"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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mercoledì 13 febbraio 2013

Ancora una vittoria ... amara

Ci sono notizie che coinvolgono tutti con la loro carica emotiva, grazie anche alle aspettative di cui vengono caricate nel percorso evolutivo. E poi ce ne sono altre che arrivano, sorvolano le nostre teste come meteore e passano, quasi inosservate, nonostante la forza propulsiva e l'energia vitale di cui sono portatrici.
Stiamo vivendo un momento fantastico della nostra vita. Un momento talmente straordinario che riesce a far passare in secondo piano una campagna elettorale, certamente vuota di contenuti, ma pur sempre una campagna elettorale che potrebbe rappresentare una svolta nella storia della nostra repubblica.
La notizia di cui voglio parlare, che fa il paio con quella postata e commentata qualche giorno fa, riguarda la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani che ha sancito la sconfitta del governo italiano, quello dei tecnici, nei confronti di una coppia che, essendo portatrice sana di fibrosi cistica, aveva chiesto la diagnosi preimpianto. Tale procedura è vietata dalla legge 40 del 2004, nonostante una prima sentenza dell'agosto scorso, il governo dei tecnici, appunto, aveva fatto ricorso ed è oggi stato sonoramente smentito dalla Corte, che ha confermato la sentenza precedente, rendendola definitiva.
Da uno studio comparato condotto dalla Corte di Strasburgo, poi,  emerge che l'Italia rimane uno dei pochissimi paesi, assieme all'Austria e alla Svizzera (che tuttavia dovrebbe presto cambiare la legge) a vietare ancora la diagnosi preimpianto per prevenire la trasmissione di malattie genetiche.
Credo che siano queste le sfide che attedono il nuovo Papa e soprattutto il nuovo governo. Una scissione definitiva dei poteri e delle interferenze reciproche, l'applicazione del motto che fu di Camillo Benso Conte di Cavour, "libera chiesa in libero stato". Finché ci saranno politici piegati ai dettami della Chiesa, non per un effettivo credo nei contenuti, ma per un bieco tornaconto elettorale, l'Italia continuerà ad essere poco più che una nazione integralista, al pari di quelle islamiche o di altro genere, ma con l'aggravante di essere ipocrita e corrotto, contravvenendo a quelle che sono le sue ambizioni di diventare un Paese occidentale, industriale, pienamente evoluto.

venerdì 4 gennaio 2013

Parola d'ordine: discriminazione!

Discriminazione. Questa è la parola chiave che ha chiuso in maniera nefasta il vecchio anno ed ha aperto con il ridicolo e l'ipocrita il nuovo. Ma, come al solito, andiamo per ordine.
Prima è venuto il discorso del Papa sugli omosessuali, che sarebbero contro la pace nel mondo; un discorso, quello, venuto il giorno dopo la visita di una donna che, nel suo paese, era stata sostenitrice di una legge che, tra le altre cose, propone la pena di morte per gli omosessuali. Ma lì, il pontefice (con la lettera minuscola) non ha fatto altro che perseverare nell'errore prorogato per secoli dalle disposizioni di una Chiesa (con la maiuscola in quanto rappresentante, non dei fedeli, ma delle gerarchie) sessuofoba, omofoba e intrisa di omosessuali. Poi è venuto l'episodio del parroco che invitava le donne a farsi un'esame di coscienza sul proprio comportamento non proprio cristallino col quale, quindi, istigherebbero alla violenza. Ma il parroco non ha sottolineato in maniera inequivocabile che la violenza non è mai una risposta e non è mai giustificabile, soprattutto quando sfocia nell'omicidio. Senza contare che una persona, col suo corpo, ha il sacrosanto diritto di fare ciò che vuole, purché nell'ambito della legge e di regole sociali condivise. Naturalmente a questi due episodi ha fatto seguito una pioggia di critiche e pernacchie da parte della chiesa dei fedeli (quindi con la minuscola), e dei distinguo misti a giustificazioni da parte della Chiesa delle gerarchie.
E veniamo all'anno nuovo. Coro di critiche a seguito dell'episodio che ha visto coinvolto il calciatore Boateng. Naturalmente le critiche sono andate tutte agli spettatori (non chiamiamoli tifosi, per piacere) che avevano indirizzato i loro cori razzisti al calciatore ghanese. Tutto giusto, dalla reazione del calciatore e dei suoi compagni di squadra ai corsivi apparsi in internet, nei telegiornali, nei radiogiornali e tutto il resto. Mi chiedo, però, cosa sarebbe accaduto se invece che un'amichevole contro una squadra di categoria molto inferiore, fosse stata una importante partita di campionato o di coppa? E qual'è stato il rispetto per quelle persone che pure hanno contestato gli spettatori razzisti, ma che avevano pagato il loro sacrosanto biglietto d'ingresso e non hanno potuto assistere alla partita? Allora, forse, bisogna dire che i discriminati non sono stati solo i calciatori, ma anche gli spettatori corretti e la serietà di un sistema che ha ancora tanta strada da percorrere.

giovedì 3 novembre 2011

La paura di morire

Non credo che il presidente del consiglio farà un passo indietro. e non perché si tratti di lui in particolare. Neanche perché nel mondo ci sono esperienze di persone che, anche a fronte di critiche feroci, sono rimaste al loro posto fino alla fine e mi riferisco ai grandi dittatori del passato, anche recente (Hitler, Mussolini, Ceaucescu, Gheddafi, ecc.). Per quel che riguarda il nostro premier, il discorso è un altro e riguarda, secondo me, una caratteristica tutta italiana, cioé la paura della morte. Mentre nel mondo democratico, al smplice apparire di uno scandalo, anche di poco conto, le persone interrompono immediatamente la propria carriera politica con le dovute dimissioni, per il bene del partito o del Paese, nessun italiano si è mai dimesso da niente. Non esistono scandali, imputazioni di reato, successioni di carriera, ricambi fisiologici, niente e nessuno può portare un italiano alle dimissioni. Ne sono testimonianza le vicissitudini di Villari, con il caso della Commissione di vigilanza RAI, o la più recente vicenda di Bini-Smaghi alla Banca Europea. La poltrona non si lascia mai vuota e molto didattica in questo senso è la vignetta odierna proposta da Giannelli, credo su Repubblica, in cui compare un presidente del consiglio che si reca al vertice di Cannes con la poltrona attaccata al sedere.

In Italia non si dimette nessuno e in questa direzione va anche la proposta di legge sul testamento biologico. Che c'entra, direte voi. C'entra. Nessuno deve morire, nessuno si deve dimettere dalla vita, per legge. Un sondino verrà presto imposto a tutti i malati terminali, finché morte non li separi, con il beneplacito di un plotone fatto di bigotti ed ipocriti pseudocredenti che molto hanno a che fare con il rafforzamento del potere temporale della Chiesa e molto poco hanno invece a che fare con l'autentico messaggio di libertà di scelta, amore e pietà cristiana lasciatoci in eredità dai testi sacri.

martedì 27 settembre 2011

Separazione, immunità e abusi di potere

Credo che in una democrazia i poteri debbano essere rigidamente separati, per evitarne un inopportuno accumulo che a sua volta genererebbe una confusione di ruoli. Così, non mi va bene che i ministri prendano parte anche ai lavori parlamentari, con le relative doppie indennità, non mi va bene che magistrati che sono stati politici tornino a fare i magistrati; sarebbe come se un arbitro facesse l'attaccante di una squadra e poi tornasse ad arbitrare, non sarebbe più credibile e verrebbe messa in discussione anche la sua precedente attività. Non è opportuno avere un politco che è anche editore perché si confonederebbe il potere legislativo, esecutivo ed informativo. Non va bene che il potere religioso intervenga a gamba tesa nelle questioni legislative e politiche di una nazione, compromettendone inesorabilmente la laicità. Non va bene tutto questo e ce lo siamo detto molte volte, così tante che alla fine è diventato ormai inutile parlare di conflitto di interessi.

La separazione dei poteri deve essere accompagnata dalla tutela di questi da un cieco populismo. Così è giusto che vi sia una certa tutela dei politici per reati legati al loro lavoro, una uguale tutela dei magistrati per errori legati al loro lavoro, la stessa cosa vale per i giornalisti e per i ministri del culto. Tutti i centri di potere devono poter essere tutelati per evitare che possano svolgere il loro lavoro senza la dovuta serenità. Accanto a questo, però, deve esistere un meccanismo di controllo interno che limiti questa tutela ai casi strettamente necessari ed eviti gli abusi.

Detto questo, non si capisce perché vi è un accanimento nei confronti dei magistrati che, non solo hanno un organo interno di autoregolamentazione che, mi risulta, funziona come e meglio che in altre nazioni, ma hanno anche una legge che punisce i reati di dolo e colpa grave, seppure attraverso il filtro dello Stato. La stessa cosa non avviene per i politici che, pur avendo un organismo interno di controllo, il Parlamento, abusano spesso di questa possibilità, tanto è vero che nell'Italia republicana solo una volta è stata data l'autorizzazione all'arresto di un parlamentare, l'onorevole Papa. Non si capisce quindi perché si grida sempre contro lo strapotere dei magistrati, quando per i politici, i religiosi ed i giornalisti ci si comporta esattamente nella stessa maniera. Infine non si capisce perché non si possa, non dico arrestare un politico, ma nemmeno escluderlo dall'attività di governo, come nel caso della prossima votazione sul ministro Romano, anche se è imputato, e quindi fortemente sospettato, per fatti di mafia.

giovedì 16 settembre 2010

Un posto migliore.

E' quasi un mese che non pubblico un post, un testo scritto, intendo, escludo quindi le vignette. La colpa di questo distacco non è stata solo delle vacanze, che pure hanno inciso. Il problema è che è sempre più difficile parlare del mondo che ci circonda, se questo si chiama Italia.
Ho fatto una gita ed ho attraversato posti che non vedevo da almeno dieci anni. Ci si accorge del tempo che passa e delle cose che cambiano, dei distributori di carburante che, con le loro piazzole di sosta ed i loro sevizi, rubano spazio al verde. Non voglio negare che in qualche caso sono utili, ma quello che ho visto mi è parso eccessivo. Per intenderci, sto parlando, ad esempio, del tratto non autostradale che va da Benevento a Caianello. Ci sono luoghi invece dove vengono migliorati i servizi e la viabilità, pur continuando a conservare un buon rapporto con l'ambiente. E parlo, ad esempio, dell'Umbria e della Toscana.
Non è facile commentare i fatti politici degli ultimi tempi, anche se di politica se ne vede davvero poca. Cosa si è fatto ultimamente per i cittadini, a parte far saltare i patti con i sindacati per arricchire i ricchi e impoverire i poveri. E questo, il mondo delle imprese lo chiama mentalità nuova, coraggio. Io credo che non bisogna costringere i lavoratori italiani a rinunciare ai diritti acquisiti in anni di lotte sindacali, fermo restando che tutto si può migliorare. Io credo che invece di portare i lavoratori italiani ai livelli di quelli dell'Europa dell'Est, o della Cina, si dovrebbe fare una moratoria internazionale per portare invece i lavoratori di posti in cui impera lo sfruttamento della manodopera ai livelli dei lavoratori dell'Europa Occidentale. Tutti i lavoratori del mondo dovrebbero avere pari dignità, pari diritti e uguale sicurezza sul lavoro, all'interno di regole condivise a livello internazionale. In questo modo i mercati partirebbero tutti dallo stesso livello di costo della manodopera e si avrebbe la vera concorrenza.
Ma, ripeto, di politica non si parla da molto tempo in Italia, vengono spacciate per notizie politiche la prostituzione, vera o presunta, le case acquistate o vendute, per le quali non si sono spesi soldi pubblici, le chiacchiere da bar che si scambiano i leader di partito. Nulla trapela su provvedimenti improntati per risolvere i problemi dei cittadini, tranne quelli proposti per risolvere i problemi di uno solo e sistematicamente bocciati o ritirati.
E la Chiesa? Anche quella ha le sue gatte da pelare, tra pedofili ed omosessuali, continua a mostrare ritrosia verso una nuova riforma che finalmente spezzi la catena dell'ipocrisia: il matrimonio dei preti. Perché non si propone, non se ne parla neanche, nonostante perfino dagli ambienti interni vi sono molti che sarebbero pienamente daccordo? Senza contare i presunti scandali legati alla corruzione che di tanto in tanto affiorano per scomparire subito dopo.
Non mi piace questo ambiente, vecchio, indebitato, senza futuro. Non mi piace, ma ci devo vivere.
Oggi mio figlio comincia una nuova avventura, le scuole superiori. Non so che mondo erediterà, che prospettive. Gli analisti dicono che sono pessime, io continuo a sforzarmi di essere ottimista. Forza ragazzi, mettetecela tutta, l'Italia vi aspetta, fate in modo che diventi un posto migliore, noi abbiamo miseramente fallito.

martedì 27 luglio 2010

Dov'è la verità?

Dov'è la verità. Bella domanda. Me lo chiedo ogni volta che esco da una chiesa, soprattutto se ascolto l'omelia di un prete appassionato, fiducioso e certo, almeno all'apparenza, dell'esistenza dell'Altissimo. Dov'è la verità, qual'è se un sacerdote mi dà una spiegazione e un altro sacerdote me ne dà un'altra. E dov'è se lo stesso sacerdote, nella stessa omelia, mi dice due cose apparentemente contraddittorie. Da ieri mi ronzano nella mente questi interrogativi, anzi, per la precisione, da domenica sera. Oggetto del dubbio l'omelia della messa domenicale, naturalmente.
Tempo fa avevo partecipato ad un pellegrinaggio a S. Giovanni Rotondo, terra di Padre Pio. In quell'occasione discutevo con mia moglie sull'opportunità o meno, da parte nostra, di chiedere grazie ad un santo, soprattutto per se stessi. Il sacerdote che accompagnava il gruppo, sentendoci discutere, decise di dire la sua, sollecitato, per la verità, da mia moglie. Disse che la disponibilità di Dio è infinita, non toglie nulla a nessuno se dà qualcosa a noi, quindi bisogna chiedere se si vuole ottenere.
Domenica il sacerdote, un altro, nel corso dell'omelia, ha sottolineato le parole di Gesù che aveva usato il termine cattivi per descrivere coloro che avevano chiesto per se. Cattivo deriva da catturare, cercare di ottenere per se stessi, essere egoisti. Così noi diciamo Dio mio, Madonna mia, per sottolineare il desiderio di possedere la divinità, solo nel momento del biosogno e non per amore incondizionato. Quando ci serve, andiamo di santuario in santuario, cercando egoisticamente di ricevere per intercessione le santo di turno il miracolo che tanto ci farebbe comodo.
Io credo di aver capito che si deve pregare sempre e si deve chiedere sempre. Ma la preghiera, lungi dall'essere un bancomat di miracoli, deve essere considerata un conforto, soprattutto quando si chiede per se stessi. Ma ho paura che queste siano le mie solite vie di mezzo, di fronte alle apparenti contraddizioni che percepisco. Per questo ritengo che la verità sia ben lontana dalle mie personali convinzioni e continuo imperterrito a cercarla.

giovedì 19 novembre 2009

False parole e vere bugie.

Già, non è finita qui, così concludevo ieri il mio post. Le parole di oggi, per spaventare le masse sono, tra le altre, giustizialismo e laicismo. Dietro queste etichette Vaticano e Corrotti di Stato coprono i propri limiti, le proprie debolezze. Tutto ciò che confligge con la morale, ma sopprattuto con i dogmi che si è data una certa chiesa, viene etichettato come laicismo. E in virtù di questo termine si giustificano le guerre contro i diritti e il progresso. Contro le tematiche di fine vita, argomenti non negoziabili e, perfino, contro la fame del mondo. Sì, perché il papa ha detto che di cibo nel mondo ce n'è per tutti. Certo, ma allora vorrei chiedere a Sua Santità, è più facile convincere i potenti del mondo a destinare risorse sufficienti ai paesi meno abbienti ed evitare che ogni 6 secondi un bambino muoia di fame, o è più facile convincere i poveri ad indossare un profilattico che, oltre ad avere il beneficio della regolamentazione delle nascite, è anche un efficace strumento di prevenzione delle infezioni, non ultimo l'AIDS? Quanto alla parola giustizialismo, è una parola che non esisteva, un neologismo che esiste solo in quanto esistono politici corrotti. Io credo che esista ciò che è giusto e ciò che non lo è. Tutto il resto è propaganda montata ad arte da chi teme di essere intercettato, è il caso di dire, da problemi giudiziari.
Ieri poi mi è capitato di sentire Maroni, il nostro ministro dell'Interno e, per una volta, strano ma vero, mi sono trovato daccordo con quello che diceva, ed è tutto dire. Se con questa maggioranza non si riesce a fare le ridforme, allora è meglio per tutti andare via, più o meno queste le sue parole. Io aggiungerei che, se non ci riesce questa maggioranza, se questa maggioranza deve ricorrere ai voti di fiducia, se il parlamento è bloccato, pur in assenza dell'opposizione, allora vuol dire che il sistema è corrotto dalle fondamenta e che forse qualcosa vada cambiato.
C'è infine la parolina 'mai'. Utilizzata sempre di più dal presidente del consiglio. Prima si riferiva solo a quello che diceva, della serie non ho mai detto, e lì negava anche l'evidenza. Ora si limita a dire non ho mai pensato, e allora, forti del suo recente passato in merito all'utilizzo di quella parolina, noi tutti siamo sicuri, non solo che ci abbia pensato, ma che forse qualche passo verso l'operatività sia già stato fatto. E mi riferisco alle elezioni anticipate. Tra poco si vota, spero solo che non sia l'ennesimo sciocco ed irresponsabile plebiscito per il padrone assoluto. Perchè, teniamolo sempre presente, non c'è dittatore che tenga, i responsabili del nostro destino, almeno fino ad ora siamo solo noi.

mercoledì 11 novembre 2009

Dai vescovi, finalmente, una possibilità di riscatto.

Questa settimana sono in vena di buone notizie. Sarà l'aria grama che tira e che mi fa sentire il bisogno di qualcosa di buono, ma ho cercato, ed infine trovato, tra le mille pieghe dei notiziari nazionali, una buona notizia da commentare.
Una volta tanto sono d'accordo con la Chiesa. Intendo con le gerarchie. Sì, perché esiste una Chiesa che è della gente comune, dei fedeli, ed una Chiesa che è delle gerarchie, che spesso è distante mille miglia dalla prima, non ne sente i rumori e gli umori. Spesso calpesta, a suon di dogmi, i diritti civili ed ignora soluzioni di buon senso. Che poi però si traducono in inspiegabili tolleranze quando i protagonisti cambiano e divengono gente che, in un modo o nell'altro, rappresenta un potere. Molto tempo fa un vescovo di Avellino tuonò contro le raccomandazioni. Dodici anni fa Giovanni Paolo II tuonò contro la mafia, pronunciando quel famoso imperativo ai mafiosi "Convertitevi".
Beh, ieri, quando ormai pensavamo che la Chiesa delle gerarchie avesse dimenticato questi attacchi diretti al potere, è arrivato, forte e chiaro un comunicato, anche questa volta da parte dei vescovi che, per bocca della CEI, hanno dichiarato che “I mafiosi sono automaticamente fuori dalla Chiesa, non servono scomuniche”. Naturalmente questa è una buona notizia solo in linea teorica, per il momento. Ci si aspetta, infatti che, da oggi in poi, avvengano velanghe di rifiuti alla somministrazione dei sacramenti a persone riconosciute come mafiosi o comunque affiliati alla criminalità organizzata. Niente matrimoni, battesimi, comunioni, cresime. Niente di niente a nessuno. Se volete la somministrazione dei sacramenti la Chiesa è disponibile, a patto che vi inginocchiate davanti alla legalità. Ora i preti hanno la copertura della CEI e possono agire liberamente alla luce del sole. D'altra parte la scomunica è già attiva, e votata all'unanimità dai vescovi, per i divorziati. Noi cattolici aspettiamo fiduciosi. Laddove non si può arrivare all'arresto, speriamo almeno che si possa arrivare alla gogna, con una possibilità di riscatto per la povera gente.

mercoledì 21 ottobre 2009

Cattolici, anglicani, ortodossi. Casa comune, regole diverse.

E' di questi giorni una notizia rimasta impigliata tra le pieghe dei siti di infomazione e, personalmente, mal digerita. Benedetto XVI ha approvato una Costituzione Apostolica, di prossima pubblicazione, per rispondere alle numerose richieste di chierici e fedeli anglicani che desiderano entrare “nella piena e visibile comunione” con la Chiesa cattolica. Lo ha annunciato lunedì, durante un briefing nella Sala Stampa della Santa Sede, il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. La decisione del Papa, tra l’altro, "prevede la possibilità dell'ordinazione di chierici sposati già anglicani, come sacerdoti cattolici. Ragioni storiche ed ecumeniche - sottolinea la nota della Congregazione per la dottrina della fede - non permettono l'ordinazione di uomini sposati a vescovi sia nella Chiesa Cattolica come in quelle Ortodosse. Pertanto, la Costituzione determina che l'Ordinario possa essere o un sacerdote o un vescovo non coniugato". Già in altre occasioni questo blog si è occupato della posizione della Chiesa cattolica riguardo al matrimonio dei preti . Non c'è dubbio che su questo tema si gioca molto della credibilità della Chiesa cattolica e per questo è opportuno parlarne e tirare giù qualche considerazione piuttosto che archiviare frettolosamente la notizia.
Pochi lo sanno, ma il clero sposato, che è tipico delle Chiese ortodosse 'scismatiche', esiste anche dentro la Chiesa cattolica. Non vi sono statistiche precise, ma si presume che nella Chiesa cattolica i preti sposati si avvicinino ai 4 mila. Su un totale in tutto il mondo di 260 mila preti diocesani. La gran parte dei preti cattolici sposati sono di rito orientale. Nella sola Ucraina, ad esempio, se ne contano circa 1.800. Ma di preti cattolici di rito orientale ce n'è anche in Italia. E infatti le diocesi di rito greco albanese della Sicilia e del meridione hanno clero sia celibe che sposato. I loro parroci con famiglia sono una dozzina. E ora arriveranno anche gli anglicani. Cosa penseranno tutti quei preti che hanno rinunciato al matrimonio pur di abbracciare la veste, perché il sinodo dei vescovi ha bocciato, anche recentemente e all'unanimità, la possibilità di abolire il celibato dei sacerdoti nella chiesa cattolica. Non lo so, sta di fatto che tutto questo ha il sapore dell'ipocrisia, soprattutto se penso che un sacerdote cattolico ora ha la possibilità di fare il furbo abbracciando una religione cugina, uscire dalla porta e rientrare nella religione madre dalla finestra regolarmente sposato. E' come se uno portasse i capitali all'estero evitando di pagare le tasse e poi li fa rienterare con lo scudo fiscale che gli fa pagare solo il 5% anziché il 45%. Io credo che sia urgente che la Chiesa cattolica prenda una decisione chiara in merito al problema prima che gli scoppi in mano un altro caso Milingo e allora sarà completamente inutile piangere sul latte versato.

giovedì 13 agosto 2009

La sentenza del TAR e un'occasione mancata.

Si risveglia la Chiesa di fronte ad una sentenza del TAR del Lazio e lancia i suoi fulmini contro la magistratura, come se non bastassero già i politici a pensarci, ogni volta che parte un tentativo di ristabilire la giustizia in questo strano Paese. Parte la Chiesa e dietro di essa, neanche a dirlo, il solito coro di persone prone e pronte a tutto pur di entrare nelle grazie del voto cattolico. Si, perchè io non credo che a Gasparri importi qualcosa dell'insegnamento di religione, così come non gli importava nulla del destino di Eluana Englaro, quando fece quell'infelice uscita sul Presidente della Repubblica. Sicuramente, invece, ha un interesse ideologico la Binetti o l'ex ministro Fioroni, che si sono sempre dimostrati coerenti. Ma non è di questo che voglio parlare. Quello che da cattolico, credente e praticante, mi dispiace è che non c'è coerenza nei comportamenti derllas Chiesa. Mi spiego. In una situazione in cui, per sua stessa ammissione, non vi erano le competenze per fare ricorso, la Chiesa è intervenuta con energia esprimendo chiaramente il proprio pensiero. Di fronte ai comportamenti di un primo ministro moralmente riprovevole, per il quale perfino la figlia ha dichiarato che un politico non può avere una vita privata, la Chiesa si è limitata ad un tenue pigolio. E' il solito metodo dei due pesi e delle due misure, comportamenti che cambiano a seconda che si debbano colpire alcuni soggetti o altri. Che poi, personalmente, per quanto può interessare a chi legge, io condivido la sentenza. E' inutile infatti continuare a tenere insegnamenti di religione cattolica e stabilire per essi dei crediti formativi. Fin dai miei tempi, l'ora di religione era sempre stata poco più che un'ora di ricreazione. Molto meglio, secondo me, inserire un'ora di storia delle religioni, più in linea con una società multietnica, rispettosa del dettato costituzionale e di maggiore ampliamento culturale, formativo e di sensibilizzazione verso tutte le religioni presenti sul territorio. Senza contare che gli insegnanti di religione sono gli unici che entrano senza concorso. Quindi non è la religione ad essere discriminata, ma gli altri insegnanti rispetto a questi ultimi. Pensiamoci, dunque, la sentenza del TAR del Lazio non è un problema ma può diventare un'occasione per riformare questo settore della scuola italiana.

venerdì 10 luglio 2009

Intervista a Don Paolo Farinella, sacerdote di genova

Propongo, qui di seguito, alcuni stralci di un'intervista fatta da Attilio Ievolella, per il Giornale della politica italiana, a don Paolo Farinella, il sacerdote che scrisse al Cardinal Bagnasco per lamentare dell’intreccio tra la Chiesa e la politica. Don Paolo Farinella è sacerdote a Genova, ha due lauree (in Teologia biblica e in Scienze bibliche e archeologiche) e numerosi libri di carattere teologico. Questa intervista, oltre che essere la naturale continuazione della precedente esternazione, già pubblicata anche da questo blog (http://paologia.blogspot.com/2009/06/lettera-aperta-al-cardinale-bagnasco-di.html), ha dei punti di contatto anche con l'intervista rilasciata dal politologo Sartori a El Pais, di cui si è fatto cenno in un precedente post (http://paologia.blogspot.com/2009/06/la-politica-e-i-preti-pedofili.html).
Don Farinelli esordisce con una premessa. «I mass media fanno confusione tra gerarchia e Chiesa. La gerarchia, Papa Ratzinger, cardinal Bertone, cardinal Bagnasco, giusto per fare qualche esempio, sono dentro la Chiesa; la Chiesa è, invece, il popolo di Dio. Per essere più chiari, la gerarchia deve essere al servizio del popolo di Dio, non viceversa…».
Perché ha scritto proprio al cardinale Bagnasco?«Ho scritto a Bagnasco per due ragioni: perché è presidente della Conferenza episcopale italiana (una organizzazione che rappresenta i vescovi, ma, a mio avviso, non ha valore teologico) e, soprattutto, perché è il vescovo di Genova, il vescovo della mia diocesi».
Le sue parole, chiamando in causa la Chiesa per la mancata presa di posizione - nella sua ottica, s’intende - sulla questione morale che ha investito, in queste ultime settimane, il governo Berlusconi, e l’Italia, hanno spaccato in due il web, e il popolo dei fedeli: pro e contro, come spesso avviene. Però la domanda è perché ora e perché con toni così forti?«Guardi, la lettera da me scritta al cardinale Bagnasco fa seguito ad altri scritti, con i quali, in passato, ho affrontato argomenti delicati, penso, ad esempio, alla storia di Eluana Englaro. All’epoca, se ricorda, c’è stata, da parte della gerarchia, una difesa generica del valore della vita. Mi sono domandato e ho domandato: il valore della vita esiste anche per quel miliardo e mezzo di persone che nel mondo muore di fame e di sete? Esiste per loro l’obbligo alla nutrizione?E ancora, perché nessuna parola è stata spesa, in maniera netta, sui respingimenti nei confronti degli immigrati? Esiste il valore della vita anche per loro? Lo chiedo perché nella Bibbia la categoria dello straniero è riconosciuta e accettata…Su questi temi mi soffermo da tempo. Perché la Chiesa è universale… eppure, oggi, sul campo dei diritti ci si fa i gargarismi con l’acqua benedetta…».
Lei mette in collegamento, nei suoi scritti, crisi di valori, cattiva politica e gerarchia ecclesiastica. Qual è il filo rosso?«Lo vuole sapere? A mio avviso la rovina dell’Italia è la presenza del Vaticano nel suo territorio. Perché questa presenza ha un’influenza forte dal punto di vista economico, dal punto di vista politico, dal punto di vista sociale. Cosa che non avviene in un nessun altro Stato del mondo… E gli esempi non sono legati solo all’attualità».
Cosa intende dire?«Lei ha presente Romano Prodi? In quel caso, il problema, nel rapporto col Vaticano, era la scelta di quel governo di legiferare su argomenti quali i Dico, ovvero i diritti delle persone conviventi, e i fondi per le scuole cattoliche. E gli effetti si sono fatti sentire…».
Lei, ora, però, attacca duramente il Vaticano e, di riflesso, l’attuale governo, guidato da Berlusconi. Molti pensano che la sua sia semplicemente una presa di posizione politica…«La realtà è che io denuncio il rapporto attuale tra Stato e Chiesa, un rapporto di puro scambio. E oggi, per giunta, Silvio Berlusconi si presenta come rappresentante, in politica, del cattolicesimo, che storicamente è sempre stato di destra, eccezion fatta per l’ala sinistra della Democrazia Cristiana; lo stesso Berlusconi si presenta come l’erede della Democrazia Cristiana, e, credetemi, De Gasperi si starà letteralmente rivoltando nella tomba…Ma il Vaticano non dice nulla, anzi la gerarchia porta avanti un’alleanza di fatto con Berlusconi, passando sopra ogni valore, per ottenere ciò che è stato chiesto, ovvero una legge sul testamento biologico (di impronta cattolica) e un intervento a sostegno delle scuole paritarie (che, nove casi su dieci, sono cattoliche). Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: Tremonti, da ministro dell’Economia, aveva ipotizzato un taglio ai fondi destinati alle scuole cattoliche, è bastato un sommovimento della gerarchia per far cambiare subito le cose… E i fondi alle scuole cattoliche sono stati aumentati. Può mai essere un caso? Tutto ciò spinge a dire che, per il potere, non c’è più teoria, principio, valore che tenga. E ciò riguarda non solo la politica italiana anche la gerarchia vaticana».
Le sue sono posizioni estreme, difficili da accettare e da condividere, non solo per la gerarchia ma anche per il popolo di Dio e, se permette, anche per il popolo italiano…«Guardi, io osservo la realtà e vedo che il rapporto tra Stato e Chiesa è diventato, oggi, un rapporto di compra-vendita. Ma la realtà viene osservata da ogni singola persona. E nel popolo di Dio, e nei cittadini, l’esasperazione è fortissima, glielo dico da prete a contatto con i fedeli. Il domani è una gerarchia abbandonata dai fedeli …».
Quali sono le ripercussioni politiche, a suo avviso? Ripercussioni che, par di capire, lei considera già acquisite…«La storia ci aiuta a comprendere: fino a qualche anno fa la Democrazia Cristiana rappresentava il Vaticano e la gerarchia ecclesiastica nelle istituzioni e nella politica italiana. Oggi, invece, è il Vaticano stesso a fungere da centro di potere nello Stato italiano, a fare lobby a sé stante, a fornire indirizzi politici. Queste sono le ripercussioni concrete, ripercussioni che sono sotto gli occhi di tutti».
Ma, allora, qual è il futuro per la Chiesa e per l’Italia?«Per la gerarchia il futuro è semplice: come ho detto prima, l’abbandono da parte dei fedeli. Quel giorno si ritroveranno da soli, con le loro palandrane. Per l’Italia il discorso è più ampio, più complesso. Anche perché riguarda tutta la società. Ebbene, come sempre avviene a cavallo tra due millenni, oggi viviamo un periodo di degenerazione, destinato a protrarsi altri trent’anni. E anche il rapporto, che io definisco osceno, tra gerarchia e governo ne è una testimonianza, un rapporto di compra-vendita, senza valori. Dobbiamo avere, però, la forza di guardare al futuro, avendo bene in mente il pensiero-profezia di Giorgio La Pira, che parlava, molti anni fa, del terzo millennio come il tempo per i bambini, i poeti, i frati… le cose potranno cambiare in meglio. Ma per raggiungere questo obiettivo bisognerà lavorare, partendo dall’onestà necessaria per denunciare la realtà attuale. Perché, si ricordi, bisogna aver paura della falsità, non della verità».

martedì 30 giugno 2009

La politica e i preti pedofili.

Ieri ho letto due articoli che mi sono rimasti in mente più di altri. E tutt'e due hanno a che fare con la Chiesa e con certi comportamenti che forse sono sempre esistiti ma che quando te li ritrovi davanti, insieme, non puoi fare a meno di pensarci su.
Uno era lo stralcio di un'intervista rilasciata da Sartori a El Pais, una chiacchierata dove si parlava di tante cose, soprattutto in riferimento agli scandali che stanno travolgendo il nostro premier e, nei vari rapporti citava quelli con la Chiesa, appunto, dicendo che "sta molto attenta, ma lui la lascia comandare sempre più. Non ci sono relazioni stato-chiesa, ma solo potere-potere". Cioè a dire che basta dare alla Chiesa l'esenzione dell'ICI, i finanaziamenti alle scuole private, una legge prona sul fine vita e tutto si può aggiustare, ci si può anche dimenticare che la società italiana sta perdendo cultura e sta sprofondando sempre più verso un abisso di immoralità. Hai voglia poi a reprimere certi atteggiamenti con la forza dell'esercito nelle strade e con le leggi bavaglio, con l'autorità non si ricava nulla. E' l'autorevolezza di un leader che fa crescere una comunità. Qui, invece, il leader fa quello che gli pare, tanto poi a negare anche l'evidenza c'è sempre tempo. Intanto la gente, che probabilmetne non vedeva l'ora di veder sdoganare certe cose, gli va dietro. Quello che sorprende è come anche la Chiesa sia stata messa sotto ricatto, dopo giornalisti, magistrati, politici di maggioranza e opposizione, dobbiamo vedere la Chiesa che duetta con questa classe politica in un reciproco ricatto finalizzato all'autoconservazione di un potere che porta ignoranza e asservimento come e peggio degli anni bui del medioevo. Ma non basta.
C'è, dicevo in apertura, un'altra notizia ed è relativa ai preti pedofili. Pare che siano il 4 per cento del totale, almeno a detta di un cardinale brasiliano, il quale aggiunge l'aggettivo 'solo' davanti alla percentuale stimata. Vediamo un pò, se ogni cinquemila abitanti circa vi è un parroco, nel Salento vi sono all'incirca 160 parroci più un certo quantitativo di sacerdoti che parroci non sono, ma che svolgono funzioni di supporto in attesa di fare il grande salto. Diciamo che in tutto saranno duecento, tanto per fare cifra tonda, comprendendo vescovi, docenti dei vari seminari, ecc. Il 4 per cento di duecento equivale a 8. In un lembo di terra lungo circa 70 km e largo una cinquantina, vi sono 8 preti pedofili. Che vivono in un ambiente che vira ogni giorno di più verso l'ignoranza, la paura, la perdita di valori. E che operano in un contesto di ricatti reciproci con il potere politico. Forse sto drammatizzando, ma io non mi sento per niente tranquillo.

mercoledì 24 giugno 2009

Lettera aperta al cardinale Bagnasco di Don Paolo Farinelli, sacerdote.

E' di ieri la critica di Famiglia Cristiana alle gerarchie ecclesiastiche che non prendono posizione sulle vicende del premier. E' ancora recente la lettera di un sacerdote alle alte gerarchie ecclesiastiche per lo stesso motivo, ve la ripropongo, ritenendo che vi siano legami con il post di ieri. Sono fermamente convinto, infatti, che quel dibattito è nato, non da esigenze etiche, ma dall'esigenza politica di aggraziarsi i favori di quelle stesse gerarchie. Buona lettura!
"Egregio sig. Cardinale,
Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica. Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno. Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali. Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile virilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Voi onorate un vitello d’oro. Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna. In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.
Paolo Farinelli, sacerdote".

venerdì 22 maggio 2009

Lasciate che i bambini vengano a me. Serenamente.

Mi è capitato, in questi giorni, di leggere articoli che parlano di religiosi che compiono abusi sessuali. Non so, sarà il caldo, ma questa storia sembra essere una costante mascherata, che si muove sotto pelle, nel tessuto sociale, e soprattutto nel silenzio assordante del Vaticano.
Io penso che l'uomo non nasce pedofilo o maniaco sessuale. A queste condizioni ci si arriva alla fine di un percorso, fatto di repressioni, rinunce, sacrifici. Insomma ci sono leggi che uno capisce e rispetta perchè magari ritiene che siano giuste, che abbiano un fine. Ci sono invece leggi nate nel mezzo di un certo percorso, che rappresentano un'evoluzione, vitale per la sopravvivenza di tutte le cose terrene, ma che poi alla luce di nuovi cambiamenti culturali, sociali e quant'altro, devono evolvere a loro volta per non rischiare di perdere ciò che di buono si è riusciti ad ottenere nel tempo. Cercherò di decifrare il mio linguaggio in codice. Naturalmente, se non si era capito, parlo del matrimonio del preti. E' nato nel corso della storia della religione cristiana ed ha rappresentato un'evoluzione, una di quelle cose che sono nate strada facendo e che ha, insieme alle altre riforme, caratterizzato l'evoluzione del cristianesimo. Alla luce di quello che sta succedendo in questi giorni, ma anche alla luce del fatto che il Papa è andato in America ed ha sollevato il problema dei preti pedofili, alla luce della crisi di vocazioni, alla luce del problema che costituì per la Chiesa la vicenda di monsignor Milingo, che portò avanti una battaglia personale, rimettendoci di persona, in favore del matrimonio dei preti. Alla luce di tutte queste cose, ma anche alla luce del fatto che, nonostante vi siano dei movimenti all'interno della Chiesa che sarebbero favorevoli al matrimonio dei preti, nessun vescovo, nel corso del sinodo di qualche anno fa ha votato a favore e questo mi fa pensare male. Lascia il dubbio sulla esistenza di democrazia all'interno di tale istituzione. Restano infine le deviazioni. E' chiaro che se un uomo, dotato come tutti di testosterone, non può sposarsi, non può avere amanti nascoste, perchè la cura sarebbe peggiore del male e perchè, non potendo usare i preservativi rischierebbe gravidanze indesiderate, col rischio poi di dover praticare l'aborto che è vietato. Non può masturbarsi, perchè anche quello è peccato. E' chiaro che alla fine il cervello rischia di scoppiare e di intraprendere strade che esulano dalla volontà dell'individuo. Ripeto, pedofili non si nasce, è la vita che porta gli uomini a percorrere determinate strade. E' un pò come accade per certi contadini che hanno rapporti con gli animali che allevano. A furia di avere davanti agli occhi la rappresentazione di un desiderio represso, si finisce per usufruirne, incuranti del fatto che si sta oltrepassando il limite della liceità. Così, nel caso dei preti, finiscono per pagare gli anelli più deboli della catena. Da una parte i preti stessi che porteranno nel cuore il peso di un crimine odioso, dall'altra i bambini, che resteranno traumatizzati a vita per gli episodi che hanno dovuto subire, a volte in silenzio. Con l'aggravante che, da grandi, potrebbero non superare il dramma psicologico ed essere a loro volta deviati nell'approccio all'attività sessuale. Io non credo che le cose non si possano cambiare. Si può fare con quelle scritte, figuriamoci con quelle non scritte. E il matrimonio dei preti è una di queste. Il cambiamento è la strada evolutiva per evitare l'estinzione della specie. Alla luce di quello che si sente in giro, credo che per la Chiesa sia giunto il momento di cambiare. Pena l'inevitabile estinzione.

venerdì 27 marzo 2009

A che serve il poter se non s'abusa?

Nella giornata di ieri questo pessimo governo, che ormai non ci rappresenta più (e spiegherò in questo post perché), ha avuto due iniziative.
In primo luogo c'è stata l'inaugurazione del nuovo impianto di incenerimento dei rifiuti ad Acerra, in provincia di Napoli. Tale iniziativa era stata per lungo tempo osteggiata e anche ieri non sono mancate manifestazioni da parte di cittadini che, come ormai accade sistematicamente in questi tempi bui, sono stati regolarmente caricati da poliziotti in tenuta di sommossa. La contrarietà, però, non è stata solo espressa da comuni cittadini, ma anche dall'arcivescovo, che si è rifiutato, non solo di partecipare all'iniziativa, ma ha pubblicamente dichiarato che non intende benedire l'impianto, in quanto portatore di malattie e morte per gli abitanti della zona, e tutto questo senza che sia stata avviata una decente raccolta differenziata dei rifiuti. Dunque lo Stato ha legittimamente preso una decisione anche in contrasto con le intenzioni dell'autorità religiosa. Parallelamente, a Roma veniva approvata dal Senato la nuova legge sul testamento biologico. Questo blog si è espresso a più riprese sull'argomento, quindi non voglio essere ripetitivo, chi ha interesse per l'argomento può trovare materiale a sufficienza. In corso di approvazione sono stati respinti gli emendamenti che andavano verso una maggiore laicizzazione del testo, in particolare quella parte che riguardava la possibilità o meno di sospendere la nutrizione e l'idratazione artificiale. Mentre invece è stato accolto un emendamento che andava verso la limitazione dei diritti civili, in quanto non rende vinvcolanti le dichiarazioni di volontà, per cui saranno sempre i medici a poter dire l'ultima parola sul da farsi, anche in contrasto con le dicisioni del paziente. In questo caso l'azione del governo e del parlamento si è mossa in piena sintonia con i desiderata della Chiesa.
Queste due iniziative, ripeto, solo apparentemente sono in contrasto fra di loro. E vediamo perché. Quello attuale è un governo che vive di sondaggi, per cui ha capito che a Napoli comanda la camorra. E' qui utile ricordare che nella zona è stato assassinato don Giuseppe Diana senza che nessuno avesse mosso un dito. La Chiesa, a Napoli, conta molto poco o, in ogni caso, meno della camorra. Invece, a Roma, comanda il Vaticano. E' lì a due passi e influenza praticamente tutte le decisioni dei nostri governanti. Dunque, a ben guardare, i nostri governanti, anche nella giornata di ieri, non sono stati contraddittori, hanno semplicemente applicato il loro programma: seguire il vento del potere, a dispetto di quelle che sono le reali esigenze dei cittadini. Quindi questo governo e questo parlamento non ci rappresentano più. 'A che serve il poter, se non s'abusa?'

mercoledì 18 marzo 2009

E' difficile essere cattolici

Ci sono giorni in cui è difficile essere cattolici. E' stato difficile quando la Chiesa non accettava le teorie copernicane; lo è stato quando rifiutò, ed ancora rifiuta, la teoria evoluzionistica; lo è stato quando ha boicottato il referendum sulle modifiche alla legge 40 sulle cellule staminali, tirando in ballo anche manifesti inneggianti alle presunte volontà di papa Giovanni Paolo II, morto poco tempo prima; lo è stato nel periodo tragico dell'applicazione della sentenza relativa al destino di Eluana Englaro; infine lo è oggi, in quanto l'attuale papa pretende di sostituirsi alle leggi della medicina preventiva, dichiarando che l'AIDS non si combatte con i preservativi ma con altri non meglio precisati metodi.
E già che questo blog si era occupato di pubblicare un post con gli ultimi dati realtivi alla situazione attuale dell'AIDS (http://paologia.blogspot.com/2009/03/laids-per-non-dimenticare.html), facendo capire come fosse la mancanza di prevenzione da parte dei giovani a determinare una recrudescenza del fenomeno. Proprio oggi il papa disattendendo a quelli che dovrebbero essere i veri compiti della Chiesa, cioè l'evangelizzazione, pretende di sostituirsi alla scienza. Dichiarare che si può prevenire l'AIDS senza il preservativo è un pò come dichiarare che si possono fare le indagini anche senza le intercettazioni o che si possono fare le ricerche sulle cellule staminali utilizzando solo le adulte ed escludendo a priori quelle embrionali. Il preservativo, come le intercettazioni, come le cellule staminali embrionali, sono la parte più importante dei settori di appartenenza che, in assenza di questo fattore, verrebbero ad una grave sofferenza e ad una inevitabile mortificazione. E' chiaro che si può fare a meno del preservativo, ma come spiegare agli africani che tale privazione va sostituita con detrrminate norma igieniche e con tutte quelle cose che noi, abbiamo con difficoltà acquisito, grazie a martellanti campagne televisive (la TV, ogni tanto, serve a qualcosa), di cui tutti conosciamo lo slogan "se lo conosci lo eviti".
Come accade per tali problematiche, accade anche per la donazione del sangue finalizzata alle trasfusioni, nel caso dei Testimoni di Geova. Certamente esistono tecniche chirurgiche che possono fare a meno delle trasfusioni, ma perchè rinunciare a tale indispensabile strumento per partito preso?
La risposta è sempre la solita: la Chiesa, come tutte le chiese del mondo vogliono essere, non UNA voce nel coro della società civile, ma pretendono di essere LA voce del coro. Lo vogliono gli islamici, lo vogliono i talebani, lo vogliono i Testimoni di Geova e, pur con qualche distinguo, ma sempre confermando nei fatti questa tesi, lo vuole anche la Chiesa Cattolica che, solo in teoria, continua a parlare di laicità dello Stato e dell'integralismo degli altri, dimenticando spesso e volentieri il proprio.