"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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giovedì 16 settembre 2010

Un posto migliore.

E' quasi un mese che non pubblico un post, un testo scritto, intendo, escludo quindi le vignette. La colpa di questo distacco non è stata solo delle vacanze, che pure hanno inciso. Il problema è che è sempre più difficile parlare del mondo che ci circonda, se questo si chiama Italia.
Ho fatto una gita ed ho attraversato posti che non vedevo da almeno dieci anni. Ci si accorge del tempo che passa e delle cose che cambiano, dei distributori di carburante che, con le loro piazzole di sosta ed i loro sevizi, rubano spazio al verde. Non voglio negare che in qualche caso sono utili, ma quello che ho visto mi è parso eccessivo. Per intenderci, sto parlando, ad esempio, del tratto non autostradale che va da Benevento a Caianello. Ci sono luoghi invece dove vengono migliorati i servizi e la viabilità, pur continuando a conservare un buon rapporto con l'ambiente. E parlo, ad esempio, dell'Umbria e della Toscana.
Non è facile commentare i fatti politici degli ultimi tempi, anche se di politica se ne vede davvero poca. Cosa si è fatto ultimamente per i cittadini, a parte far saltare i patti con i sindacati per arricchire i ricchi e impoverire i poveri. E questo, il mondo delle imprese lo chiama mentalità nuova, coraggio. Io credo che non bisogna costringere i lavoratori italiani a rinunciare ai diritti acquisiti in anni di lotte sindacali, fermo restando che tutto si può migliorare. Io credo che invece di portare i lavoratori italiani ai livelli di quelli dell'Europa dell'Est, o della Cina, si dovrebbe fare una moratoria internazionale per portare invece i lavoratori di posti in cui impera lo sfruttamento della manodopera ai livelli dei lavoratori dell'Europa Occidentale. Tutti i lavoratori del mondo dovrebbero avere pari dignità, pari diritti e uguale sicurezza sul lavoro, all'interno di regole condivise a livello internazionale. In questo modo i mercati partirebbero tutti dallo stesso livello di costo della manodopera e si avrebbe la vera concorrenza.
Ma, ripeto, di politica non si parla da molto tempo in Italia, vengono spacciate per notizie politiche la prostituzione, vera o presunta, le case acquistate o vendute, per le quali non si sono spesi soldi pubblici, le chiacchiere da bar che si scambiano i leader di partito. Nulla trapela su provvedimenti improntati per risolvere i problemi dei cittadini, tranne quelli proposti per risolvere i problemi di uno solo e sistematicamente bocciati o ritirati.
E la Chiesa? Anche quella ha le sue gatte da pelare, tra pedofili ed omosessuali, continua a mostrare ritrosia verso una nuova riforma che finalmente spezzi la catena dell'ipocrisia: il matrimonio dei preti. Perché non si propone, non se ne parla neanche, nonostante perfino dagli ambienti interni vi sono molti che sarebbero pienamente daccordo? Senza contare i presunti scandali legati alla corruzione che di tanto in tanto affiorano per scomparire subito dopo.
Non mi piace questo ambiente, vecchio, indebitato, senza futuro. Non mi piace, ma ci devo vivere.
Oggi mio figlio comincia una nuova avventura, le scuole superiori. Non so che mondo erediterà, che prospettive. Gli analisti dicono che sono pessime, io continuo a sforzarmi di essere ottimista. Forza ragazzi, mettetecela tutta, l'Italia vi aspetta, fate in modo che diventi un posto migliore, noi abbiamo miseramente fallito.

mercoledì 19 maggio 2010

Alla ricerca di soluzioni di buon senso

C'è stato un incontro organizzato dai Radicali Italiani sul tema delle energie alternative. Devo dire che vi ho partecipato con entusiasmo e alla fine non me ne sono pentito. In queste cose c'è sempre il rischio di unirsi a uno sterile coro di proteste sponsorizzato dal solito 'Partito del no'. Credo nelle energie rinnovabili, quali l'eolico e il fotovoltaico, così come credo che ci sia bisogno di una regolamentazione, sia per non cedere terreno alle varie mafie, sia perché, per intenderci, non si possono costruire pale eoliche intorno al Colosseo o in prossimità della Valle dei Templi. Quindi pale e pannelli non possono devastare la belleza di alberi di ulivo secolari o altre bellezze paesaggistiche e architettoniche a volte troppo sottovalutate. Io credo che bisogna vedere le pale eoliche alla stregua dei mulini, che tanta poesia sapevano esprimere ma, detto questo, è giusto regolamentare e soprattutto controllare. Qui di seguito il resoconto di Sergio D'Elia, sia della riunione, sia soprattutto del colloquio avuto sul tema con l'assessore regionale Fratoianni.
"Come preannunciato nel corso dell'Assemblea di Martano, ieri mattina, a Bari, io, Annarita Di Giorgio, Vito Lisi e Oronzo Maruccio, abbiamo incontrato Nicola Fratoianni, assessore alla Attuazione del Programma. L'incontro è durato un'oretta e abbiamo discusso di due questioni, il caso della statale 275 e quello della Collina dei fanciulli e delle Ninfe a mo' di esempi della questione più generale della politica energetica regionale e del suo pesantissimo impatto sull'ambiente, il paesaggio e la salute, in particolare nel Salento.
Fratoianni ci ha confermato che nella seconda riunione di Giunta fatta alcuni giorni fa, con all'ordine del giorno proprio la politica energetica regionale, è stato deciso politicamente di passare dalla fase della promozione delle energie rinnovabili a quella della loro regolamentazione secondo criteri più rigorosi a tutela dell'ambiente, del territorio, del paesaggio, incentivando quindi le rinnovabili sviluppate in forme ecocompatibili. Rimane il problema delle centinaia di progetti presentati sulle rinnovabili industriali su cui la Regione non intende fare moratorie o impegnarsi in onerosi e interminabili contenziosi, ma seguire la via progetto per progetto - di più serie (e rispondenti alle norme vigenti) valutazioni di impatto ambientale.
Sulla 275, Fratoianni ha rimandato a un incontro con l'assessore ai trasporti per esaminare nei dettagli tecnici la soluzione dopo la sentenza del Consiglio di Stato, incontro al quale si è impegnato a far partecipare Vito Lisi, presidente del Comitato 275.
Per quanto riguarda la Collina dei fanciulli e delle Ninfe e i suoi tre impianti di mega-eolico, dopo la sentenza negativa del Consiglio di Stato relativa all'impianto di Monte San Giovanni (su cui dobbiamo tentare anche la via del ricorso alla giustizia europea), abbiamo chiesto alla Regione quantomeno di ritirare l'appello presentato dalla sola Regione al Consiglio di Stato contro la sospensiva decisa dal Tar di Lecce sull'impianto di Palmariggi (il terzo impianto, quello di Minervino è ancora in fase di valutazione di impatto ambientale). Fratoianni si è impegnato a verificare la fattibilità di questa proposta-segnale politico. In generale, su questo come su altri casi analoghi, l'incontro si è risolto con la indicazione di incontri a tempi brevi con gli assessori competenti (Ambiente, Territorio)
Questo quanto. Aspettiamo (senza rimanere inerti) gli incontri su indicati. Un abbraccio, Sergio

martedì 22 dicembre 2009

A Copenhagen è stato commesso un crimine. ma non è finita.

Ricevo una mail da Greenpeace, firmata da Kumi Naidoo, Direttore esecutivo, che pubblico volentieri, in quanto testimonanza attendibile rispetto alle versioni ufficiali, di ciò che è accaduto a Copenhagen. Buona lettura!
Come le decine di migliaia di attivisti attorno al globo che hanno lavorato in modo così duro perché da Copenhagen uscisse un trattato equo, ambizioso e legalmente vincolante, ho sperato fino all´ultimo che i nostri leader avrebbero agito, raggiungendo un accordo sul clima sufficiente a evitare la catastrofe climatica. Ma la realtà è stata diversa. Nonostante il mandato ricevuto dai cittadini di tutto il mondo, e più di un centinaio di capi di governo arrivati a Copenhagen, il battibecco continua. I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato a termine il loro compito. Il risultato non è equo, né ambizioso e legalmente vincolante. Oggi, i potenti della Terra hanno fallito l´obiettivo di impedire cambiamenti climatici disastrosi. La città di Copenhagen è la scena di un crimine climatico, con i colpevoli che scappano verso l´aeroporto, coperti di vergogna. I leader mondiali hanno avuto un´occasione unica per cambiare il pianeta in meglio, evitando i cambiamenti climatici. Alla fine hanno prodotto un accordo debole, pieno di lacune abbastanza grandi da farci passare attraverso tutto l´Air Force One. Ma non è finita. I cittadini di tutto il mondo chiedevano un vero accordo prima che il Summit iniziasse, e continuano a chiederlo. Possiamo ancora salvare centinaia di milioni di persone dalle devastazioni di un mondo sempre più caldo: ma è solo diventato molto più difficile. La società civile, la maggior parte della quale è stata chiusa fuori nei giorni finali di questo Summit sul clima, ora deve raddoppiare i propri sforzi. Ciascuno di noi deve costringere i propri leader ad agire. Dobbiamo portare la lotta per impedire la catastrofe climatica a ogni livello politico: locale, regionale, nazionale e internazionale. E lo stesso per le stanze dei consigli di amministrazione e le strade principali delle nostre città. O lavoreremo per un cambiamento effettivo della nostra società o soffriremo le conseguenze di questo fallimento. Come insulto finale, poi, tre attivisti di Greenpeace entrati nel Palazzo Reale danese, nel corso della cena ufficiale dei capi di Stato, aprendo un banner con la richiesta di una vera azione per il clima, sono stati spediti in prigione per tre settimane. Si tratta dei leader sbagliati. I veri leader mondiali che hanno provato ad agire realmente sono ora in cella, mentre i presunti leader hanno abbandonato la scena.

giovedì 10 dicembre 2009

Ancora Greenpeace, da Roma a Copenaghen

Ancora una mail ricevuta da Greenpeace. Ve la propongo come atto di sensibilizzazione al problema del clima e al vertice di Copenaghen in corso.
Ciao paolo,
Questa notte abbiamo “conquistato” il Colosseo. Otto attivisti sono saliti sul monumento simbolo di Roma e hanno aperto uno striscione di 300 metri quadrati: "COPENHAGEN, ACCORDO STORICO ADESSO. Make history NOW!". Ai piedi del Colosseo cinquanta volontari hanno composto con i loro corpi la scritta umana "Act now". A Copenhagen qualsiasi accordo genericamente politico – e non legalmente vincolante – o che voglia dilazionare nel tempo gli impegni è un modo per sprecare un'occasione storica. A incontrare gli attivisti in azione al Colosseo è arrivato anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha appoggiato la protesta, chiedendo al Governo italiano di essere forza trainante per l’accordo sul clima. Ci auguriamo che un simile appello, in arrivo da un esponente della stessa maggioranza, sia di stimolo perché Berlusconi abbandoni l’atteggiamento di retroguardia sia in sede europea che a Copenhagen. Non è troppo tardi! Ma è necessario che i Paesi industrializzati siano i primi a fare il primo passo impegnandosi a ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 40% al 2020, e garantendo risorse finanziarie pari a 110 miliardi di euro all'anno per fronteggiare i cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo. Il nostro rapporto Energy [R]evolution mostra che ce la possiamo fare. Anche se qualcuno prova a intimidirci. Oggi, infatti, il Financial Times ha pubblicato in esclusiva la notizia che Enel ha chiesto a Greenpeace 1.600.000 euro di danni per le azioni di protesta dei nostri attivisti presso le centrali a carbone. Se Enel pensa di imbavagliarci, otterrà il risultato opposto.

lunedì 7 dicembre 2009

Copenagen, vertice sull'ambiente, Roma, fori imperiali.

Vi propongo un articolo che ho ricevuto per mail da Greenpeace, riguardante il vertice per l'ambiente che comincia oggi a Copenagen. Buona lettura!
Greenpeace ha posizionato stamattina una statua di ghiaccio, raffigurante il Presidente del Consiglio, al fianco delle statue dei grandi imperatori del passato nei Fori Imperiali a Roma. La statua è un omaggio per la decisione di partecipare ai lavori del vertice delle Nazioni Unite sul clima di Copenhagen. Ma il suo ghiaccio si scioglie al sole – come quello dei poli a causa del riscaldamento globale – per effetto dell’inconsistenza della posizione italiana su un tema così importante come quello dei cambiamenti climatici. La statua di ghiaccio dovrebbe sciogliersi in circa quattro giorni, esattamente all’apertura del vertice di Copenhagen, il prossimo 7 dicembre. Andare a Copenhagen è sicuramente una decisione positiva da parte di Berlusconi: tuttavia, oltre a partecipare alle ‘vetrine’ internazionali, occorrerebbe perseguire politiche coerenti qui in Italia, politiche che al momento non vediamo. Sul clima, il Presdiente del Consiglio italiano rischia di essere dunque un leader che si scioglie. Per l’occasione Greenpeace diffonde oggi il rapporto“Energy [R]evolution – Uno scenario energetico sostenibile per l’Italia”, il primo studio che mostra i potenziali di crescita delle fonti rinnovabili in Italia. Secondo il rapporto, le fonti rinnovabili saranno in grado di coprire circa il 60% della domanda di energia primaria del Paese, riducendo le emissioni di gas serra del 71% al 2050, rispetto ai livelli del 1990. L’Italia continua, invece, in una folle politica di ritorno al nucleare e al carbone che impedirà di centrare gli obiettivi internazionali ed europei di riduzione delle emissioni di gas serra. Cosa che esporrà il Paese a nuove sanzioni, con costi per lo Stato e per i contribuenti.

lunedì 16 novembre 2009

Se i volgari inceneritori diventano termovalorizzatori fanno meno paura.

Il Termoutilizzatore di Brescia, un mega impianto da 800.000 tonnellate l'anno, produce un decimo dell'energia erogata da una normale centrale turbogas. Di contro, il suo costo impiantistico per MegaWatt è cinque/sei volte tanto. Solo il 20% del potere calorifico presente nei rifiuti viene recuperato, contro il 55% di una centrale turbogas. Per di più, i vantaggi derivanti dalla poca energia ricavata, 570 milioni di chilowatt ora - ma le centrali si sfidano a colpi di GigaWatt - vengono annullati dallo spreco di materiali preziosi. Nella fattispecie, ogni anno vanno in fumo 5 o 6.000 tonnellate di ferro, 6.000 tonnellate di alluminio e centinaia di tonnellate di rame. Peccato che i minerali e i giacimenti fossili disponibili nella crosta terrestre non siano eterni, ma soprattutto abbiano tempi di formazione che vanno oltre la durata della vita umana. Quindi, per evitare di compromettere le riserve minerarie e fossili disponibili, dobbiamo riciclare, non incenerire. Qui casca l'asino. I Termoutilizzatori sono investimenti fruttuosi. Mentre le direttive che arrivano dall'Europa, della quale siamo diversamente membri, considerano energia rinnovabile solo la parte organica dei rifiuti, ovvero gli scarti vegetali, da noi l'energia prodotta dai rifiuti viene considerata tutta rinnovabile, alla stregua del solare, dell'eolico, dell'idroelettrico e del geotermico. Attraverso questo giochetto, una specie di Lodo Alfano della spazzatura, gli inceneritori beneficiano dei cosiddetti CIP6, finanziati estorcendo un sovrapprezzo del 7% sulle nostre bollette elettriche. Per l'impianto di Brescia, nel 2006 ASM Spa ha ricevuto contributi per oltre 71 milioni di euro. Più si termoutilizza, più si guadagna. Per termoutilizzare, però, ci vuole la materia prima: i rifiuti solidi urbani (RSU). Perché l'investimento renda al massimo, è necessario trovare circa 800.000 tonnellate di munnezza l'anno. A Brescia cercano disperatamente di buttare qualsiasi cosa, anche oggetti nuovi, ma in tutta la provincia, in base al Rapporto Termoutilizzatore 2006/2007, non raggranellano che la metà della spazzatura necessaria. Il resto bisogna importarla. Ecco perchè riciclare non conviene: un aumento di efficienza della raccolta differenziata diminuirebbe la pur già esigua disponibilità di rifiuti da bruciacchiare. Più riciclaggio = meno dividendi alla fine dell'anno. Poco importa se nel latte di alcune aziende nei dintorni della città si è recentemente scoperta una presenza di diossine fuori norma. Chissenefrega se si nota un’elevatissima incidenza di tumori al fegato. Il Registro Tumori dell'ASL tranquillizza tutti: è colpa dell'abuso di alcolici. Se lo dice il Registro Tumori dell'ASL, finanziato da tale Ing. Renzo Capra il quale è anche Presidente di ASM nonchè Presidente del Consiglio di Sorveglianza di A2A - nella quale l'ASM è confluita - allora a Brescia si possono dormire sonni tranquilli. Direi tra due guanciali. Anzi, visto che le nanopolveri possono percorrere anche 300Km prima di depositarsi, vorrei lanciare un monito ai lombardi tutti: respirate a pieni polmoni, l'importante è non esagerare con i grappini! A titolo di informazione, in Lombardia ci sono 13 impianti che fanno l'aerosol ai padani, e che tra l'altro non contribuiscono che per il 2% al fabbisogno energetico nazionale. Ora si spiega perchè Bossi è un po' iperteso. Ma il meglio deve ancora venire! Nel 2006 il WTERT– Waste to Energy Research and Technology Council 2006 (Il Consiglio per la Ricerca e la Tecnologia della Termovalorizzazione) ha conferito al termoutilizzatore di Brescia il premio 'Industry Award 2006' per il miglior impianto di termovalorizzatore al mondo. Il WTERT, della Columbia University, annovera la Martin GmbH tra gli Sponsors and Supporting organizatons. Indovinate chi figura tra i costruttori dell'inceneritore premiato? Bravi, avete vinto una fialetta di nanoparticelle da inalarvi per aerosol nel caso abbiate bevuto un goccio di troppo.

venerdì 11 settembre 2009

La salute dell' ambiente

C'è un articolo su Doctornews, che mi ha colpito e quindi ve lo propongo, sperando che possa colpire anche voi come ha colpito me.
"I cambiamenti climatici minano la salute della popolazione mondiale. E i medici, gli scienziati e i ricercatori italiani devono fare in modo che la loro opinione sull'argomento venga sentita e recepita. E' la convinzione dell'Associazione medici per l'ambiente-Isde Italia che ha lanciato un appello, che sarà presentato alla conferenza delle Nazioni Unite sui mutamenti climatici, prevista a Copenaghen a dicembre. "In quella sede gli Stati dovranno giungere a un'intesa su un accordo internazionale post-Kyoto. Per avere un ruolo nell'incidere su questo accordo, abbiamo preso contatti con gli organizzatori. Ci è stato detto che sarà molto utile il nostro contributo, se ampiamente condiviso, alle discussioni che si terranno", spiegano Roberto Romizi, presidente Isde Italia, e Antonio Faggioli, della Giunta esecutiva dell'associazione, nella mail che invita i medici all'adesione. Nell'appello, medici, ricercatori e scienziati esprimono la volontà di indirizzare i Governi verso politiche più rispettose dell'ambiente indicando, nero su bianco, principi, obiettivi e contenuti.
I camici bianchi, inoltre, si impegnano a sostenere e promuovere l'educazione dei cittadini a stili di vita individuali e collettivi sostenibili. E anche a proporsi come collaboratori di decisori e politici perché la salute sia obiettivo di tutte le politiche; le autorità sanitarie assicurino l'informazione e la comunicazione sullo stato dell'ambiente e sui rischi per la salute; la salute prevalga sulle scelte economiche; sia potenziata la ricerca sui rapporti tra salute, cambiamenti climatici e problemi ambientali; ogni livello di governo si assuma le responsabilità di promuovere la salubrità dell'ambiente. I medici sottoscrivono anche l'impegno a: considerare l'ambiente una risorsa per conservare e migliorare la salute; ricorrere a un approccio basato sulla promozione dell'ambiente e della salute, sulla prevenzione primaria delle patologie di origine ambientale e sul principio di precauzione, in conformità al Programma 2001-2010 dell'UE in materia di ambiente e all'art. 174 del Trattato europeo; valutare preventivamente l'impatto sull'ambiente e sulla salute degli effetti di qualsiasi nuovo programma o tecnologia o azione di sviluppo economico; operare in stretto rapporto di coordinamento e integrazione con le Istituzioni preposte alla promozione e protezione dell'ambiente e della salute."
Mi sembra ambizioso, e per questo non mi aspetto granché, ma mi auguro che almeno un pensierino su questo documento venga speso.

mercoledì 5 agosto 2009

L'inarrestabile corsa verso l'autodistruzione.

E' accaduto, nel paese dove io vivo abitualmente, che il sindaco ha fatto abbattere gli alberi di un viale, rendendo spoglio un paesaggio che prima permetteva una fresca passeggiata, al riparo soprattutto dalla calura estiva. Ma quali erano i termini della questione e perchè riporto in questo blog un fatto locale di cui apparentemente non importa a nessuno? Mi spiego.
Uno dei predecessori dell'attuale sindaco aveva fatto piantare quegli alberi, omettendo di fare degli studi di fattibilità. Aveva comperato gli alberi che gli erano stati proposti, non so se fossero quelli economicamente più convenienti, ma sta di fatto che, già allora, qualcuno osò ribattere che forse la scelta non era stata delle più appropriate. Tant'è. Dopo una diecina di anni le proteste hanno cominciato a riempire la scrivania dell'attuale sindaco perchè le radici degli alberi in questione avevano sollevato le mattonelle del marciapiede, che era divenuto ormai, oltre che non più passeggiabile, neanche tanto più sicuro, soprattutto per i soggetti anziani, o malfermi, per non parlare degli invalidi con le carrozzelle. Ma la cosa che più di tutte ha fatto scattare la protesta è stata l'attacco alle strutture murarie della case che si affacciavano sul viale, con compromissione della tenuta nei confronti dell'umidità. Così, l'attuale sindaco pressato da queste nuove esigenze, del tutto prevedibili allora, se si fosse fatto uno studio serio, è stato costretto a far abbattere gli alberi e a ripensare tutto l'arredo urbano.
La stessa cosa sta accadendo, a mio avviso, con l'affare delle centrali nucleari, di prossima installazione in Italia, da parte dell'attuale esecutivo. Ci hanno detto che sono utili a trasformare il nostro in un Paese moderno, dopo che uno scellerato referendum ci ha lasciato fermi con il progresso. Ci hanno detto che l'energia ci costerà meno, che le centrali sono sicure e tante altre cose che a sentirli verrebbe voglia di farsele installare in casa. Ma siccome il nostro presidente del consiglio è un noto bugiardo, io non mi fido e sono andato ad informarmi. Ho scoperto che in Germania nei periodi di buco delle centrali ferme per manutenzione non si risparmia praticamente nulla in quanto a costi per l'energia, altrettanto dicasi per il Belgio dove l'utilizzo di energia nucleare è significativamente importante rispetto ad altre fonti. Riguardo alla sicurezza l'Italia è un Paese ad alto rischio sismico, ci dicono lor signori dove le andranno ad installare? Riguardo ai costi non è vero che sono bassi, senza contare che l'uranio nel pianeta non è infinito e presto avremo seri problemi di approvvigionamento. Infine le scorie. Ci vogliono dire, per favore, i siti in cui verranno smaltite o dobbiamo aspettare che si crei una nuova emergenza rifiuti dagli scernari da Day After? Non ci hanno detto nulla, abbiamo solo capito che sarà un affare, come al solito per pochi a danno di molti e che, cosa peggiore di tutte, stiamo rischiando seriamente di perdere un nuovo treno, e questo è quello buono, per essere davvero moderni. Quello del rinnovabile, di cui l'Italia potrebbe essere non un semplice produttore, ma un esportatore. Rischi zero, carburante infinito e nessuna scoria da smaltire. Ma questo forse è troppo semplice e soprattutto poco remunerativo per un Paese ormai orientato e determinato verso l'autodistruzione.

giovedì 2 luglio 2009

La corsa virtuosa intrapresa per l'ambiente

Trent'anni fa le superpotenze mondiali si sfidavano per tentare di vincere la corsa allo spazio. Oggi, in una crisi ambientale terribile, si sfidano per il ruolo di leader nell’ecologia. Una corsa che per primo ha intrapreso il Parlamento di Bruxelles, ratificando il protocollo di Kyoto in toto (gli Stati Uniti solo in parte e la Cina per niente) e poi con il famoso accordo del 20-20-20 contestato da più parti. I punti che però svantaggiano l’Europa riguardano le diversità di politiche e di tecnologie disponibili tra i vari Paesi. Mentre ci sono alcune nazioni con un ritmo di crescita ecologica impressionante (vedi Germania, Danimarca, Francia e Gran Bretagna), le quali già da anni hanno intrapreso il cammino delle rinnovabili, ci sono anche altri Paesi (come la Romania, la Polonia ed in generale tutto l’Est Europa) che vanno avanti ancora con il carbone, e che le energie rinnovabili non sanno nemmeno cosa siano.
La situazione europea quindi non è rosea, ma ha buone potenzialità. Al contrario, Cina e Stati Uniti hanno il vantaggio di essere più unite, quello che il Governo decide si fa, e quindi se si decide di intraprendere il cammino ecologico, lo si fa tutti insieme. La Cina, il Paese più inquinante del mondo, ha investito più di tutti nel rinnovabile, circa 220 miliardi di dollari, e cioè il 40% dei fondi stanziati dal Governo per uscire dalla crisi. Il colosso cinese ha dalla sua parte l’ambizione di costruire le centrali elettriche ad energia pulita più grandi del mondo, e si sta ponendo in un ruolo leader nell’esportazione delle turbine eoliche. Molto importante anche l’investimento nell’industria dell’automobile, la quale approfittando del fallimento della General Motors ha rilevato il comparto del Suv, ma soltanto in maniera marginale. Il vero cuore dell’industria automobilistica cinese del futuro saranno le auto ibride ed elettriche, che stanno ricevendo finanziamenti a pioggia.
Ma su questo non vuol essere di meno Obama, che per salvare la Chrysler l’ha obbligata a firmare l’accordo con la Fiat per produrre macchine meno inquinanti, e facendo fallire la General Motors darà vita ad un’altra industria automobilistica più piccola ma che punterà esclusivamente sull’ibrido e sul rinnovabile. In quanto a finanziamenti, anche qui siamo a livelli enormi di esposizione economica, 112 miliardi, cifre che l’Unione Europea non si può permettere, le quali andranno a potenziare soprattutto l’industria eolica, la quale al momento produce più energia di tutto il mondo (+ 8.300 watt solo negli ultimi 12 mesi) e che, vedendosi minacciata dagli assalti cinesi, sarà portata ad aumentare ulteriormente la sua produzione.
Cina e Stati Uniti fanno una gara a sè, a suon di miliardi, per la riconversione dell'energia, mentre l’Europa gareggia sul piano delle emissioni, finora le più basse al mondo. Nel mezzo vi è l'Italia che ha avviato la riconversione prima con gli incentivi sul fotovoltaico, ora con quelli sull'eolico, ma dall'altra parte ancora vaneggia di inceneritori, discariche e centrali nucleari, in una terra dove basta un nulla per far esplodere una cisterna di gas in una stazione ferroviaria.

giovedì 25 giugno 2009

La morte definitiva dei sacchetti di plastica.

Una norma dell'Unione Europea ha stabilito che i sacchetti di plastica saranno vietati a partire dal 31 dicembre del 2009 ma, grazie al decreto milleproroghe approvato ieri dal consiglio dei ministri, questa data viene spostata al 1° gennaio del 2010 e la scelta di “ammazzare” il sacchetto di plastica, per il momento, è lasciata alla coscienza ecologica e alle valutazioni di convenienza delle singole catene commerciali. Anche perché la borsa di plastica non è un accessorio, ma un comportamento. Interiorizzato al punto che in Italia siamo arrivati a consumare 2 miliardi di sacchetti al mese, 400 a testa in un anno, un quarto di quelli che si producono in Europa. E, secondo le stime degli ecologisti, per fabbricare 200mila tonnellate di shoppers di plastica, in un anno si impiegano circa 430mila tonnellate di petrolio, pari al consumo di 160mila automobili che percorrono 30mila km. Se stendessimo le buste di plastica per terra, ogni anno potremmo ricoprirci per intero la Val d'Aosta. In media, ogni cittadino italiano usa annualmente 30 kg di sacchetti di plastica e tale abuso, fa di quest'oggetto il più più rappresentato nelle nostre case, utile per pochi minuti, ma che poi diventa il rifiuto più diffuso nei nostri mari (dove il 90% della spazzatura galleggiante è costituito da plastica), sulle nostre spiagge, nei nostri parchi e sui nostri monti. Può durare fino a 200 anni (anche 400 nel deserto) prima di scomporsi in particelle tossiche sempre più piccole, che è dimostrato siano già entrate nella catena alimentare dell’uomo e c’è da rabbrividire se si considera che solo meno di 3 sacchetti su 10 vengono riciclati, in altre parole il 96% della plastica prodotta a livello mondiale non viene riutilizzato.
Intanto dall'Irlanda alla Danimarca, alla Germania, è stata adottata una mini-tassa sulle buste in plastica. I francesi di Auchan sono stati tra i primi a combattere l'inquinamento dalla plastica, seguiti dagli italiani. La Coop scommette sullo scrupolo di coscienza “verde” dei suoi clienti. Crai, Esselunga, Despar offrono già alternative riciclabili o riutilizzabili allo shopper di plastica, ma stanno ancora valutando se decretare l'ostracismo definitivo di quelle tradizionali. Carrefour e Conad, invece, in assenza di obblighi precisi di legge, continueranno a lasciare al consumatore la scelta. E ancora: dal 29 maggio i sacchetti di plastica sono vietati in tutti i 98 punti vendita di Unicoop a Firenze.
In Cina, dove il divieto di usare i sacchetti di plastica esiste già da un anno, il conto del risparmio energetico è davvero positivo: risparmiati 1,6 milioni di tonnellate di petrolio e salvati dall’uso 40 miliardi di sacchetti. Il loro consumo è crollato di 2/3 rispetto a un anno fa. Il prossimo passo, sarà donare gratuitamente borsine di stoffa ai cittadini. Ma c’è chi afferma che le sacche di stoffa, seppur resistenti ed ecologiche, non sarebbero igieniche, anzi addirittura dannose per la salute.In Italia, nell’attesa che le buste di plastica muoiano di inedia per progressivo abbandono da parte dei consumatori coscienti, ci sono alcuni consigli per “riciclarle”: conservarle e portarle con sé a ogni spesa; se decidiamo di gettarle, buttiamole negli appositi contenitori per il riciclo; le sportine possiamo utilizzarle per avvolgere e coprire oggetti conservati in cantina o in valigia, o ancora per proteggere flaconcini e creme; in spiaggia, per conservare il costume bagnato per non inumidire il resto della roba; tagliandole possono diventare anche grembiuli o top per gli amanti della pittura; infine, possono essere usate per mantenere il pane fresco e fragrante.

venerdì 8 maggio 2009

La preistoria prossima ventura.

Anni fa commentavo con un amico l'ennesimo disastro ambientale e riflettevo sulla necessità di risolvere il conflitto che l'uomo ha con l'ambiente, se si voleva realmente porre un freno alla crisi economica imminente, che già da qualche anno lanciava le sue prime avvisaglie. Consideravo che le finanziarie erano inutili, così come lo erano i fondi destinati a risollevare le sorti del mezzogiorno o a politiche di aiuto alle fasce sociali più deboli, o infine quelli destinati a recuperare un debito pubblico disastroso. Nulla poteva avere effetto se non si fosse messo mano ad una seria politica di risanamento ambientale, perchè ad intervalli regolari i governi dovevano farsi carico di disastri che, oltre a causare vittime innocenti, costringevano e costringono tutt'ora a spese extra. Senza contare, ma questo lo aggiungo oggi, dopo aver acquisito nuovi dati sulle possibilità che abbiamo di andare incontro alle esigenze dell'ambiente, senza contare, dicevo, che le politiche pro-ambiente portano risparmio energetico, di risorse in generale e nuovi posti di lavoro. A proposito, poi, del risparmio delle risorse, bisogna capire che queste non sono infinite. Proprio ieri sera mi trovavo a parlare con il rappresentante di una ditta che produce depuratori domestici di acqua. Il tecnico mi spiegava che l'acqua depurata va a finire in un deposito di dieci litri, quando quel deposito si consuma, bisogna aspettare dai cinque ai dieci minuti, perchè il filtraggio è lento, prima di poter usufruire di nuova acqua depurata. Ora immaginiamo il pianeta Terra, con risorse limitate, in cui i suoi abitanti consumano più di quello che la natura riesce a produrre. Ad un certo punto le risorse finiranno e bisognerà aspettare chissà quanti anni prima di poter attingere ad altre risorse. Mi chiedevo cosa accadrà in quel periodo di pausa biologica del pianeta. Saremo tutti poveri, anche i ricchi. Ci sarà una guerra tra poveri per l'accaparramento delle poche risorse disponibili. Non ci saranno più nè Re, nè servitori. Finchè lentamente si abbasserà il livello tecnologico e torneremo, tutti i pochi abitanti rimasti, a consumare come i primitivi, in attesa della nuova linfa. Uno studio scientifico accreditato ha appurato che un pianeta non basta più per soddissfare il livello di consumo delle risorse dei suoi abitanti, quindi ci stiamo avviando verso il punto del non ritorno. La strada maestra è rappresnetata intanto dalle piccole cose, come utilizzare pannolini pluriuso, riciclare quanti più rifiuti possibili fino, magari, ad arrivare ai rifiuti zero e quindi, in quest'ottica, consumare prodotti alla spina senza in consumo di bottiglie (e mi riferisco soprattutto al latte). Per queste cose possono fare molto i sindaci, anche attraverso convenzioni con i grandi magazzini locali. Viaggiare meno con i mezzi privati e cercare fin dove è possibile di usufruire di mezzi pubblici. Ridurre i percorsi. In una livello più avanzato, si dovrebbe abbassare il consumo di energia da fonti non rinnovabili e ampliare l'utilizzo di fonti rinnovabili, sole e vento, senza dimenticare una più generale riduzione del consumo di energia. Queste ed altre cose si possono fare e si devono cominciare a fare da subito, pena la tragedia di una guerra tra poveri prossima ventura e il ritorno molto probabile ad un'era evolutiva precedente.

martedì 24 marzo 2009

Quando Salento fa rima con inquinamento.

Finalmente anche la provincia di Lecce ha il suo ecomostro, ben inquinante, proprio al centro del proprio territorio e precisamente nel comprensorio del Comune di Maglie. Per la verità eravamo un po’ invidiosi della centrale di Cerano, vicina a Brindisi e dell’Ilva di Taranto, ci prendevano in giro, e “noi abbiamo più tumori di voi” e così via discorrendo.
Ricordo che da ragazzo ci raccontavano che al nord c’era più inquinamento, c’erano le industrie, si respirava male. Mentre qui da noi l’aria era buona. Certo, dovevamo rinunciare a qualcosa, ma almeno l’aria era buona. Ora, crescendo, abbiamo scoperto che l’aria, al sud, è buona perché nessuno fa i controlli. Così, alla prima verifica, si scopre che in provincia dei Lecce ci sono allevamenti con la diossina nel latte e che la colpa sarebbe di un inceneritore, gestito dalla Copersalento. L’impianto è stato chiuso per qualche giorno il 13 marzo scorso, in quanto i valori accertati dall’ARPA erano superiori di 8 volte, rispetto a quelli massimi ammessi per legge.
Nel luglio scorso, l'Arpa aveva riscontrato che la tossicità delle diossine prodotte era 420 volte superiore al limite. In quella occasione Provincia di Lecce, Comune di Maglie e Arpa ribadirono la necessità di avere da parte dell' azienda un piano operativo che avrebbe consentito di svolgere i controlli sulle emissioni così da assicurare i cittadini circa l'impatto ambientale sull'attività aziendale. Nel frattempo la Provincia aveva vietato alla Copersalento la prosecuzione dell'attività con l'utilizzo del "Cdr" (combustibile da rifiuto). L'azienda si era impegnata all'utilizzo esclusivo di cippato di legno vergine e in parte di nocciolino di sansa. Nonostante ciò, dopo le analisi effettuate, così come richiesto dalla Provincia, il valore accertato dall'Arpa, relativo alla presenza delle diossine nell'aria, in questi giorni era otto volte superiore a quello massimo previsto per legge.
Il Sindaco di Maglie ha avviato un procedimento amministrativo finalizzato all'emissione di un'ordinanza di immediata sospensione dell'attività di recupero di energia in regime di procedura semplificata della Copersalento, ma nel frattempo è già partito il dibattito politico, con il solito balletto dello scambio di accuse e scarico delle responsabilità. Altrettanto ozioso e odiato è il balletto degli esperti sulla reale nocività dei quantitativi di diossina rilevati nei fumi della Copersalento e negli animali. Secondo alcune dichiarazioni rilasciate dal professore Assennato, direttore dell'Arpa, non si tratterebbe di dosi tanto significative da incidere sulla salute umana. Non è dello stesso parere il presidente della commissione ambiente della Provincia, Nicolino Sticchi, il quale ricorda che sono ritenuti sopportabili da uno a quattro picogrammi per chilo di massa corporea e che la diossina ha la caratteristica di accumularsi e restare per anni nell'organismo.
Nel mezzo ci sono i cittadini che sanno che dei politici non ci si può fidare, soprattutto se sono in campagna elettorale. Quindi le associazioni del territorio stano affilando le armi consci del fatto che, ovunque sia la responsabilità di questo disastro, il riconoscimento dei propri diritti non sarà per niente automatico.

venerdì 20 febbraio 2009

Lettera aperta al Sindaco

Egregio signor Sindaco,
Le scrivo per chiederle di avviare le procedure che portino a far installare, all’ingresso della nostra cittadina, il cartello “Comune denuclearizzato”.
Questa richiesta potrebbe apparire l’inutile formalizzazione di un sentimento neanche più tanto diffuso nella popolazione. D’altra parte vi è una martellante propaganda sui media nazionali, favorevole al nucleare, accompagnata dal silenzio pressocché generale dei cittadini e delle associazioni impegnate nei vari settori di rappresentanza.
Nel mio piccolo, però, io continuo a credere che la gente le centrali nucleari non le voglia e non solo perché oltre vent’anni fa c’è stato un referendum stravinto dal fronte del no. Quel referendum ormai non ha più valore, bisognerebbe farne un altro. Io credo, invece, che la gente sia contraria perché anche quelli che si dichiarano favorevoli non vorrebbero una centrale nucleare “nel proprio giardino”.
L’efficacia delle centrali nucleari è stata poi molto ridimensionata dal premio nobel per la fisica, Carlo Rubbia, un uomo costretto dai politici nazionali ad emigrare in Spagna per poter portare avanti le sue ricerche sullo sfruttamento dell’energia solare. Pensi che per avere un quantitativo di energia nucleare, pari al 30% di quella necessaria al fabbisogno nazionale, bisognerebbe costruire almeno 20 centrali in tutta Italia, una per ogni regione. Bisognerebbe chiedere finanziamenti alle banche con l’ipotesi di farli rientrare non prima di 40-50 anni. Bisognerebbe infine smaltire le scorie, che non è una questione da poco se si pensa al problema che è diventato lo smaltimento dei rifiuti in Italia. Senza contare che l’Italia è una nazione ad alto rischio sismico, per cui i siti idonei saranno quelli, come il Salento, che presentano una probabilità molto remota che vi si possa verificare un terremoto.
Allora, signor sindaco, dichiariamoci contrari, cominciamo noi. Poi quest’idea si può portare in sede di Grecìa Salentina, si può gettare un seme nella Provincia, nel Grande Salento e nella Regione. Già, anche nella Regione. Sono sicuro che anche lì troverà persone che comprenderanno il messaggio, visto che l’attuale governatore ha pubblicamente dichiarato che, per quel che riguarda l’energia, la Puglia ha già dato e semmai è in credito, non in debito.
Godiamoci senza paure la presenza delle pale eoliche, anche se a tratti impediscono di allungare la vista verso il mare. Promuova l’installazione dei pannelli solari sulle terrazze delle nostre abitazioni. Il sole e il vento, da queste parti, li conosciamo bene.
E soprattutto, signor sindaco, la prego, avvii le procedure per la installazione del cartello “Comune denuclearizzato”. Sarebbe il miglior biglietto da visita per turisti ed avventori. (pubblicato su "Corte Grande, periodico di informazione martanese, a distribuzione gratuita, anno IV, n. 33, giugno 2008)

domenica 15 febbraio 2009

Pannolini, chi l’avrebbe mai detto …!

I comunissimi pannolini usa e getta per bambini sono costituiti in gran parte da materiale plastico ed inquinano pesantemente l'ambiente già dalla loro produzione. Infatti, recenti dati sul consumo mondiale di materie prime rivelano che per produrre 18 miliardi di pannolini di plastica si utilizzano ben 3,5 miliardi di galloni di olio, 82.000 tonnellate di plastica e 1,3 milioni di tonnellate di polpa di legno. La produzione, poi, elimina nell’acqua solventi, metalli pesanti, polimeri, diossine e furani. Vengono abitualmente sbiancati con il cloro. Infine, una volta prodotti ed utilizzati, necessitano di circa 500 (!) anni per decomporsi.
Il Regno Unito spende ogni anno 893 milioni di euro per acquistare pannolini usa e getta, più 60 mln per smaltirli in discarica o incenerirli. Secondo una ricerca dell'Università di Kiel (Germania) vengono impiegati, annualmente, per ogni bimbo, 28 metri cubi d'acqua di scarico, 208 chilogrammi di materie prime non rinnovabili, 361 chilogrammi di materie prime rinnovabili ed una superficie di terreno pari a 29.500-32.300 ettari; 8.900 megajoule se ne vanno invece in energia.
Ogni giorno in Italia si usano almeno sei milioni di pannolini usa e getta che, in un anno, significa 2 miliardi e 190 milioni di pannolini di plastica. Il "contributo" da parte dei singoli bambini (forse sarebbe più opportuno dire dei loro genitori) è di circa 1 tonnellata al compimento del terzo anno (circa 4500-5000 pannolini). Bisogna anche prendere in considerazione il rischio igienico legato allo smaltimento di questo tipo di rifiuti, dato che quasi nessuno segue la regola di pulire il pannolino dal suo contenuto solido prima di gettarlo (forse perché questo sensato consiglio ridurrebbe di molto la comodità dell'usa e getta). L’accumulo di rifiuti organici (urine e feci) in situazioni spesso non predisposte al loro smaltimento crea forti rischi di contaminazione.
I pannolini "usa e getta" rappresentano una manna solo per chi li produce e per chi gestisce discariche ed inceneritori, ma non lo sono di certo per la nostra salute, l'ambiente e le nostre tasche. Ma l'alternativa è possibile.
Esistono infatti in commercio, nel silenzio generale dei mezzi di informazione, i pannolini riutilizzabili. Questi ultimi, infatti, sono migliorati drasticamente negli ultimi anni, e sono molto meno costosi per i genitori di quelli usa e getta. Ma molti non ne sono ancora consapevoli. Proviamo a fornire due cifre (ancora!!!).
L’uso di pannolini riutilizzabili, comporta un utilizzo dei suoli fino a 30 volte inferiore, un consumo di acqua dal 37 al 50 % in meno, un ottavo di materie prime non rinnovabili, un quantitativo 90 volte inferiore di materie prime rinnovabili ed un terzo dell’energia necessaria a produrre i pannolini usa e getta (da una ricerca svolta dall’Università di Vienna nel 1992 risulta addirittura che l’energia utilizzata per la produzione di pannolini usa e getta è maggiore di oltre il 70%).
Come detto, nei primi tre anni di vita, per gestire i bisogni fisiologici dei nostri piccoli, se si utilizzano pannolini usa e getta, si produce all’incirca una tonnellata di rifiuti non riciclabili; tenendo presente che nel nostro comune nascono mediamente 100 bambini per anno, la produzione di rifiuti ammonta a circa 33 tonnellate, a fronte di una produzione di soli 400-600 kg che si avrebbe se si usassero pannolini riutilizzabili.
Ogni confezione di pannolini “usa e getta” ne contiene mediamente 40, per una spesa di circa 10 euro. Considerando di usare almeno un pacco a settimana, si spendono circa 40 euro mensili, il che vuol dire quasi 500 euro l'anno. Infine, è stato ipotizzato da qualcuno che l’innalzamento dell’età di passaggio dal pannolino alla mutandina, cui si è assistito negli ultimi anni, sia causato dai gel superassorbenti presenti nei pannolini usa e getta che, limitando la sensazione di bagnato, renderebbero più difficile al bambino la comprensione delle sensazioni fisiche legate al farsi la pipì addosso.
Cosa fare: da parte del Comune potrebbe essere istituito un bonus incentivante per le famiglie dei nuovi nati, finalizzato all’acquisto di pannolini riutilizzabili, attraverso una convenzione con i negozianti della zona e magari una campagna di sensibilizzazione. Tale iniziativa, che è già stata intrapresa da altri comuni italiani, permetterebbe addirittura di portare ossigeno alle casse comunali, attraverso un congruo risparmio sullo smaltimento dei rifiuti. Per non dire della gioia dei contribuenti e, più in generale, per l’ambiente, con un sensibile beneficio sull’igiene e sull’ ”educazione” dei nostri bambini. (pubblicato su “Città Attiva”, periodico d’informazione gratuito a cura dell’associazione Città Futura di Martano (LE), il 09/02/2008)