Mi vengono in mente i conti effettuati da un istituto statistico in merito al consumo di sigarette. I toni sono allarmistici, non per l'aumentato consumo, ma per il diminuito consumo, pensate, che porterebbe nelle casse dello Stato un mancato introito per circa 70 milioni di euro. Io credo che il giornalismo di questo Paese sia alla frutta. Come fanno i giornalisti ad allarmarsi per un mancato introito, se sull'altro piatto della bilancia c'è un aumento di salute ed un aumentato introito in termini di spesa del servizio sanitario nazionale? La vicenda mi fa pensare alle slot machines, per le quali lo Stato incassa uno sproposito di denaro e infatti ogni tanto aumenta le tasse sui giochi e aumenta i giochi stessi, dimenticando che se un padre fa giocare i figli, prima o poi perderà i figli. Un'altra considerazione che mi viene è la richiesta di abolizione delle intercettazioni, come quelle che sono state attribuite al presidente (con la minuscola) Napolitano e distrutte. La vulgata vuole che le intercettazioni, fra le altre cose, farebbero spendere un sacco di soldi, dimenticando che permettono alla giustizia di recuperare molti soldi dal malaffare. E, a proposito di Napolitano, la sua rielezione permette di risparmiare i soldi di un altro senatore a vita. Francamente di questo risparmio avremmo fatto a meno. Così come faremmo volentieri a meno di un Monti bis, mascherato da Amato o da chiunque altro, fra i nomi che si stanno affacciando sulla scena tragica di una politica ormai avvitata in una crisi irrisolvibile, se non con la dipartita dei suoi pessimi protagonisti. Ridotti come sono a parlare di sconfitta di Grillo in Friuli, di fronte a molto meno di un milione di elettori, non solo, ma di un Movimento che si presentava per la prima volta e che, a livello locale, ha perso appena 5-6 punti percentuali rispetto ai risultati nazionali. Ma ormai sono bolliti, non sanno come fare a tenere insieme i cocci delle loro spudorate fantasie. Il tempo premierà il popolo paziente, anche se saranno gli assenti ad attribuirsi la vittoria finale.
"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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martedì 23 aprile 2013
Due conti
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paolo giannuzzi
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venerdì 8 marzo 2013
Maledetta primavera
Nella primavera del 2006 si svolsero, forse, le elezioni politiche più oscure dell'Italia repubblicana. Qualche mese prima si diceva che il centrosinistra avrebbe stravinto, perché il centrodestra aveva governato nel lustro precedente e aveva commesso molti errori. La vittoria era lì, a portata di mano, bastava coglierla come una mela matura dal ramo. Il candidato premier del centrosinistra faceva ben sperare, era il solito Prodi che già aveva battuto il candidato premier del centrodestra ed era fino ad allora stato l'unico a riuscire nell'impresa.
Così il centrodestra corse ai ripari con l'approvazione di una legge elettorale che lo stesso promotore aveva definito una porcata (il famigerato porcellum proposto dal senatore leghista Calderoli).
Fino a poche settimane prima della consultazione, ma direi fino al silenzio imposto dalla legge, nonostante una campagna elettorale forsennata da parte del leader del centrodestra, i sondaggi davano un margine rassicurante di almeno quattro punti percentuali. Subito dopo l'apertura delle urne, ad inizio spoglio, il margine di quattro punti veniva confermato, poi il tracollo, come mai si era verificato nella storia delle elezioni, con un relativo azzeramento ed appiattimento, molto sospetto, a detta degli esperti, delle schede bianche o nulle in tutte le regioni d'Italia. Sappiamo tutti come andò a finire. Il centrosinistra vinse con un margine risicato di 15.000 voti che consentì a Prodi di varare un governo debole, che vedeva al senato due o tre senatori di scarto rispetto alla parte avversa, e una coalizione frammentata. La legislatura durò due anni, fece quello che gli fu consentito di fare e alle successive elezioni rivinse il centrodestra.
Deaglio pubblicò a proposito un film-inchiesta, dal titolo "Uccidete la democrazia" in cui, documenti alla mano, teorizzava brogli da parte del governo uscente di centrodestra che, pare, avesse usato lo stesso metodo già utilizzato da Bush figlio, in America, per battere l'avversario Gore, ottenendo in quel caso una eclatante e sorprendente vittoria di misura.
Ma su quella legislatura si adombra da qualche settimana anche lo scandalo di senatori che avrebbero cambiato casacca, non in maniera legittima, come peraltro prevede la Costituzione, ma dietro pagamento di forti some di denaro, si parla di cifre che vanno da due a cinque milioni di euro, e pare che ce ne sia più di uno.
Infine. sono di ieri le condanne per il processo Unipol, che stabuilisce che ci fu effettivamente un illecito nella pubblicazione della famosa intercettazione di Fassino, in quanto effettuata mentre vigeva il segreto istruttorio.
Quest'ultimo episodio è di particolare gravità, sia perché ha contribuito a uccidere la democrazia in quella particolare occasione, insieme a tutte le altre irregolarità perpetrate, sia perché il reato è stato commesso da un uomo che, non per niente definito dai giudici delinquente naturale, si è sempre battuto per l'abolizione delle intercettazioni, tranne, a quanto pare, quando si è trattato di utilizzarle a proprio uso e consumo, nonostante vi fossero già in vigore delle buone leggi a tutela della riservatezza degli italiani.
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paolo giannuzzi
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mercoledì 5 ottobre 2011
Un giorno, forse, senza Wikipedia
Ieri, mentre facevo una ricerca in internet, mi sono imbattuto in questa schermata del famoso sito Wikipedia:
Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.
L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".
Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?
Gli utenti di Wikipedia
Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.
L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".
Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?
Gli utenti di Wikipedia
Lascio al lettore ogni giudizio di merito
lunedì 21 febbraio 2011
... bim, bum, bam intercettazioni ...
E ci risiamo con le intercettazioni, come se tutti i mali dell'Italia passassero per questo fastidioso ed inestricabile nodo. Una volta sciolto il quale tutto filerà liscio come l'olio. Io credo che le cose non stiano proprio così, l'ho già scritto in almeno un altro post, in cui smontavo punto a punto i motivi accampati da chi continua a parlare di emergenza su questo tema. Ma qui voglio sottolineare un altro aspetto. Credo infatti che questo dibattito è l'ennesima, sonora presa per i fondelli, un'altra arma di distrazione di massa a dosposizione di chi dovrebbe occuparsi di tutt'altro. Infatti, normative che regolamentano le intercettazioni ce ne sono già a sufficienza e basterebbero da sole ad arginare i presunti problemi conseguenti. Basterebbe che i controllori applicassero le regole esistenti, punendo i trasgressori. Mentre invece si preferisce fare due cose: parlare di inasprimento delle sanzioni, come quando se ne parla a proposito delle violazioni del codice della strada, dimenticando però che i poliziotti che fanno i controlli sulla strada sono sempre meno e quindi, mancando i controlli, mancano pure le sanzioni, per quanto queste ultime si possono inasprire. E poi, un'altra cosa è che, a volte, chi dovrebbe controllare viola, direttamente o indirettamente, attraverso i propri house organs, le regole vigenti. Basti pensare ai filmati in possesso del capo del governo e dei suoi cosiddetti giornalisti, ad esempio su Marrazzo o su Prodi, per le quali l'ex capo del governo evitò di cedere al ricatto e ne autorizzò la pubblicazione, pur in presenza di una chiara violazione della privacy.
Allora io dico, rispettiamo le regole esistenti, rispettiamole tutti, poi, se non sono sufficienti, facciamone di nuove. Invece no, intanto bisogna arginare gli affari personali del premier, poi vengono le eventuali verifiche sulle esigente degli italiani, sempre che arrivino, poi i bisogni reali del Paese. A questo punto riformulo la domanda che ho fatto qualche giorno fa: ma davvero questa classe politica ha le carte in regola per traghettarci fuori da questa crisi, non solo economica, ma anche di valori e di ideali?
martedì 16 giugno 2009
Accade in questi giorni ...
Accade, in questi giorni, di sentir parlare di leggi che non stanno nè in cielo, nè in terra. Norme sulla sicurezza che generano ansia ed insicurezza. Intercettazioni che servono per scoprire i criminali che non si posono fare se prima non vi sono gravi indizi di colpevolezza. Obbligo di pubblicare notizie che tali non sono (rettifiche) e divieto di pubblicare notizie reali (intercettazioni). Cittadini che vengono autorizzati a monitorare il territorio volontariamente, come supporto alle forze dell'ordine cui, nel frattempo, si sono tagliati i fondi e non riescono quasi a fare benzina. Cittadini che, forti della legge che li autorizza a riunirsi, giacchè ci sono, indossano una camicia color cachi, parlano di nazionalismo, anche se si cuciono addosso il tricolore al contrario (rosso, bianco e verde e non viceversa), adottano un simbolo che ha tutto il sapore della svastica. Accade, in questi giorni, di assistere ad un ministro della repubblica che, durante la parata del 2 giugno, alza un braccio a mo' di saluto romano per salutare le forze di polizia (Michela Brambilla, neo ministro del Turismo). Accade di ascoltare persone, anche di cultura, che pressati da una campagna infame delle TV di regime, sentono dentro di sè crescere l'ansia per una presunta insicurezza ed invocano a gran voce i tempi del duce, quando c'era ordine e disciplina. Accade anche che queste persone sono nate dopo il '45 e nulla possono testimoniare, per conoscenza diretta, di quello che fu realmente il fascismo. Accade, in questi giorni, di sentir parlare di giornalisti, di magistrati, di clandestini, di extracomunitari, senza sforzarsi di capire che dietro ognuna di queste classificazioni ci sono persone, con una propria storia, delle esperienze, un'infanzia, felice o infelice, e quindi un'educazione ricevuta. Ci si dimentica che il pregiudizio è il punto di partenza per il razzismo. Dire che i magistrati sono nati per fare del male è come dire che i siciliani sono mafiosi, gli scozzesi o i genovesi sono tirchi, i neri o i napoletani sono sporchi. Sentire un capo del governo dire queste cose fa male, perchè è diseducativo, rappresenta il presupposto per l'emanazione di leggi vendicative e quindi lontane dalla giustizia e dalle reali esigenze dei cittadini. Accade, in questi giorni, che qualcuno tiri troppo la corda, intercettando oltre il dovuto e pubblicando oltre il dovuto. Accade che poi a pagare siano sempre le persone più inermi, che di pagare non ne possono più e che potrebbero alla fine chiedere il conto. Che, visti gli arretrati, potrebbe essere molto salato.
mercoledì 4 marzo 2009
Verranno a dirvi …
Verranno a dirvi che in Italia si intercetta troppo. I dati a disposizione ci dicono che nel nostro Paese, ogni anno, vengono intercettate all’incirca 15-20 mila persone, (meglio parlare di persone intercettate, non di intercettazioni, sennò la cifra si gonfia in maniera tendenziosa). Tutto ciò a fronte di circa 3 milioni di nuovi processi.
Verranno a dirvi che fuori dai nostri confini questo genere di controlli sono significativamente inferiori. La verità è che all’estero è più difficile stilare statistiche perché le intercettazioni non le dispongono solo i giudici, come avviene in Italia, ma anche le forze di polizia e i servizi segreti (in Inghilterra addirittura il servizio ambulanze e gli enti locali), con regole diverse da Paese a Paese e spesso senza dover rendere conto a nessuno. Quindi è verosimile che all’estero siano molte di più ma nessuno ne sa niente e nessuno se ne preoccupa.
Verranno a dirvi che all'estero si fanno solo per mafia e terrorismo ma, come detto, oltre i nostri confini la realtà è talmente variegata che è difficile schematizzare quello che succede realmente. A titolo indicativo, comunque, vale sapere che l'Fbi pochi mesi addietro ha intercettato e arrestato il governatore dell'Illinois, Rod Blagojevic, e centinaia di top manager di Wall Street, coinvolti nei mutui subprime.
Verranno a dirvi che all'estero i giornali non le pubblicano. Anche in questo caso è vero il contrario. Infatti, i giornali Usa hanno regolarmente pubblicato le telefonate di Blagojevic & C., compresi i non indagati Jesse Jackson jr. e Rahm Emanuel, braccio destro di Obama (proprio lui, il nuovo presidente), senza che nessuno se ne lamentasse. In Italia, invece, si grida subito allo scandalo, secondo la vecchia abitudine “chiagni e fotti”, cioè manifestare sempre una insoddisfazione per cercare di ottenere un vantaggio, o un privilegio, a scapito degli altri.
Verranno a dirvi che sono lesive della privacy. Potete rispondere che la privacy, in Italia, è già tutelata da un’apposita legge e da un garante e che quindi vi sono già delle regole che garantiscono la riservatezza dei cittadini. Ad ogni modo, se rinunciare ad un pezzetto della nostra riservatezza può restituirci un po’ di sicurezza e legalità in più, ben vengano le intercettazioni.
Verranno a dirvi che costano troppo. È vero, hanno un costo, come tutti i servizi che utilizziamo quotidianamente, le poste, le ferrovie, la sanità, ecc. Per dare un’idea, nel 2007 sono costate 224 milioni di euro. Non so dire se è poco o molto, ma vanno dette due cose. Intanto che si può risparmiare molto tramite l’acquisto delle apparecchiature, perché al momento lo Stato le prende in affitto da privati e quindi paga un canone a tempo, senza contare che lo Stato potrebbe anche imporre tariffe scontate o addirittura gratuite ai gestori di telefonia (un po’ come già accade per le indagini svolte gratuitamente dagli istituti di credito, pur essendo essi soggetti privati). La seconda cosa da dire è che questo servizio non rappresenta un costo senza un ritorno perché, grazie alle intercettazioni, lo Stato recupera svariati miliardi di euro da mafiosi, narcotrafficanti e truffatori vari (ad esempio, due mesi di ascolti a Milano sulle scalate bancarie hanno fatto recuperare 1 miliardo di euro, quattro volte la cifra spesa nel 2007).
Verranno a dirvi che bastano e avanzano gli altri mezzi d'indagine, che i giudici devono tornare ai metodi tradizionali. A parte che sarebbe come dire che i medici devono abbandonare la Tac e tornare allo stetoscopio (voglio dire, sono utili tutt’e due). Sarebbe interessante inoltre capire cosa ne sarebbe stato di tutti i più recenti scandali, emersi proprio grazie alle intercettazioni: Bancopoli, Calciopoli, Vallettopoli, casi Cuffaro, Saccà, Fitto, clinica-horror Santa Rita, Abu Omar e Sismi deviato, Tangentopoli a Firenze, Pescara, Napoli, Potenza. Naturalmente è sempre valido il principio per cui, in uno stato di diritto, tutti gli imputati sono e devono essere considerati innocenti fino alla sentenza definitiva.
Verranno a dirvi, infine, che una riforma sulle intercettazioni serve solo a levarsi dai piedi quegli scocciatori dei magistrati, a coprire gli scandali, a permetterci di vivere fuori e, a volte, a dispetto delle regole e della legge, e che finalmente i media potranno concentrarsi su notizie ben più serie e interessanti, come la misura di reggiseno dell’ultima ospite della Casa più famosa d’Italia. E questa volta, purtroppo, potrete dirgli che hanno ragione.
Verranno a dirvi che fuori dai nostri confini questo genere di controlli sono significativamente inferiori. La verità è che all’estero è più difficile stilare statistiche perché le intercettazioni non le dispongono solo i giudici, come avviene in Italia, ma anche le forze di polizia e i servizi segreti (in Inghilterra addirittura il servizio ambulanze e gli enti locali), con regole diverse da Paese a Paese e spesso senza dover rendere conto a nessuno. Quindi è verosimile che all’estero siano molte di più ma nessuno ne sa niente e nessuno se ne preoccupa.
Verranno a dirvi che all'estero si fanno solo per mafia e terrorismo ma, come detto, oltre i nostri confini la realtà è talmente variegata che è difficile schematizzare quello che succede realmente. A titolo indicativo, comunque, vale sapere che l'Fbi pochi mesi addietro ha intercettato e arrestato il governatore dell'Illinois, Rod Blagojevic, e centinaia di top manager di Wall Street, coinvolti nei mutui subprime.
Verranno a dirvi che all'estero i giornali non le pubblicano. Anche in questo caso è vero il contrario. Infatti, i giornali Usa hanno regolarmente pubblicato le telefonate di Blagojevic & C., compresi i non indagati Jesse Jackson jr. e Rahm Emanuel, braccio destro di Obama (proprio lui, il nuovo presidente), senza che nessuno se ne lamentasse. In Italia, invece, si grida subito allo scandalo, secondo la vecchia abitudine “chiagni e fotti”, cioè manifestare sempre una insoddisfazione per cercare di ottenere un vantaggio, o un privilegio, a scapito degli altri.
Verranno a dirvi che sono lesive della privacy. Potete rispondere che la privacy, in Italia, è già tutelata da un’apposita legge e da un garante e che quindi vi sono già delle regole che garantiscono la riservatezza dei cittadini. Ad ogni modo, se rinunciare ad un pezzetto della nostra riservatezza può restituirci un po’ di sicurezza e legalità in più, ben vengano le intercettazioni.
Verranno a dirvi che costano troppo. È vero, hanno un costo, come tutti i servizi che utilizziamo quotidianamente, le poste, le ferrovie, la sanità, ecc. Per dare un’idea, nel 2007 sono costate 224 milioni di euro. Non so dire se è poco o molto, ma vanno dette due cose. Intanto che si può risparmiare molto tramite l’acquisto delle apparecchiature, perché al momento lo Stato le prende in affitto da privati e quindi paga un canone a tempo, senza contare che lo Stato potrebbe anche imporre tariffe scontate o addirittura gratuite ai gestori di telefonia (un po’ come già accade per le indagini svolte gratuitamente dagli istituti di credito, pur essendo essi soggetti privati). La seconda cosa da dire è che questo servizio non rappresenta un costo senza un ritorno perché, grazie alle intercettazioni, lo Stato recupera svariati miliardi di euro da mafiosi, narcotrafficanti e truffatori vari (ad esempio, due mesi di ascolti a Milano sulle scalate bancarie hanno fatto recuperare 1 miliardo di euro, quattro volte la cifra spesa nel 2007).
Verranno a dirvi che bastano e avanzano gli altri mezzi d'indagine, che i giudici devono tornare ai metodi tradizionali. A parte che sarebbe come dire che i medici devono abbandonare la Tac e tornare allo stetoscopio (voglio dire, sono utili tutt’e due). Sarebbe interessante inoltre capire cosa ne sarebbe stato di tutti i più recenti scandali, emersi proprio grazie alle intercettazioni: Bancopoli, Calciopoli, Vallettopoli, casi Cuffaro, Saccà, Fitto, clinica-horror Santa Rita, Abu Omar e Sismi deviato, Tangentopoli a Firenze, Pescara, Napoli, Potenza. Naturalmente è sempre valido il principio per cui, in uno stato di diritto, tutti gli imputati sono e devono essere considerati innocenti fino alla sentenza definitiva.
Verranno a dirvi, infine, che una riforma sulle intercettazioni serve solo a levarsi dai piedi quegli scocciatori dei magistrati, a coprire gli scandali, a permetterci di vivere fuori e, a volte, a dispetto delle regole e della legge, e che finalmente i media potranno concentrarsi su notizie ben più serie e interessanti, come la misura di reggiseno dell’ultima ospite della Casa più famosa d’Italia. E questa volta, purtroppo, potrete dirgli che hanno ragione.
lunedì 2 marzo 2009
Intervista a Gioacchino Genchi
"Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure. Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano. Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi? Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutto! Dalla prima all'ultima cosa. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno. Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c'entra niente. Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l'atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla. In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino. Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm. Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager. La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro. Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro. Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente! Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità. Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma. Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso! Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."
Pubblicato da
paolo giannuzzi
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