"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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martedì 23 aprile 2013

Due conti

Mi vengono in mente i conti effettuati da un istituto statistico in merito al consumo di sigarette. I toni sono allarmistici, non per l'aumentato consumo, ma per il diminuito consumo, pensate, che porterebbe nelle casse dello Stato un mancato introito per circa 70 milioni di euro. Io credo che il giornalismo di questo Paese sia alla frutta. Come fanno i giornalisti ad allarmarsi per un mancato introito, se sull'altro piatto della bilancia c'è un aumento di salute ed un aumentato introito in termini di spesa del servizio sanitario nazionale? La vicenda mi fa pensare alle slot machines, per le quali lo Stato incassa uno sproposito di denaro e infatti ogni tanto aumenta le tasse sui giochi e aumenta i giochi stessi, dimenticando che se un padre fa giocare i figli, prima o poi perderà i figli. Un'altra considerazione che mi viene è la richiesta di abolizione delle intercettazioni, come quelle che sono state attribuite al presidente (con la minuscola) Napolitano e distrutte. La vulgata vuole che le intercettazioni, fra le altre cose, farebbero spendere un sacco di soldi, dimenticando che permettono alla giustizia di recuperare molti soldi dal malaffare. E, a proposito di Napolitano, la sua rielezione permette di risparmiare i soldi di un altro senatore a vita. Francamente di questo risparmio avremmo fatto a meno. Così come faremmo volentieri a meno di un Monti bis, mascherato da Amato o da chiunque altro, fra i nomi che si stanno affacciando sulla scena tragica di una politica ormai avvitata in una crisi irrisolvibile, se non con la dipartita dei suoi pessimi protagonisti. Ridotti come sono a parlare di sconfitta di Grillo in Friuli, di fronte a molto meno di un milione di elettori, non solo, ma di un Movimento che si presentava per la prima volta e che, a livello locale, ha perso appena 5-6 punti percentuali rispetto ai risultati nazionali. Ma ormai sono bolliti, non sanno come fare a tenere insieme i cocci delle loro spudorate fantasie. Il tempo premierà il popolo paziente, anche se saranno gli assenti ad attribuirsi la vittoria finale.

lunedì 21 gennaio 2013

La cattiva informazione

Mentre i giornali continuano a parlare di Grillo e del Movimento 5 Stelle solo nei termini della querelle con i sindacati, nessuno si cura delle folle oceaniche che riempiono le piazze durante i suoi comizi e nessuno si cura delle proposte che Grillo fa, concentrando invece l'attenzione su grigi leaders che parlano stravaccati su poltrone televisive, lontani dalla gente. In fondo è meglio cercare di mettere il Movimento 5 Stelle in cattiva luce parlando a vanvera su una polemica inesistente. Sì, perché credo che nessuno possa negare che i sindacati più in vista, cioè la triplice, hanno fatto patti col governo cedendo lentamente sui diritti dei lavoratori, quegli stessi diritti che i loro predecessori hanno impiegato anni per poterli acquisire. E loro li svendono per avere uno scivolo verso una futura candidatura in politica. Chi erano Polverini, Bertinotti, Marini, Cofferati e compagnia continuando, prima di entrare a a far parte delle istituzioni?
Si preferisce tirare colpi bassi a un movimento che sta dilagando nel Paese e si cerca di nascondere il fatto sacrosanto che in Sicilia i consiglieri di tale Movimento, prima che venga approvata un'apposita legge, hanno restituito il 75% dello stipendio e lo hanno destinato ad un fondo dedicato al finanziamento delle piccole e medie imprese. Analogo discorso viene fatto da Grillo in questi giorni, per quel che riguarda i parlamentari che saranno del Movimento 5 Stelle. Anche per allora è prevista analoga azione, indipendentemente dalle leggi che verranno approvate in proposito. Ma nessuno ne parla, si preferisce parlare dell'inutile querelle con i sindacati. Forse perché su questo argomento si registra l'unico scivolone televisivo del cavaliere quando, intervistato da Ilaria D'Amico su Sky, è stato meso in crisi peroprio dal fatto che non è riuscito nemmeno a promettere una simile azione, ma ha parlato genericamente di una proposta di legge che verrà, beccandosi il sarcasmo dell'intervistatrice e concludendo l'intervista con un "lei è molto cattiva".
Ma tutti preferiscono dire che il PDL è in rimonta, nessuno dice delle difficoltà, non dico per la formazione delle liste, che a quanto pare sono comuni a tutti tranne che, guarda caso, del Movimento 5 Stelle, che ha già chiuso la partita con largo anticipo sulla scadenza. Ma almeno sui contenuti della campagna elettorale.
Continuate così, ma nessuno venga a parlarmi di voto utile perché, a questo punto, io so benissimo da che parte guardare.

martedì 17 luglio 2012

E adesso avanti con le idee.

Ci sono due notizie che mi lasciano perplesso. Due notizie che la stampa italiana ha diffuso senza le opportune operazioni di decodifica che avrebbero permesso ai cittadini di capire cosa sta succedendo.

La prima è che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato all'Avvocato Generale dello Stato l'incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione. Ora, io penso che il Presidente della Republica avrebbe fatto meglio a chiarire tutto prima di avventurarsi in un percorso accidentato come l'attacco ai magistrati di Palermo i quali, avendo a che fare ogni giorno con criminali pericolosi, oltre che potenti, sono ormai abituati a muoversi sulle uova, quindi è pensabile che anche in questo caso abbiano fatto le cose con la massima attenzione. Allora credo che il Presidente debba prima chiarire la sua posizione e poi, se lo ritiene necessario, cambi pure le regole del gioco, e stia tranquillo che quelle vigenti sono state sicuramente rispettate.

La seconda notizia riguarda la reazione alle parole che Grillo ha postato sul suo blog. Personalmente le ho lette in originale e non vi ho trovato nulla di offensivo; infatti Grillo scrive: "La Bindi, che problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti ...". Non credo che ci sia nulla di offensivo nel dire che una persona probabilmente non ha esperienza di convivenza, senza specificarne i motivi, che però vengono dedotti da persone maliziose in base a un altro episodio cui questo viene associato e che riguarda l'ex presidente del consiglio. E tale lettura acquisisce maggiore forza se si pensa che Ferrara, lo stesso che non ha detto nulla quando ad offendere la Bindi con le parole "più bella che intelligente" era stato quell'altro, ha attaccato con veemenza Grillo, mentre la Bindi, che non è certamente una che le manda a dire o una che ha bisogno di essere difesa, ha incassato la critica (non l'offesa) nel più assoluto silenzio. Bersani invece, seguendo le orme di Ferrara e di tutti quelli che hanno interesse ad attaccare Grillo anche quando non ve ne sono le ragioni, ha ritenuto di dover ostentare una difesa a spada tratta della sua collega, peraltro senza che questo gli fosse stato richiesto.

Ecco, questi due episodi, che vedono protagonisti Napolitano e Bersani, due esponenti storici della politica italiana, due persone che avrebbero dovuto avere l'esperienza e la competenza per non cadere negli errori in cui invece sono caduti, mi fanno pensare che ormai la politica dei politici, delle strategie, delle tresche, nonostante dovrebbe essere morta da tempo, viene tenuta in piedi da questa gente che ancora sembra non aver capito, e tutto questo mentre nel mondo si aggira la più spaventosa crisi economica di sempre. Insomma, credo che in Italia sia giunto il tempo di fare piazza pulita, per consentire l'ingresso di aria nuova, che dia finalmente spazio alla politica delle idee, perché delle ideologie nessuno sente più il bisogno.

venerdì 22 gennaio 2010

Due parole sullo strano comportamento del nostro capo di Stato.

Proprio strano, il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Aveva cominciato bene, sembrava destinato ad un buon settennato, anche migliore di quello già buono del suo predecessore. Era riuscito, fin dalle prime uscite pubbliche, a dare una connotazione politica, quasi da repubblica presidenziale, alla sua presidenza, caratteristica che Ciampi non poteva avere. Poi il suo astro cominciò ad incrinarsi, con uscite del tutto banali, raccomandazioni, o moniti, come vengono chiamati, sibillini e, per certi aspetti, pleonastici. Da qui la definizione di Morfeo da parte di Beppe Grillo. E Morfeo, l'uomo che fa venire il sonno, ha proseguito con discorsi di Capodanno noiosi la sua discutibile azione. Poi, ad un certo punto, c'è stato il salto di qualità. Il PDL si scaglia contro il CSM, di cui lui è il presidente, e la provocazione cade nel vuoto. Mi riferisco a Gasparri, una perla del firmamento politico italiano, che apostrofò il CSM con la parola 'cloaca'. Silenzio. Ancora, ad un certo punto scoppia la cosiddetta guerra tra procure. Che i più informati sanno che guerra non è. Semplicemente si tratta della procura che ha potere su un'altra procura, che chiede a quest'ultima di fornire i fascicoli di un'inchiesta. Mi spiego meglio. Se il giudice di una procura è indagato, la competenza è del giudice di una procura precisa e c'è in Italia tutta una serie di cascate tra procure per cui una ha la competenza su un'altra. E così è successo tra Salerno e Catanzaro. Sapete che cosa ha fatto il nostro? Invece di redarguire la procura che non voleva fornire gli atti processuali, si è schierato con quanti gridavano alla guerra, aumentando la confusione istituzionale.
Non dimentichiamoci, poi delle firme indiscriminate a leggi palesemente incostituzionali. Celebre è rimasta la spiegazione data ad un cittadino che gli rendeva conto di quelle firme. Gli rispose che, se l'avesse rimandata indietro senza firmarla, gliel'avrebbero rimandata tale e quale e allora avrebbe dovuto firmarla per forza, in ragione di un disposto costituzionale. Roba da restare allibiti. L'unica volta che non ha firmato è stato nel caso Englaro, ma in quel caso inaugurò una pessima pratica, quella della moral suasion. Avvertì prima chi stava lavorando alla legge, che così non andava bene, contraddicendo ogni protocollo istituzionale che vuole che il Presidente 'taccia quando il parlamento lavora' (sono addirittura parole sue). Loro la presentarono e lui, puntualmente la fulminò.
Infine la ciliegina sulla torta della riabilitazione di Craxi. Non dimentichiamo che Napolitano era, insieme a Bondi, un esponente dell'ala migliorista del PCI, che cercava di migliorare il rapporto tra comunismo e capitalismo e, nell'immediato, con i craxiani, in un periodo in cui si sapeva che erano state avviate indagini della magistratura in merito a un giro immane di tangenti. Infine la chicca. Napolitano possedeva una rivista, Il Moderno, finanziata, tra gli altri, da Fininvest, Mediolanum e Publitalia che, data l'inconsistenza editoriale, aveva bisogno di robusti finanziamenti. Senza contare che Giorgio Napolitano era presidente di una commissione per il riordino televisivo che, guarda caso, non produsse nulla.
Beh, credo che ce ne sia abbastanza.

mercoledì 25 novembre 2009

Noi, l'Europa e le leggi banana.

Leggendo le cronache di questi giorni, mi viene in mente l'intervento di Beppe Grillo e Luigi De Magistris al Parlamento Europeo, dove i nostri pregarono le istituzioni europee di non versare più i finanziamenti all'Italia, in quanto ogni soldo che ci arriva non va allo sviluppo e all'innovazione tecnologica, ma è destianto ad ingrassare la diffusa corruzione che permea la politica, connivente con ogni forma di criminalità organizzata. Ricordo a quanti si fossero distratti, che i soldi che ci vengono elargiti dall'Europa sono quella parte di tasse che paghiamo noi tutti, insieme agli altri cittadini europei e che vengono di volta in volta destinati a risolvere i problemi delle aree del continente ritenute più depresse e meritevoli di aiuto per lo sviluppo. Bene, Grillo e De Magistris chiesero all'Europa di non erogarci più quei soldi. In questi giorni, mentre si parla di processo breve, mi viene in mente la motivazione che gli alleati del premier adducono per giustificarlo. Ce lo chiede l'Europa, se non abbassiamo i tempi dei processi, l'Europa ci sanziona. Che poi è la stessa motivazione, più o meno, che fu addotta da Tremonti quando diede del "testa di cazzo" ad un giornalista straniero, in diretta, solo perché gli aveva fatto notare che forse la legge sullo scudo fiscale era inopportuna. In quell'occasione la colpa era dei paradisi fiscali. La stessa motivazione fu addotta dagli ideatori dell'indulto di ceppalonica memoria. Anche lì era chissà quale organismo internazionale a chiedere all'Italia una più umana carcerazione. Idem con le frequenze da dare a Europa 7, che invece di toglierle alla rete abusiva, Rete 4, si pensò di toglierle a RAI 1.
Insomma, per farla breve, ogni volta che c'è da sanare una palese volazione di leggi, regolamenti o diritti internazionali, i nostri governanti si inventano qualcosa che va esattamente nella direzione opposta a quella auspicata. Come il marito che per fare dispetto alla moglie si taglia i genitali. E, alla fine, chi ci rimette siamo noi cittadini che siamo costretti a tenerci leggi da irresponsabili, senza neanche poterci appellare al buon senso, perché lo ha chiesto l'Europa. Allora io lancio un appello, come fecero Grillo e De Magistris: evitate di aiutarci, cacciateci dall'Europa se non vi va bene quello che facciamo, ma non dateci più direttive, perché ogni volta ci si rivoltano contro. Il popolo italiano ve ne sarà profondamente riconoscente!

martedì 27 ottobre 2009

La parola politica

Oggi ho sentito nominare la parola politica. Nel senso che le notizie principali parlano di politica, sia per quello che è successo al governatore del Lazio, sia per quello che accade nel PDL, a proposito della nomina di Tremonti a vicepremier, sia per la campagna ormai iniziata per le elezioni regionali. Io credo che tutto questo non sia politica. La politica, in questi tempi bui, è sparita dalle cronache e dalle notizie che ci vengono fornite dalla stampa. Non è politica il tatticismo, di cui si dovrebbe parlare solo in funzione del servizio che un uomo piuttosto che un altro può rendere ai cittadini. Ma cosa può dare di più ad un governo un nuovo vicepremier, come devo leggere in questa notizia un servizio ai cittadini? E le vicende del Lazio. Cosa ha dato ai cittadini la sospensione, e le probabili dimissioni, del governatore travolto da uno scandalo, se non un probabile anticipo delle elezioni di appena qualche settimana rispetto alla scadenza naturale. Cosa cambia dunque per i cittadini, se non il semplice nome del candidato del centro-sinistra, che è la coalizione colpita dallo scandalo? Cosa ci importa infine di una politica che sempre di più è autoreferenziale, basata sulle passerelle dei personaggi che vi partecipano, i quali si guardano bene dal riempire di contenuti le loro passerelle, fanno annunci come se stessero al bar con gli amici, per ottenere il consenso, come se stessero in perenne campagna elettorale, ben sapendo che quello che dicono non lo possono fare, perché sono tutti ricattabili. Tutti nessuno escluso. In primo luogo il presidente del consiglio, che è il più longevo della storia dell'Italia repubblicana e non è ancora stato capace di fare la riforma della giustizia che ha nel cuore, sia perché non vuole scontentare nessuno, sia perché sa benissimo che, una volta fatta la riforma non potrà più minacciare i magistrati di farla per davvero. O una seria riforma fiscale che prenda definitivamente il posto degli infiniti condoni. O una riforma della pubblica amministrazione che prescinda dalle sterili e inconcludenti offese ai dipendenti pubblici. O una riforma dell'immigrazione che guardi oltre le barche dei poveri cristi e cominci a dire chiaramente che queste rappresentano solo il 15 per cento dell'immigrazione e che si deve agire con professionalità anche sull'altro 85 per cento. O una seria riforma della scuola, dello stato sociale, della sanità, e così via discorrendo.
Ma anche una riforma della Costituzione e della politica, che costa troppo e funziona male. Allora mi viene in mente Beppe Grillo, i suoi temi veramente politici e il primo V-day, in cui, tra l'altro, si è detto chiaramente che si può candidare solo chi ha un fuoco dentro, una passione, ma soprattutto un'idea. E poi, trascorse al massimo due legislature, attuata, se possibile, quell'idea, si torna a fare quello che si faceva prima. Perché il vero male dell'Italia è la sedentarietà degli incarichi, a qualunque livello, ma sopprattuto al livello politico, perchè è lì che si genera la corruzione e il malaffare.

martedì 8 settembre 2009

Un giorno con Pannella

A causa del black out del mio computer, ieri mattina mi sono soffermato un po' davanti al monitor del mio televisore, così ho potuto assistere ad una breve intervista fatta da Corradino Mineo a Marco Pannella. Ne parlo perchè quest'ultimo, sarà pure un po' matto, ma quando parla bisogna ascoltarlo bene, con attenzione, perchè dice cose che nessuno dice. E infatti due cose, fra le altre, le ha dette.
In Italia è stata ripristinata la pena di morte. Nel senso che nel corso di quest'anno nelle carceri italiane si sono suicidati quaranta detenuti, mentre altri 13 sono morti per problematiche legate alle condizioni del sistema carcerario. A suffragio di tale affermazione è di stamattina la notizia che le carceri italiane ospitano oramai oltre 65.000 detenuti, un numero che è il più alto mai raggiunto. E di fronte a tutto questo non vi è nessuna urgenza di proporre una seria riforma della giustizia, perchè, a quanto pare, parte tutto da lì. Una legge che abbrevi i processi, svuotando gli istituti di pena di tutta quella gente in attesa di giudizio. Dall'altra parte, invece, si continua ad arrestare la gente per reati assurdi, come la detenzione di qualche spinello o di qualche piantina di marjuana in giardino.
Le due gambe del regime, come le ha chiamate lui, cioè il PDL e il PD (sorvoliamo sul fatto che vi sono nove radicali eletti nelle liste di quest'ultimo e andiamo al sodo), giocano sulla paura e sull'insicurezza della gente per tenere fermo il popolo, che è completamente insoddisfatto di come vanno le cose in Italia. E questa non è una novità, anche questo blog ha affrontato il tema a più riprese, è perfino inutile riportare gli articoli in cui si parla del tema della paura come del sentimento degli ignoranti. Viene creata, attraverso i media nazionali, una forma strisciante di insicurezza, nonostante i reati comuni, da diversi anni, registrano ormai un costante calo. Ha voglia Maroni a dire che grazie a lui e all'azione di questo governo sono diminuiti i reati. In questo modo la gente viene tenuta a bada ed è disposta ad avere i militari in strada o a prendersela con gli immigrati che, come già detto in un altro post, statistiche alla mano, c'entrano ben poco o assolutamente nulla, sia col fenomeno della delinquenza, sia con la mancanza dei posti di lavoro.
Pannella è un grande, con poche pennellate ha fatto un ritratto della società italiana con il suo irriducibile sorriso sulle labbra, come fa anche Beppe Grillo, che viene tacciato di essere un comico qualunquista. E quel che è peggio è che la descrizione reale e cruda non mi è piaciuta per niente.

giovedì 6 agosto 2009

Il mantello rosso.

Il trucco è ormai vecchio e consunto, ma continua ad essere utilizzato e, quel che è peggio, a funzionare. Rappresentanti della Lega Nord sparano proposte, dettando l'agenda dell'informazione. L'opposizione, se così si può ancora chiamare, si indigna seguendo il mantello rosso come un toro, furioso e al tempo stesso vuoto di idee e di iniziative. Gli alleati fanno finta di indignarsi, ma intanto, sotto sotto, approfittano della confusione per fare altre cose in silenzio. A quel punto si fa marcia indietro lamentando i soliti equivoci da parte di una stampa carogna, si fa finta quindi di chiarire, di aggiustare il tiro. Nel frattempo gli elettori sono stati raggiunti, hanno capito che il parito va nella direzione auspicata ma le cose non si possono fare perchè ancora non ci sono i numeri, ma presto o tardi ci si arriverà. Questo è il clichè che si è puntualmente ripetuto ogni volta, per innumerevoli volte, che l'attuale capo del governo ha pronunziato determinate frasi che poi si è premurato di smentire il giorno dopo. Questo è accaduto quando Salvini ha insultato i napoletani, quando ha chiesto pullman separati per gli immigrati, quando qualcun altro ha chiesto le impronte digitali per i clandestini, classi separate per gli extracomunitari, maestri del nord al nord o esami di dialetto e giù giù fino ad arrivare alle gabbie salariali, smentite il giorno dopo senza sapere che era rimasta un'impronta sulla Padania del giorno prima. Così come era rimasta un'impronta sullo stesso giornale riguardo la definizione di Bossi nei confronti del suo alleato, il mafioso di Arcore. Per finire agli attacchi alla bandiera, quella stessa con cui sempre Bossi ci si sarebbe pulito il sedere, per dirla con un eufemismo, e quella stessa che pare non essere più adeguata a rappresentare gli italiani, almeno non senza averle affiancato altri simboli regionali. Insomma una elencazione molto triste, dove la tristezza sta nel non trovare nell'opposizione qualcuno che sia in grado di dettare lui l'agenda politica, con proposte serie, non dettate da mere esigenze elettorali. Tranne il solito Di Pietro, giudicato eversivo per il solo motivo di aver osato criticare educatamente e rispettosamente il Capo dello Stato. Ben venga dunque l'alleanza fra dipietristi e grillini. Gliene diranno di tutti i colori, ma credo fermamente che sia l'unica cosa buona dell'attuale panorama politico, visto che quello che, forse ancora per poco, è il maggior partito dell'opposizione è in coma profondo e nonostante ciò si è permesso il lusso di sbarrare le porte ad un comico e di infangare l'unico candidato alle primarie che avrebbe potuto portare qualche novità. Ben venga, è ora di vedere quanto pesa in Italia il popolo della rete.

venerdì 31 luglio 2009

Quegli sporchi fondi destinati al sud.

Ho ancora il ricordo della relazione che Beppe Grillo e Luigi De Magistris presentarono al Parlamento Europeo. In quell'occasione i nostri due connazionali parlarono agli eurodeputati di come venivano spesi i fondi destinati alle aree depresse, frutto della tassazione dei cittadini europei. Si, perchè quando si dice fondi europei, oppure 'lo stato se ne farà carico', si parla sempre di tasse che i cittadini versano e che poi vengono redistribuiti secondo le voci di spesa stabilite. Quindi i cittadini, anche italiani, pagano le tasse, una quota viene destinata al Parlamento Europeo, il quale le redistribuisce per il miglioramento delle aree depresse del continente europeo, ivi compreso il Mezzogiorno d'Italia. Dicevo che in quell'occasione Grillo e De Magistris, fecero un quadro raccapricciante della situazione italiana, denunciando che i soldi europei non finivano nelle tasche giuste, ma andavano a finanziare politici corrotti, legati al malaffare e alle varie mafie di cui il Mezzogiorno d'Italia è pieno.
Perchè ricordo quell'episodio. Lo ricordo perchè è in atto una querelle tra il governo e una parte del PDL per questi benedetti fondi da destinare al Mezzogiorno, per il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi. Ma più che ad una querelle io penso ad un vero e proprio ricatto, che ha un'origine, se non proprio mafiosa, sicuramente molto dubbia. Un ricatto iniziato con la minaccia della creazione di un fantomatico partito del sud e che continua tutt'ora, anche dopo che, a quanto pare, i soldi per il sud sarebbero stati trovati. E sempre a spese dei cittadini, ci mancherebbe altro. E c'è anche il placet della Lega, che ha dovuto accettare ob torto collo.
Questa storia non mi piace per niente, sia perchè si aggiunge ad altri episodi strani che si sono sommati in questo periodo, come la riapertura delle indagini sulla morte di Borsellino, o le minacce di una prostituta e la sua determinazione ad andare avanti. Sarà una mia ipotesi di marcata matrice dietrologica, ma in tutti questi movimenti io ci vedo tanta mafia e tanti soldi che verranno sottratti ai contribuenti, per foraggiare cantieri inutili , opere inutili, azioni che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo del Mezzogiorno. Proprio lo stesso goirno in cui l'ISTAT ci informa che la povetà del sud è paurosamente aumentata. Nonostante il sud sia stato per anni foraggiato dalla Cassa per il Mezzogiorno, che adesso torna con una luce molto sinistra.

lunedì 13 luglio 2009

Beppe Grillo e le primarie del PD.

Dopo Franceschini, Bersani, Marino e Adinolfi (non lo sa praticamente nessuno, ma esiste anche la sua candidatura), anche Beppe Grillo si è aggiunto all'elenco di candidati alla carica di segretario del PD: http://www.youtube.com/watch?v=lwPNmScWgQQ.
Sarà difficile che alla fine se ne faccia qualcosa, tanto per essere chiari il regolamento così recita: “Per potersi candidare alla primarie del partito democratico è necessario innanzitutto essere iscritti al partito alla data nella quale vengono convocate le elezioni (ovvero, il 26 giugno). Tutte le candidature debbono essere sottoscritte da almeno il 10% dei componenti l’Assemblea Nazionale uscente, oppure da un numero di iscritti compreso tra 1500 e 2000, distribuiti in non meno di cinque regioni, appartenenti ad almeno tre delle cinque circoscrizioni elettorali per il Parlamento europeo. Il passaggio successivo è raccogliere nelle assemblee dei circoli del Pd il sostegno degli iscritti. Alla fine ad essere ammessi sono i primi tre che superano almeno il 5% su base nazionale e comunque tutti quei candidati (fino a un massimo di sei) che superano comunque il 15%. Un comunicato del Pd, infine, precisa che: "per candidarsi a segretario nazionale del Partito Democratico, in base allo Statuto, occorre essere iscritti ed essere in regola con i requisiti d'iscrizione: riconoscersi nel Manifesto dei valori, nel Codice etico e nello Statuto del Pd. Per votare alle consultazioni primarie invece non c'è bisogno di avere la tessera del partito. Potranno infatti votare, il 25 ottobre, tutti i cittadini che si dichiarino elettori del Pd, riconoscendosi nella sua proposta politica e sostenendolo alle elezioni".
Non so che connotato dare a questa candidatura, Beppe Grillo è un uomo forte, in grado di sparigliare le carte ma, allo stesso tempo, non è quella persona che serve per tenere unito un partito che minaccia, un giorno si e l'altro pure, una scissione. Beppe Grillo è una bomba che rischia di far saltare in maniera irreversibile i già fin troppo delicati equilibri del partito. In questo momento al PD serve un abile mediatore che sappia lenire le dolorose frizioni interne (basti ricordare la dichiarazione della senatrice Binetti, la quale ha dichiarato che, se dovesse vincere Marino, lascerebbe il Partito, a meno che il collega senatore non riveda alle sue idee sulle termatiche di fine vita). Perchè il PD, come il PDL, non essendo partiti nati dal basso, non riusciranno mai ad essere dei veri e propri partiti. Ma mentre il PDL ha trovato nel presidente del consiglio il suo collante, il PD non riesce a trovare un leader altrettanto cattivo, caimano, tanto per utilizzare un termine abusato, in grado di mettere a tacere o, se vogliamo, di conciliare, tutte le varie anime del partito.
Ma il sasso nello stagno è stato gettato, ora si tratta solo di aspettare e vedere quello che succede.