
"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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martedì 28 settembre 2010
la finestra sul porcile
mercoledì 10 febbraio 2010
Via il prosciutto dagli occhi, prima di parlare.
Stramattina volevo fare un altro post, ma mi ha porto il fianco la frase di un ospite alla trasmissione radiofonica Istruzioni per l'uso, il quale ha dichiarato che proporrà una class action contro Massimo Ciancimino, in quanto lui si sente offeso dalle dichiarazioni di quest'ultimo, che avrebbe rivelato un rapporto fra la mafia e il nascente partito Forza Italia e che anzi questo partito sarebbe nato proprio per volere dell'organizzazione criminale. A questo ospite, di cui non ho fatto in tempo a conoscere il nome, vorrei dire alcune cose.
Intanto gli vorrei ricordare che Forza Italia votò contro la class action e questa norma riuscì a passare solo per l'errore di un parlamentare dello stesso partito che per sbaglio votò a favore del provvedimento e che poi si dilungò, anche sulla stampa, in un pianto greco di infinite scuse ai colleghi, come se avesse commesso chissà quale nefandezza, invece si trattava semplicemente di dare maggiori diritti ai cittadini. Naturalmente il governo allora in carica terminò anzitempo il proprio mandato e lo stesso provvedimento fu falcidiato dall'esecutivo che gli sopraggiunse, cioè quello attuale, il quale pur lasciando inalterati molti dei provvedimenti dell'esecutivo precedente, come la tanto sbandierata riduzione delle tasse o fallendo altri obiettivi che vengono ostentati per convenienza elettorale, come una buona legge sul fine vita, mise subito mano a quella norma, rendendola sostanzialmente inefficace, oltre che posticipata di un anno e mezzo.
C'è da dire, poi, ai distratti elettori di Forza Italia prima e del PDL poi, di cui immagino che quell'ospite sia un rappresentante, che non c'era bisogno nè di Ciancimino Jr, nè dei Graviano, nè di Spatuzza, per sapere che Forza Italia era in forte odore di mafia quando nacque e questo non è per le parole dei soliti comunisti, ma del più fedele alleato dell'attuale esecutivo, la Lega, che, quindici anni fa, chiosava contro l'attuale leader del partito e del governo, proponendogli dieci domande veramente imbarazzanti, per chi le riceveva, altro che le dieci domande di Repubblica sulle lenzuola del premier, in cui di paventava la collusione tra l'organizzazione criminale e quello che il senatur allora definiva 'il mafioso di Arcore'. Niente di nuovo, dunque, egregio signore, solo la conferma di fatti vecchi, già noti a chi si informa regolarmente e non va a votare come si va a una partita di calcio, facendo il tifo per la propria squadra, nonostante i componeneti siano delle schiappe o si vendano le partite nei giri di scommesse.
Leviamoci il prosciutto dagli occhi e cerchiamo di guardare in faccia la realtà, il voto è una cosa importante e, se oltre al voto di scambio, ci mettiamo anche la vittoria a tutti i costi, come ha fatto ultimamente Di Pietro con l'avallo della candidatura di De Luca, allora è chiaro che la pessima politica ci accompagnerà per altri cinquant'anni, se basteranno.
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paolo giannuzzi
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lunedì 17 agosto 2009
I sentimenti dei cittadini italiani.
In questo periodo ferragostano ci sono notizie che in qulache modo si intrecciano tra di loro e completano il quadro con l'atteggiamento che tennero tutti i nostri politici in occasione della proposta dei famigerati e vituperati Dico. Ma andiamo per ordine.
Il premier ci dice che è in procinto di sferrare un duro attacco alla malavita, organizzata e non, alla corruzione e al malaffare. Ma a sentire queste frasi, a parte le parole da film d'avventura utilizzate, forse per far colpo su chi ascoltava, viene da sorridere se si pensa che ha ospitato nella sua villa gente condannata per mafia e per corruzione e lui stesso è stato processato a più riprese per diversi reati e salvato da prescrizioni e leggi fatte ad hoc per permettergli di sfuggire alla giusta detenzione. Quindi, se mai ci sarà una reale lotta alle 'forze del male', siamo certi fin da ora che questa si fermerà sulla soglia degli interessi personali di chi la gestirà.
Fa notizia, poi, il figlio di Bossi che mangia nella mensa riservata esclusivamente ai parlamentari. Ora, a parte lo stipendio e i privilegi legittimi di cui godono i parlamentari leghisti a spese dello Stato, pur continuando a parlare di Roma ladrona e dei meridionali furbi e vagabondi. Ad esempio basta notare il modo con cui sono state presentate le statistiche sulle pensioni di invalidità, 'circa il 50% sono al sud', come se fosse un'infamia. Invece vuol solo dire che oltre il 50% sono al nord. Ma, al di là di questo, ci sono controlli ferrei su questo settore, se qualcuno ha qualcosa da dire faccia delle denunce circostanziate, altrimenti stia zitto. Dicevo, parlano di Roma ladrona, ma evidentemente vale solo per criticare, quando si tratta di prendere non c'è problema. Come la Gelmini per la quale la meritocrazia vale solo per gli altri, per lei che ha percorso oltre 1000 chilometri per passare l'esame di abilitazione, per lei tutto questo non vale. E così via fino ad arrivare come dicevo all'inizio ai Dico, che sono operativi da anni nel regolamento dei parlamentari, ma guai a parlarne e soprattutto a proporli come diritti dei cittadini. Il fatto è che chi ci governa non ha in mente il concetto fondamentale che la legge è uguale per tutti e quindi parla e decide senza aver prima fatto un sano esame di coscienza sulle proprie carenze morali. Diciamocelo, siamo italiani, prìncipi dell'eccezione e dello scavalcamento delle regole. E in questa ottica perversa la casta dei parlamentari finisce per non suscitare più rabbia, né indignazione, ma semplicemente invidia.
giovedì 6 agosto 2009
Il mantello rosso.
Il trucco è ormai vecchio e consunto, ma continua ad essere utilizzato e, quel che è peggio, a funzionare. Rappresentanti della Lega Nord sparano proposte, dettando l'agenda dell'informazione. L'opposizione, se così si può ancora chiamare, si indigna seguendo il mantello rosso come un toro, furioso e al tempo stesso vuoto di idee e di iniziative. Gli alleati fanno finta di indignarsi, ma intanto, sotto sotto, approfittano della confusione per fare altre cose in silenzio. A quel punto si fa marcia indietro lamentando i soliti equivoci da parte di una stampa carogna, si fa finta quindi di chiarire, di aggiustare il tiro. Nel frattempo gli elettori sono stati raggiunti, hanno capito che il parito va nella direzione auspicata ma le cose non si possono fare perchè ancora non ci sono i numeri, ma presto o tardi ci si arriverà. Questo è il clichè che si è puntualmente ripetuto ogni volta, per innumerevoli volte, che l'attuale capo del governo ha pronunziato determinate frasi che poi si è premurato di smentire il giorno dopo. Questo è accaduto quando Salvini ha insultato i napoletani, quando ha chiesto pullman separati per gli immigrati, quando qualcun altro ha chiesto le impronte digitali per i clandestini, classi separate per gli extracomunitari, maestri del nord al nord o esami di dialetto e giù giù fino ad arrivare alle gabbie salariali, smentite il giorno dopo senza sapere che era rimasta un'impronta sulla Padania del giorno prima. Così come era rimasta un'impronta sullo stesso giornale riguardo la definizione di Bossi nei confronti del suo alleato, il mafioso di Arcore. Per finire agli attacchi alla bandiera, quella stessa con cui sempre Bossi ci si sarebbe pulito il sedere, per dirla con un eufemismo, e quella stessa che pare non essere più adeguata a rappresentare gli italiani, almeno non senza averle affiancato altri simboli regionali. Insomma una elencazione molto triste, dove la tristezza sta nel non trovare nell'opposizione qualcuno che sia in grado di dettare lui l'agenda politica, con proposte serie, non dettate da mere esigenze elettorali. Tranne il solito Di Pietro, giudicato eversivo per il solo motivo di aver osato criticare educatamente e rispettosamente il Capo dello Stato. Ben venga dunque l'alleanza fra dipietristi e grillini. Gliene diranno di tutti i colori, ma credo fermamente che sia l'unica cosa buona dell'attuale panorama politico, visto che quello che, forse ancora per poco, è il maggior partito dell'opposizione è in coma profondo e nonostante ciò si è permesso il lusso di sbarrare le porte ad un comico e di infangare l'unico candidato alle primarie che avrebbe potuto portare qualche novità. Ben venga, è ora di vedere quanto pesa in Italia il popolo della rete.
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paolo giannuzzi
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