dove il 90% della spazzatura galleggiante è costituito da plastica), sulle nostre spiagge, nei nostri parchi e sui nostri monti. Può durare fino a 200 anni (anche 400 nel deserto) prima di scomporsi in particelle tossiche sempre più piccole, che è dimostrato siano già entrate nella catena alimentare dell’uomo e c’è da rabbrividire se si considera che solo meno di 3 sacchetti su 10 vengono riciclati, in altre parole il 96% della plastica prodotta a livello mondiale non viene riutilizzato.
Intanto dall'Irlanda alla Danimarca, alla Germania, è stata adottata una mini-tassa sulle buste in plastica. I francesi di Auchan sono stati tra i primi a combattere l'inquinamento dalla plastica, seguiti dagli italiani. La Coop scommette sullo scrupolo di coscienza “verde” dei suoi clienti. Crai, Esselunga, Despar offrono già alternative riciclabili o riutilizzabili allo shopper di plastica, ma stanno ancora valutando se decretare l'ostracismo definitivo di quelle tradizionali. Carrefour e Conad, invece, in assenza di obblighi precisi di legge, continueranno a lasciare al consumatore la scelta. E ancora: dal 29 maggio i sacchetti di plastica sono vietati in tutti i 98 punti vendita di Unicoop a Firenze.
In Cina, dove il divieto di usare i sacchetti di plastica esiste già da un anno, il conto del risparmio energetico è davvero positivo: risparmiati 1,6 milioni di tonnellate di petrolio e salvati dall’uso 40 miliardi di sacchetti. Il loro consumo è crollato di 2/3 rispetto a un anno fa. Il prossimo passo, sarà donare gratuitamente borsine di stoffa ai cittadini. Ma c’è chi afferma che le sacche di stoffa, seppur resistenti ed ecologiche, non sarebbero igieniche, anzi addirittura dannose per la salute.In Italia, nell’attesa che le buste di plastica muoiano di inedia per progressivo abbandono da parte dei consumatori coscienti, ci sono alcuni consigli per “riciclarle”: conservarle e portarle con sé a ogni spesa; se decidiamo di gettarle, buttiamole negli appositi contenitori per il riciclo; le sportine possiamo utilizzarle per avvolgere e coprire oggetti conservati in cantina o in valigia, o ancora per proteggere flaconcini e creme; in spiaggia, per conservare il costume bagnato per non inumidire il resto della roba; tagliandole possono diventare anche grembiuli o top per gli amanti della pittura; infine, possono essere usate per mantenere il pane fresco e fragrante.

martedì 23 giugno 2009

Ricomincia il dibattito sulle D.A.T. (Disposizioni Anticipate di Trattamento)

Con un comunicato stampa congiunto gli Ordini dei medici di Bologna, Lodi, Milano, Pavia e Potenza hanno reso noto il loro voto contrario al documento votato dal Consiglio nazionale della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo) il 13 giugno in merito alle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) che sono argomento in discussione in Parlamento, anche sulla scia del caso Englaro. Motivo del dissenso in seno all'Ordine nazionale (cinque le città contrarie, 85 quelle favorevoli e sette astenute) è stato "il rifiuto all'inclusione del riferimento alla Dichiarazione delle Nazioni Unite fatta a New York il 23 dicembre 2006". Nella nota congiunta, gli ordini "dissidenti" sostengono che in quel documento dell'Onu "alimentazione e idratazione artificiale, in quanto considerate forme di sostegno vitale, non rientrano in quel novero di interventi considerati dalla deontologia medica 'accanimento terapeutico', poiché finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita ed alle quali, pertanto, il dichiarante non può sottrarsi".
Amedeo Bianco, presidente nazionale della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici), respinge qualunque ipotesi di spaccatura all'interno della categoria. Secondo Bianco, "parlare di scisma all'interno della categoria mi sembra davvero esagerato. Il piccolo dissenso che si è registrato è anzi la testimonianza che a Terni c'è stato un dibattito serio su contenuti seri". Per la cronaca, il documento, che auspica una modifica del Ddl sul testamento biologico licenziato dal Senato, è stato approvato con 85 voti favorevoli, 5 contrari e 7 astensioni dai presidenti degli Ordini provinciali. "Tra l'altro - aggiunge il numero uno della Fnomceo - il dissenso si è registrato solo su due punti: uno riguardo ai disabili, che abbiamo ritenuto fuori contesto tecnico e etico, e l'altro sul tema della nutrizione".
Di diverso parere Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, la quale ritiene che la presa di posizione della Fnomceo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento "credo sia dovuta solo a una volontà di protagonismo politico della Federazione degli Ordini dei medici, e in particolare del suo presidente Amedeo Bianco". Secondo il sottosegretario, è "strano che il presidente Bianco abbia voluto creare una divisione all'interno della Fnomceo su una questione così poco fondata sul piano
scientifico". Sul fronte dell'alimentazione e idratazione artificiali, "non c'è infatti unanimità, e non
spetta certo agli Ordini professionali - bacchetta la Roccella - dare definizioni che possono risultare molto confuse e contraddittorie. La scienza - conclude - deve essere unanime, se non lo è vale il principio di precauzione".
Al sottosegretario risponde il dott. Gristina, presidente della commissione bioetica della SIAARTI(Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva): "Se le affermazioni riportate da ADNKRONOS ed attribuite all’Onorevole Roccella fossero vere, non si potrebbe che rimanere sbalorditi per 5 ragioni: 1. L’Onorevole Roccella non è un medico; quindi non possiede le opportune e sufficienti competenze per affermare alcunché in materia di scienza medica; 2. In rapporto al punto 1, l’Onorevole Roccella ignora che la natura epistemologica della medicina fa sì che essa si ancori al principio della migliore e maggiore evidenza disponibile ed al minor grado di incertezza possibile, essendo stato abbandonato da alcuni secoli il “principio di precauzione”, dalla medesima Onorevole Roccella evocato; 3. Non sembra che il criterio “dell’unanimità” funzioni più, in generale nel mondo, come l’Iran sta dimostrando, ed in particolare nel nostro paese; 4. per quanto attiene al documento redatto dalla FNOMCeO, molti medici ritengono che questo documento rappresenti un esempio per la nostra classe dirigente di come una categoria di professionisti si sappia far carico di un problema potenzialmente riguardante ogni cittadino, smentendo chi pensa che in questa nazione la cultura sia morta e le istituzioni indifese; 5. Io faccio il medico da 30 anni, ma parole così prive di senso non le avevo mai sentite.
Interviene nel dibattito anche l'AMCI attraverso il suo presidente, Vincenzo Saraceni: "L'Associazione medici cattolici italiani (Amci), che sin dalla sua fondazione si e' sempre dedicata alla difesa della vita umana in ogni condizione, dalla nascita al naturale tramonto, ha appreso con molta tristezza le recenti decisioni della Federazione nazionale ordine dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), sulla questione dell'alimentazione e idratazione dei pazienti, considerati come atti liberamente rifiutabili, e, quindi, a disposizione delle scelte autonome dei pazienti". I medici cattolici esprimono "incredulità circa l'ipotesi che i medici italiani desiderino davvero essere vincolati dalle decisioni dei propri pazienti, quasi che si riconoscessero meri esecutori delle pretese di clienti".
Commenta tale dichiarazione il dott. Davide Mazzon, vice presidente della commissione bioetica della SIAARTI: “Nel leggere l'intervista pubblicata sull'"Avvenire" del 17/6/09 al Prof. Saraceni, illustre Collega e Presidente dell'Associazione Italiana Medici Cattolici, desta sconcerto la sua affermazione per cui, sulla base del documento FNOMCeO sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, i Medici sarebbero "ridotti a esecutori delle pretese di clienti". Al contrario, in ben 2 passaggi, il documento FNOMCeO mette in luce come, sulla base del principio di autonomia e responsabilità del Medico, l'alleanza terapeutica fonda le sue basi nella "compensazione" fra 2 autonomie, quella del Paziente e quella del Medico, che addirittura "può sottrarsi a quella relazione di cura di cui non condivide le prospettive tecnico-professionali in ragione di scienza e/o quelle etiche. Successivamente, intervistato sul tema della Nutrizione Artificiale, il Prof. Saraceni fa inoltre un'affermazione decisamente antiscientifica e ideologica sostenendo che il paziente non può assumere decisioni su questi temi che egli definisce "non disponibili". Vale la pena ricordargli che la Comunità Scientifica internazionale all'unanimità e con essa quella Italiana, convengono da anni sul fatto che la natura di Nutrizione e Idratazioni Artificiali è quella di trattamenti sanitari Medico-Infermieristici.
"Sono assolutamente allineato con il documento della Federazione nazionale ordine dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), nel quale si lascia al paziente la decisione sui trattamenti di fine vita". Così Alberto Rinaldi Ceroni, presidente della Società italiana di otorinolaringologia e chirurgia cervico-facciale (Sio), che specifica anche quale deve essere a suo avviso il ruolo dell'idratazione e della nutrizione nelle decisioni sul fine vita. "E' necessario- spiega- che idratazione e nutrizione siano contestualizzate e considerate nel caso specifico di ogni paziente. Tuttavia- ammette- è sempre e comunque il paziente che deve decidere. Se non c'è spazio per l'espressione chiara della volontà del malato, come nel caso Englaro, allora - conclude Ceroni- si deve rispettare la volontà già espressa".
Propri ieri Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma "Gli amici di Luca" di Bologna, ha annunciato di aver ottenuto, per il 3 luglio a Roma un incontro presso la Fnomceo, con le associazioni la "Rete" e "Fnatc" (Federazione nazionale associazioni trauma cranico). Questi coordinamenti nazionali, cui aderiscono le famiglie di persone cerebrolese gravi o colpite da trauma cranico e di cui fa parte "Amici di Luca", avevano infatti redatto, nell'ambito del "Seminario permanente sugli stati vegetativi" istituito dal Ministero, un documento dove idratazione e nutrimento sono considerati "atto dovuto".

venerdì 24 aprile 2009

Appello per una legge sul testamento biologico più giusta

Anch'io ho aderito a suo tempo all'appello fatto da Ignazio Marino per una legge sul testamento biologico più aderente alle esigenze dei cittadini, che rispecchiasse le sensibilità, siano esse etiche o religiose, di ciascuno. A seguito di ciò, ricevo regolarmente gli aggiornamenti sul tema. Ho pensato di pubblicare questa mail, perchè, tra le altre, mi è sembrata la più chiara e perchè ribadisce con forza il messaggio divulgato all'inizio di questa battaglia.
"Care amiche e cari amici,
il Senato ha approvato il disegno di legge del centrodestra sulle dichiarazioni anticipate di volontà: più che dar vita al testamento biologico però il centrodestra lo ha ucciso sul nascere. Ho già ribadito più volte la mia contrarietà a una norma sbagliata, ideologica e approvata senza ascoltare nessuno sull'onda della drammatica vicenda di Eluana Englaro. Sancire che la volontà del paziente non sarà vincolante per il medico e che trattamenti sanitari come l'idratazione e l'alimentazione artificiale saranno imposti al paziente significa andare contro la libertà personale e calpestare il diritto costituzionale all'autodeterminazione del cittadino.
Cosa accadrà poi se una persona incosciente sarà portata in sala operatoria contro la sua volontà scritta per inserirgli un tubo nello stomaco che la nutra forzatamente? I familiari andranno immediatamente dal giudice a sporgere denuncia, coinvolgendo in massa i tribunali: si voleva escludere l'intervento dei magistrati, e invece si otterrà l'effetto opposto. Fortunatamente esiste ancora la possibilità che la legge venga modificata alla Camera: mi auguro che prevalga il buonsenso e si vada finalmente incontro alle richieste dei cittadini.
250.000 FIRME PER IL DIRITTO ALLA LIBERTA' DI CURA
Il centrodestra porta avanti una legge ingiusta, ma i cittadini si fanno sentire sul web: sono già oltre 250.000 le adesioni raccolte in pochi mesi sul sito www.appellotestamentobiologico.it! E' l'ennesima dimostrazione di come la politica farebbe meglio a uscire più spesso dal Palazzo per ascoltare l'opinione dei cittadini: gli italiani vogliono che il loro diritto costituzionale di scegliere le cure cui sottoporsi o meno sia garantito. Vi invito a sostenere l'appello online e diffonderlo il più possibile: il dibattito sul testamento biologico continuerà alla Camera e noi dobbiamo fare tutto il possibile per farci ascoltare. Ignazio Marino".

mercoledì 15 aprile 2009

Vieni avanti, Maroni!

Ieri sera ho visto Maroni (alla tele, per fortuna) e mi è tornato in mente di quando si è detto imbufalito. Non era imbufalito per i circa trecento morti nel Mare Mediterraneo, mentre quei disperati cercavano, su un relitto di nave, una vita migliore di quella che fino ad allora gli era stata concessa da un destino crudele. Sebbene quella era stata una tragedia prevista e per la quale nessuno ha mosso un dito. Non era imbufalito per i circa trecento morti del terremoto, famiglie sterminate, vite spezzate. Anche lì una tragedia che era stata prevista, poteva essere evitata ma per la quale nessuno ha fatto nulla. Tutto è accaduto secondo i piani prestabiliti dal un destino crudele. No, Maroni non era imbufalito per queste cose. Lo era per il suo piccolo decreto, quello sulla sicurezza, quello stesso nel quale c'è scritto che i medici possono segnalare i clandestini che vi si rivolgono per ricevere cure e assistenza. Quello in virtù del quale è bastato l'annuncio per far crollare del 15% i ricorsi ai pronto soccorso da parte di immigrati irregolari. Quello stesso per il quale una prostituta di Bari è morta di tubercolosi senza farsi visitare da nessuno, fuorchè dai suoi clienti. Il nostro non era imbufalito neanche per questa parte del decreto. La fonte del suo nervosismo era l'azzoppamento di quella ennesima pessima legge per via di due emendamenti dell'opposizione fatti passare da un parlamento, che non so se definire illuminato o distratto. Come quando nel corso del governo Prodi, la distrazione di un senatore dell'opposizione fece passare la class action. A proposito, chissà che fine ha fatto quella disposizione. Ma forse hanno ragione loro, gli italiani non meritano di avere troppi diritti, sennò poi ne abusano. Maroni era anche imbufalito per il referendum, quello sulla legge elettorale che, se approvato, rischierebbe di far scomparire la Lega. Chi glielo dice, poi, a Bossi che bisogna confluire nel PDL. Meglio lasciare le cose come stanno e continuare a prendere in giro gli elettori. Per questo Maroni si imbufalisce, non per le cose per le quali è pagato. Ma per l'orgoglio di vincere o perdere le sue piccole lotte, che nulla hanno a che vedere con una vita migliore per i cittadini. Così come tutta la classe politica che ci dovrebbe rappresentare, altrimenti che cosa ci sono andati a fare sui luoghi del terremoto anche quelli che nulla avevano a che fare con le operazioni di soccorso o di ricostruzione. Che cosa c'entrava stare in piedi, per causa dell'altezza, mentre tutti gli altri erano seduti, per ostentare una furtiva lacrima. Ma forse, ancora una volta ha ragione Fini che, a proposito di Annozero, ha coniato un nuovo reato, abuso di libertà. Abuso di potere, dico io, sicuro di essere più aderente alla legislazione vigente.

venerdì 13 marzo 2009

Sono una persona normale

Vorrei dire a quei ragazzi che ieri hanno picchiato un omosessuale, nonché disabile, che io sono una persona perfettamente normale, sono sposato, mi piacciono le donne, mi dà fastidio il solo pensiero di baciare un uomo. Lo dico per tranquillizzarli in merito alle mie abitudini, non vorrei che qualcuno si sentisse in dovere di redimere anche me. Io non credo che in Italia ci siano i razzisti. Che colpa ne hanno quei bravi ragazzi se esistono uomini che ancora oggi, nel 21° secolo, preferiscono guardare altri uomini, e sono sicuro che non solo non guardano le donne, ma non sarebbero nemmeno in grado di stuprarle. Che poi, è normale discutere di omosessuali uomini, che senso ha parlare di omosessuali donne, per loro è più facile essere attratte da un'altra donna. Ripeto, io sono normale, non ho neanche un deficit fisico che mi renda diverso da loro, anche da quel punto di vista rientro nei parametri della gente comune. Che colpa ne hanno loro se esistono persone che rappresentano un fastidio per la società, che bisogna pure dargli una pensione.
E poi un'altra cosa, visto che ormai cominciano a picchiare senza ragione rumeni, etiopi ed extracomunitari in genere, vorrei rassicurarvi che io sono di pelle bianca, sono italiano, sono nato in questo meraviglioso Paese e solo in un paio di occasioni mi sono permesso di viaggiare all'estero, ma sono stati viaggi brevi, sono rientrato subito. E' anche giusto imporre ai medici di segnalare i clandestini che si rivolgono per le cure, è giusto spaventarli, farli partorire in casa, far diffondere malattie infettive nella popolazione, perché solo facendo così prima o poi se ne andranno.
Inoltre vorrei dire a quei poliziotti armati di manganelli, caschi e scudi che, a Pisa, seguendo i dettami dell'ex presidente della repubblica Francesco Cossiga, hanno caricato gli studenti disarmati davanti all'università, che io giammai farò una manifestazione per protestare contro qualsivoglia decisione di questo meraviglioso governo, io sono un pavido e vorrei rassicurare tutti che sono una persona assolutamente disciplinata. Quindi non mandate ronde padane nella mia direzione, mi fanno tremendamente paura.
Su questo blog non dirò nulla che contravvenga alle proposte di legge avanzate da Levi, Cassinelli, D'Alia, Carlucci per regolamentare la rete, non ci sono apologie, nè pedopornografie, nè dichiarazioni contro le leggi vigenti o solo appena da approvare, ho manifestamente dichiarato il mio nome. Nesuna critica, non vi preoccupate, ci tengo io al mio blog e non lo perderò per una banale alzata di testa, preferisco strisciare come già fanno tanti altri presunti giornalisti del servizio pubblico e non solo.
A chi vuole imporre la propria etica, rispetto a quella bizzarra e sconclusionata degli altri, vorrei dire che è giusto che sia così. L'etica non nasce dall'elaborazione di un pensiero, non può essere diversa per ciascuno, l'etica si impone, se necessario si esporta, come la democrazia. Quindi non vi preoccupate, non dirò più niente sull'articolo 5, poi diventato 3 e 4, della nuova legge sul testamento biologico che sta per essere approvata in commissione sanità e che nei prossimi giorni accederà al parlamento per l'approvazione definitiva.
Insomma vorrei dire a tutti voi che ci credete, che sono contento di far parte di questo Paese e che è giusto che sia regolamentato in questo modo. Continuate così, senza passi indietro, il mondo ci guarda e un giorno potremmo diventare un modello per qualcuno, come i cinesi, i birmani, i somali perché, senza accorgecene, ci saremo spinti ben oltre la loro più spavalda idea di dittatura.

giovedì 12 marzo 2009

Come il fine vita è regolamentato nel mondo

Come promesso qualche giorno fa, vi propongo una carrellata di Paesi in cui già esiste una normativa sul fine vita, credo che sia sempre importante confrontarsi con gli altri, prima di decidere per sé. Buona lettura!
STATI UNITI D'AMERICA - Sono gli States a regolamentare per primi, con il 'Patient self determination Act', risalente al '91: nutrizione e idratazione sono considerati trattamenti sanitari, non mezzi per il mantenimento della vita; il paziente cosciente e capace può rifiutare i trattamenti anche se di sostegno vitale; per quanto riguarda il paziente non più cosciente, va rispettato il suo rifiuto di terapie se espresso e documentato in condizioni di capacità; se il paziente non più cosciente non ha espresso, in condizioni di capacità, una propria volontà sulle cure, la decisione sulle scelte terapeutiche sarà presa da un fiduciario (substituted judgement), solitamente un familiare.
In EUROPA non esiste ancora una disciplina sul Testamento biologico recepibile dagli Stati membri, alcuni dei quali, comunque, hanno adottato autonomamente normative in materia.
BELGIO - E' dal 2002 che nel piccolo Stato europeo è prevista l'eutanasia, su richiesta esplicita del paziente. Ai cittadini viene riconosciuta anche la possibilità di predisporre un testamento biologico con dichiarazioni anticipate di trattamento, scegliendo a quali cure sottoporsi e quali rifiutare.
DANIMARCA - Con una legge sul 'living will' è stata istituita un'apposita 'Banca dati elettronica', che custodisce le direttive anticipate presentate dai cittadini. In caso di malattia incurabile o di grave incidente, i danesi che hanno depositato il testamento medico - documento che ogni camice bianco è tenuto a rispettare - possono chiedere l'interruzione delle cure e dei trattamenti, e di non essere tenuti in vita artificialmente. Nel caso di sopravvenuta incapacità, il diritto del malato può essere esercitato dai familiari.
FRANCIA - La materia del fine vita è regolamentata con una legge del 2005, che riconosce il principio di rifiuto dell'accanimento terapeutico, e prevede che possano essere sospesi o non iniziati gli atti di prevenzione, indagine o cura che appaiano inutili, sproporzionati o non aventi altro effetto che il mantenimento in vita artificiale del paziente. E' riconosciuta la figura del fiduciario, da consultare nel caso il paziente sia incapace di esprimere le proprie volontà. Se non c'è direttiva, comunque, la scelta spetta ai medici.
GERMANIA - Manca una norma ad hoc, ma il testamento biologico trova attuazione nella pratica e conferma nella giurisprudenza. La Corte Suprema federale, infatti, emise nel marzo 2003 una sentenza con la quale dichiarava la legittimità e il carattere vincolante della 'Patientenverfuegung', termine tedesco che sta per volontà del paziente, riconducendola 'al diritto di autodeterminazione dell'individuo'. Se non c'è volontà scritta, decide il giudice tutelare.
INGHILTERRA - Realtà analoga a quella tedesca nel Regno Unito, dove il 'living will' è riconosciuto fin dal 1993, da una consolidata giurisprudenza che ha anche fissato alcune condizioni per la validità del testamento biologico. L'orientamento britannico su questo delicato tema si è delineato soprattutto attorno al caso Blond, relativo a un paziente in stato vegetativo che veniva alimentato e idratato artificialmente, proprio come Eluana Englaro. I giudici decisero che i medici non avevano l'obbligo di somministrare trattamenti divenuti inutili a seguito della valutazione scientifica della condizione di vita del paziente e che, quindi, non erano rispondenti al suo 'migliore interesse'. Per cui se il paziente non era in grado di accettare o rifiutare i trattamenti e non aveva rilasciato in precedenza una dichiarazione di volontà in materia, una volta informati i familiari, si poteva legittimamente procedere all'interruzione dei trattamenti.
OLANDA - E' notoriamente il primo Paese al mondo che, nel 2001, ha modificato il Codice penale per rendere legali, in alcune circostanze rigorosamente normate, sia l'eutanasia sia il suicidio assistito dal medico. Questa normativa contiene anche la disciplina relativa al testamento biologico. Le dichiarazioni di volontà possono essere sottoscritte anche da minori, purché i genitori siano d'accordo se il minore ha fra i 12 e i 16 anni, mentre se ha fra i 16 e i 18 anni è sufficiente che ne siano stati informati.
SPAGNA - Le norme sulle dichiarazioni anticipate di volontà in Spagna sono contenute all'interno di una più ampia legge sui diritti dei pazienti entrata in vigore nel 2003. E' dunque riconosciuta al cittadino maggiorenne la facoltà di manifestare anticipatamente e per iscritto la propria volontà in merito a cure e terapie cui essere sottoposto, nel caso dovesse perdere la capacità di esprimerle personalmente. Egli può inoltre nominare un suo rappresentante, dunque anche qui entra in gioco la figura del fiduciario, che può fungere da interlocutore con i medici per realizzare le sue volontà ed evitare che ci sia accanimento terapeutico.

venerdì 6 marzo 2009

Vieni avanti, Gasparri!

Ogni giorno ne viene fuori uno. Oggi è stato il turno di Maurizio Gasparri, il quale, pur non avendo un titolo specifico a parlare di tematiche di fine vita e testamento biologico, è quello che ne parla più di tutti. E a sproposito. Non sarebbe forse il caso di far parlare un medico esperto del settore, come ad esempio Ignazio Marino, che da anni si occupa della cosa e che ha anche presentato un disegno di legge in Parlamento, inascoltato?
No, in Italia si preferisce ascoltare un signor nessuno qualsiasi, che sulla cosa al massimo può essere in grado di dar fiato ai denti, ma non certamente di illuminare la nostra ignoranza. Così l’illustre giureconsulto, ieri ha pontificato: "Il nostro partito vuole l'intesa, ma diciamo no a norme-manifesto che creino ambiguità sul principio dell'eutanasia. Ribadiamo che idratazione e nutrizione non sono terapie ma un diritto da garantire a tutti". Ora io mi chiedo, perché si consente a tutti di prendere la parola, anche su temi così delicati? Siamo in democrazia, certo, ma ad un certo punto bisognerebbe introdurre un certo filtro, altrimenti non ci capisce più niente nessuno. Vediamo perché. Se le cose andassero come sembra vogliono che vadano, avremmo risolto il problema degli anoressici o di chi fa lo sciopero della fame, che attualmente non possono essere alimentati per forza, perché c’è il Codice di Deontologia Medica che all’articolo 53 recita: “Se la persona è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il medico non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale nei confronti della medesima, pur continuando ad assisterla”. Capito, illustre giureconsulto? Ricordo che il Codice di Deontologia Medica è intra legem, cioè concepito all’interno dei dettami della legge vigenti e della Costituzione della Repubblica Italiana. O vogliamo calpestare completamente la dignità della professione medica (peraltro già umiliata dalla norma sugli immigrati clandestini da segnalare), oltre che la dignità delle persone, in quanto pazienti? Bisogna affermare senza paure il diritto all’autodeterminazione di ciascuno, ciò che non è un male per la società è da considerare etico e quindi passibile di scelta, non di obbligo, da parte dei cittadini. Non è detto che approvare un documento significa obbligare tutti a seguire una linea, all’interno di una possibilità relativamente ampia ognuno è e deve rimanere libero di scegliere secondo la propria coscienza, nessuno deve essere costretto a scegliere secondo l’etica di qualcun altro.
In uno dei prossimi post elencherò ciò che accade in proposito in altri paesi civilizzati.

mercoledì 4 marzo 2009

Verranno a dirvi …

Verranno a dirvi che in Italia si intercetta troppo. I dati a disposizione ci dicono che nel nostro Paese, ogni anno, vengono intercettate all’incirca 15-20 mila persone, (meglio parlare di persone intercettate, non di intercettazioni, sennò la cifra si gonfia in maniera tendenziosa). Tutto ciò a fronte di circa 3 milioni di nuovi processi.
Verranno a dirvi che fuori dai nostri confini questo genere di controlli sono significativamente inferiori. La verità è che all’estero è più difficile stilare statistiche perché le intercettazioni non le dispongono solo i giudici, come avviene in Italia, ma anche le forze di polizia e i servizi segreti (in Inghilterra addirittura il servizio ambulanze e gli enti locali), con regole diverse da Paese a Paese e spesso senza dover rendere conto a nessuno. Quindi è verosimile che all’estero siano molte di più ma nessuno ne sa niente e nessuno se ne preoccupa.
Verranno a dirvi che all'estero si fanno solo per mafia e terrorismo ma, come detto, oltre i nostri confini la realtà è talmente variegata che è difficile schematizzare quello che succede realmente. A titolo indicativo, comunque, vale sapere che l'Fbi pochi mesi addietro ha intercettato e arrestato il governatore dell'Illinois, Rod Blagojevic, e centinaia di top manager di Wall Street, coinvolti nei mutui subprime.
Verranno a dirvi che all'estero i giornali non le pubblicano. Anche in questo caso è vero il contrario. Infatti, i giornali Usa hanno regolarmente pubblicato le telefonate di Blagojevic & C., compresi i non indagati Jesse Jackson jr. e Rahm Emanuel, braccio destro di Obama (proprio lui, il nuovo presidente), senza che nessuno se ne lamentasse. In Italia, invece, si grida subito allo scandalo, secondo la vecchia abitudine “chiagni e fotti”, cioè manifestare sempre una insoddisfazione per cercare di ottenere un vantaggio, o un privilegio, a scapito degli altri.
Verranno a dirvi che sono lesive della privacy. Potete rispondere che la privacy, in Italia, è già tutelata da un’apposita legge e da un garante e che quindi vi sono già delle regole che garantiscono la riservatezza dei cittadini. Ad ogni modo, se rinunciare ad un pezzetto della nostra riservatezza può restituirci un po’ di sicurezza e legalità in più, ben vengano le intercettazioni.
Verranno a dirvi che costano troppo. È vero, hanno un costo, come tutti i servizi che utilizziamo quotidianamente, le poste, le ferrovie, la sanità, ecc. Per dare un’idea, nel 2007 sono costate 224 milioni di euro. Non so dire se è poco o molto, ma vanno dette due cose. Intanto che si può risparmiare molto tramite l’acquisto delle apparecchiature, perché al momento lo Stato le prende in affitto da privati e quindi paga un canone a tempo, senza contare che lo Stato potrebbe anche imporre tariffe scontate o addirittura gratuite ai gestori di telefonia (un po’ come già accade per le indagini svolte gratuitamente dagli istituti di credito, pur essendo essi soggetti privati). La seconda cosa da dire è che questo servizio non rappresenta un costo senza un ritorno perché, grazie alle intercettazioni, lo Stato recupera svariati miliardi di euro da mafiosi, narcotrafficanti e truffatori vari (ad esempio, due mesi di ascolti a Milano sulle scalate bancarie hanno fatto recuperare 1 miliardo di euro, quattro volte la cifra spesa nel 2007).
Verranno a dirvi che bastano e avanzano gli altri mezzi d'indagine, che i giudici devono tornare ai metodi tradizionali. A parte che sarebbe come dire che i medici devono abbandonare la Tac e tornare allo stetoscopio (voglio dire, sono utili tutt’e due). Sarebbe interessante inoltre capire cosa ne sarebbe stato di tutti i più recenti scandali, emersi proprio grazie alle intercettazioni: Bancopoli, Calciopoli, Vallettopoli, casi Cuffaro, Saccà, Fitto, clinica-horror Santa Rita, Abu Omar e Sismi deviato, Tangentopoli a Firenze, Pescara, Napoli, Potenza. Naturalmente è sempre valido il principio per cui, in uno stato di diritto, tutti gli imputati sono e devono essere considerati innocenti fino alla sentenza definitiva.
Verranno a dirvi, infine, che una riforma sulle intercettazioni serve solo a levarsi dai piedi quegli scocciatori dei magistrati, a coprire gli scandali, a permetterci di vivere fuori e, a volte, a dispetto delle regole e della legge, e che finalmente i media potranno concentrarsi su notizie ben più serie e interessanti, come la misura di reggiseno dell’ultima ospite della Casa più famosa d’Italia. E questa volta, purtroppo, potrete dirgli che hanno ragione.

venerdì 27 febbraio 2009

La nuova legge sul testamento biologico

Dieci articoli per regolamentare il dibattuto tema del testamento biologico. Il testo Calabrò, che ha ottenuto il via libera della Commissione Sanità del Senato per essere adottato come testo base per un provvedimento sul tema, prende il nome di 'Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento', e si propone come una sintesi di una serie di disegni di legge in materia.
Nei primi 3 articoli del testo vengono delineate le finalità del Ddl che vuole garantire l'inviolabilità e l'indisponibilità della vita umana, nonché la tutela della salute come fondamentale diritto del cittadino e della collettività, assicurando la partecipazione del paziente all'identificazione delle cure mediche all'interno dell'alleanza terapeutica tra medico e paziente. Agli articoli 2 e 3, nello specifico, si precisa il divieto di ogni forma di eutanasia attiva e al suicidio assistito, e si sancisce il divieto di forme di accanimento terapeutico. All'articolo 4 si disciplina il consenso informato, mentre all'articolo 5 si entra nel vivo della delicata questione - indubbiamente il nodo più controverso del provvedimento - dell'idratazione e dell'alimentazione artificiali.
L'articolo 5, infatti, disciplina i contenuti e i limiti delle Dichiarazioni anticipate di trattamento, le cosiddette Dat, attraverso le quali il dichiarante esprime il proprio orientamento sui trattamenti medico-sanitari e di fine vita in previsione di una futura perdita delle capacità di intendere e di volere. Non possono essere inserite indicazioni finalizzate a eutanasia attiva o omissiva. E si specifica, inoltre, che alimentazione e idratazione artificiale, in quanto forma di sostegno vitale, non possono costituire oggetto di dichiarazioni anticipate. Ciò significa, in altre parole, che non verrà data la possibilità di scegliere anticipatamente, e in piena coscienza, di sottoporsi ad alimentazione e idratazione artificiali qualora ne avessimo bisogno trovandoci in condizione di disabilità. Nel testo si determina, inoltre, che le Dat acquistano efficacia dal momento in cui il paziente in stato neurovegetativo sia incapace di intendere e di volere. La valutazione dello stato clinico spetta a un collegio formato da 5 medici, composto da un neurologo, un neurofisiologo, neuroradiologo, il medico curante e il medico specialista di patologia.
Negli articoli 6, 7 e 8 si afferma che le Dat devono essere redatte in forma scritta da persona maggiorenne in piena capacità di intendere e di volere, accolte da un notaio a titolo gratuito. Sono sempre revocabili e modificabili hanno validità di 3 anni, termine oltre il quale perdono efficacia. L'articolo 7 prevede la nomina di un fiduciario che, in collaborazione con il medico curante, si impegna a far sì che si tenga conto delle indicazioni sottoscritte dal paziente. L'articolo 8 garantisce al medico la possibilità di disattendere le Dat, sentito il fiduciario, qualora non siano più corrispondenti agli sviluppi delle conoscenze scientifiche e terapeutiche, motivando la decisione sulla cartella clinica. In caso di controversia tra medico e fiduciario la questione va sottoposta alla valutazione di un collegio di medici designati dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero. Tale parere non è vincolante per il medico curante, il quale non è tenuto ad applicare prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico.
Agli articoli 9 e 10 si disciplina l'ipotesi di contrasto tra soggetti legittimati a esprimere il consenso al trattamento sanitario. La decisione viene assunta, su istanza del pubblico ministero, dal giudice tutelare o, in caso di urgenza, sempre dal giudice sentito il medico curante. Nelle disposizioni finali è prevista l'istituzione di un registro delle Dat nell'ambito di un archivio unico nazionale informatico al Consiglio nazionale del notariato, consultabile in via telematica unicamente dai notai, dall'autorità giudiziaria, dai dirigenti sanitari e dai medici responsabili del trattamento sanitario di soggetti in caso di incapacità. Nessun accenno al tema delle cure palliative.

giovedì 26 febbraio 2009

Io, i ragazzi del liceo e le parole di Mancuso.

Ieri sono stato invitato a fare un intervento in occasione di un'assemblea di istituto presso il Liceo Scientifico "S. Trinchese" di Martano (LE). L'argomento era incentrato sulle tematiche di fine vita, con particolare riferimento al caso di Eluana Englaro e alla nuova legge sul testamento biologico, che è in discussione in parlamento. Qui di seguito propongo il contenuto di due delle slides presentate, in cui viene riportato il pensiero di un illustre teologo italiano, il prof. Vito Mancuso. Queste parole mi sembrano significative e meritevoli di riflessione da parte di tutti, in quanto costituiscono sicuramente un punto di partenza valido per qualunque discussione sul tema. Buona lettura!
“Il punto è ragionare laicamente. Qui non si tratta di etica, si tratta di diritto. Prendiamo coscienza che nella nostra società ormai convivono diverse concezioni del mondo e quindi diverse etiche. Il diritto, d’altra parte, non può che essere unico e valido per tutti. Allora è lecito decidere per sé, non per gli altri. Io personalmente sono contrario che si interrompa l’alimentazione ad Eluana, ma la tragedia nella tragedia si dà proprio per l’assenza di un documento giuridicamente valido che ci dica la sua volontà: non sappiamo come la pensi lei. Per questo c’è bisogno del testamento biologico come strumento di libertà. Ma che potrei fare da credente? Ciò che per me può essere edificante, avere un senso, per un altro magari è una tortura. L’etica, per definizione, non si impone. Dio ci ha voluto liberi, perché senza libertà non c’è amore. Penso a quello che disse il cardinale Carlo Maria Martini: <>.
E dove si dà questo principio di dignità se non nel rispetto delle convinzioni altrui?"

mercoledì 25 febbraio 2009

Ad esempio, la Martano-Soleto

L’Italia è un Paese dove è molto diffusa la cultura dell’illegalità. Altro che poeti, santi e navigatori, purtroppo siamo un paese di furbi, ipocriti e truffatori. Lo sport nazionale è scavalcare l’altro nella corsa verso il privilegio, anche se di bassa lega. In questo pessimo scenario, le istituzioni non aiutano certo ad un cambio di rotta. Chi ci governa, invece di prendere per mano i cittadini ed offrire loro dei degni modelli di riferimento, costruisce leggi adatte solo ad essere scavalcate, per poter incastrare gli inadempienti, ma solo al bisogno.
Ad esempio, sono sicuro che in pochi si sono accorti che il limite di velocità sulla Martano-Soleto è di 50 km/h. E di quelli che se ne sono accorti, quasi nessuno lo rispetta, ed il quasi non è riferito al personale appartenente alle forze dell'ordine (vigili, carabinieri, ecc.).
Questo è un piccolo esempio di come in Italia viene somministrato giornalmente il vaccino dell'illegalità. Violare nel poco, infatti, crea l'abitudine alla violazione, per cui, quando si viene pizzicati fuori dalle regole si esclama, con meraviglia e con stizza: ”Per così poco! Fanno tutti così”. E con questa motivazione giustifichiamo l'allargamento progressivo dei margini dell'illegalità, che ci portano a tacciare di giustizialismo chi vorrebbe riportare a livelli europei il rispetto delle regole. Se ci pensiamo bene, però, la parola giustizialismo non esiste. Esiste la giustizia o l'ingiustizia. Ciò che è giusto e ciò che non lo è. E solo rispetto a questa distinzione la magistratura giudica il nostro operato, interpretando le leggi. Il giustizialismo è una parola inventata da certa classe politica italiana, che cerca di difendersi, attaccando la magistratura e quanti auspicano un ritorno alla certezza della pena, uguale per tutti.
La stessa cosa riguarda le cinture di sicurezza. Quanti rappresentanti delle forze dell'ordine le allacciano? Eppure, per il beneficio che danno in termini di sicurezza, dovrebbero essere paragonate al casco per i motociclisti o al rispetto dei colori del semaforo. Invece niente. In città nessuno le allaccia e nessuno lo fa notare. E quando questo accade, visto l’andazzo, sorge sempre il sospetto che la multa sia stata fatta, non per un legittimo diritto da parte dell'esercente, ma più miseramente per arricchire le magre casse di comuni sempre sull'orlo della bancarotta.
Sono queste piccole cose che ci differenziano dal resto dell'Europa: la cultura dell'illegalità, la normalità di un popolo che viola con leggerezza le regole, a partire da chi invece dovrebbe farle rispettare. Ad esempio, tornando alla Martano-Soleto, è proprio impossibile stabilire un nuovo limite di velocità, più sensato, ed imporre ai cittadini di rispettarlo? (pubblicato su "Corte Grande", annoIV, n. 35, ottobre 2008)

sabato 14 febbraio 2009

Due parole su donazioni e trapianti d'organo

Il tema trattato assume particolare importanza se si pensa che attraverso un trapianto è possibile salvare e migliorare la qualità della vita di molti pazienti, ed è l’unica terapia per alcune malattie.
I trapiantati dopo essere stati gravemente ammalati e, spesso, vicini alla morte, riprendono a vivere: lavorare, viaggiare, fare sport; i soggetti in età fertile possono avere figli.
Da quanto detto si capisce l’importanza della donazione, perché è chiaro che se c’è un ricevente ci deve essere anche un donatore. È anche chiaro che chi volesse orientarsi nella scelta di essere o meno un potenziale donatore, prima di pervenire ad ogni decisione in merito, è giusto che abbia quante più informazioni possibili, per poter scegliere con la dovuta serenità.
Di getto, verrebbe da dire che c’è poco da scegliere, la donazione è un atto di umanità, che non costa nulla, ammesso anche dalla chiesa cattolica e quindi tutti dovremmo essere, senza pensarci più di tanto, dei potenziali donatori.
Ma detto questo, bisogna anche dire che il dubbio è insito nella natura umana, la curiosità pure, quindi le spiegazioni e le informazioni devono essere date nella maniera più completa e chiara possibile perché gli scettici e i denigratori, nonché gli autori delle anzidette leggende metropolitane, sono tanti e difficili da convincere.
La normativa che regola la donazione e il trapianto è la legge 91/99. In particolare, l’articolo 8 istituisce il Centro Nazionale Trapianti, organo tecnico del Ministero della Salute, con sede presso l’Istituto Superiore di Sanità, che svolge importanti funzioni, fra cui: tenere la lista delle persone in attesa di trapianto in modo da assicurare la disponibilità di tali dati 24 ore su 24, individuare i criteri per l’assegnazione degli organi, definire i parametri per la verifica di qualità e di risultato delle strutture per i trapianti.
La dichiarazione della volontà di donare gli organi è regolamentata dal decreto ministeriale dell'8 aprile 2000 e dalla legge n.91 del 1 aprile 1999 che introduce il principio del silenzio assenso.
Tale principio non è ancora in vigore. In questa fase transitoria, prima dell'applicazione del silenzio - assenso, la manifestazione della volontà è regolamentata dall'art. 23 della stessa legge - principio del consenso o del dissenso esplicito: a tutti i cittadini viene data la possibilità (non l'obbligo) di esprimere la propria volontà in merito alla donazione dei propri organi.
Attualmente le possibilità per esprimere la volontà sono le seguenti:
- una dichiarazione scritta che il cittadino porta con sé con i propri documenti.
- la registrazione della propria volontà presso la AUSL di riferimento o il medico di famiglia
- la compilazione del tesserino blu inviato dal Ministero della Sanità nel maggio del 2000 che deve essere conservato insieme ai documenti personali
- l'atto olografo o la tessera dell'AIDO o di una delle altre associazioni di volontariato o di pazienti. In caso di morte, le situazioni che si possono verificare sono tre:
- il cittadino ha espresso la volontà positiva alla donazione: i familiari non possono opporsi
- il cittadino ha espresso volontà negativa alla donazione: non c'è prelievo di organi
- il cittadino non si è espresso: il prelievo è consentito se i familiari non si oppongono (hanno diritto ad esprimersi, nell'ordine, il coniuge non separato o convivente more uxorio, figli maggiorenni, genitori).