"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)

giovedì 30 aprile 2009

Vieni avanti, Lario!

Ha fatto il giro del mondo la notizia che la sig.ra Lario ha fortemente criticato il marito e che, a proposito delle candidature di donne alle elezioni europee, nelle fila del centro-destra, le ha definite «Ciarpame senza pudore». Aggiungendo , con enfasi e sprezzo del pericolo, una piccola lezione di storia ad uso e consumo della plebe: «Per fortuna è da tempo che c'è un futuro al femminile sia nell'imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C'è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile. In Italia - aggiunge la nostra - la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo (un bell’accoppiamento, fatto senza ridere). Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito né un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti».
Tutto questo mi ricorda un vecchio film di Albereto Sordi, mi scuserete se non ne ricordo il titolo, ma ne ricordo benissimo una parte, molto significativa e quanto mai opportuna da citare in questa specifica situazione. L’Albertone nazionale era un faccendiere, un uomo dalla moralità dubbia e dagli affari loschi. Arriva il momento che la famiglia gli rimprovera tutto ciò e in particolare i figli gli rinfacciano quel tipo di attività, manifestandogli l’imbarazzo e la vergogna che provano con i loro pari maggiormente informati, ecc. Lui li lascia sfogare tutti, compresa la moglie poi, con calma serafica, afferma che nel pomeriggio di quello stesso giorno avrà un incontro decisivo per il proseguimento della sua attività e che prima, però aveva bisogno di fare un riposino. La soluzione, dunque sarebbe stata semplice. Lui non avrebbe puntato la sveglia, se loro credevano veramente nelle cose appena dette, non dovevano svegliarlo, se invece volevano continuare ad usufruire dei privilegi che quel tipo di vita gli offriva, avrebbero dovuto svegliarlo. Inutile dire che l’epilogo della vicenda fu che lui non mancò all’appuntamento.
Questo mi ricorda la sortita della sig.ra Lario, un misto di ipocrisia e di campagna elettorale per il marito, soprattutto quando dice: «Voglio che sia chiaro che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire». Ma non è sorprendente la somiglianza con quanto accaduto nel film? Ma davvero ci prendono per fessi?

1 commento:

  1. Finche' c'e' guerra c'e' speranza. Il film di Albertone.

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