"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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domenica 1 settembre 2013

Nove settembre

Ci lasciamo alle spalle un mese di agosto che ha dell'incredibile.
Minacce di guerra vengono dal mondo. In Siria infatti sta per consumarsi l'ultimo atto di una serie di trasgressioni che da anni hanno insanguinato il Paese e che, Dio non voglia, porteranno ad una guerra dagli esiti imprevedibili, come tutte le guerre. L'America, come sempre, sotto i panni dell'alfiere della pace, nasconde i panni feroci del conquistatore senza scrupoli. E' un peccato che in questi panni, questa volta, ci sia Obama, un uomo che molti di noi avevano salutato come nuovo e che invece ha dimostrato di non essere molto diverso da chi lo ha preceduto. Questo, se ce ne fosse ancora bisogno, ci dimostra come non sono le persone che dovrebbero fare la storia, ma le idee portate a spalla dalla gente.
In Italia, come negli ultimi vent'anni, le sorti della nazione sono appese al destino di un uomo solo. Un pregiudicato, condannato per un reato odioso come la frode fiscale, un uomo delle istituzioni che ha gabbato i propri elettori, i quali continuano a stargli dietro e a perdonarlo. E questo nonostante politicamente abbia fatto errori madornali e si sia sottoposto a grossolane contraddizioni. Come l'approvazione di leggi che poi si sono rivelate incostituzionali. O il fatto che in più occasioni ha fatto approvare leggi contro le quali poi si è schierato per la loro abrogazione: parlo della legge sull'IMU, voluta dal suo governo, o della legge anti-corruzione, contro la quale oggi tuona per una presunta illegittimità, infine le leggi sulle droghe leggere e sull'immigrazione, volute dai suoi governi e contro le quali ieri ha firmato i referendum abrogativi.
Il giorno 9 settembre sarà il d-day, nel mondo si deciderà per l'attacco alla Siria e forse per l'inizio della terza guerra mondiale, che porterebbe morte distruzione, azzeramento e ripartenza. Con tutti gli orrori ma anche le opportunità, per qualcuno, che questo comporta. In Italia, si deciderà delle sorti di un uomo che il buon senso vorrebbe cacciato a calci dal Parlamento e dalla storia senza nessuna possibilità di appellarsi ad alcun cavillo.
Speriamo che in tutti e due i casi si decida per il meglio, che, per una volta nella storia dell'umanità, e non solo nelle favole, il bene vinca sul male e il buon senso sul furbo opportunismo.

mercoledì 13 aprile 2011

Le false emergenze.

Come al solito si punta sulla paura, sull'emergenza, dimenticando quali sono le emergenze reali e sventolando le finte emergenze come si fa con le sentinelle quando si buttano dei sassi per fare rumore in un punto diverso da quello attraverso il quale si cerca di entrare.

Sì, perché l'emergenza immigrazione non esiste. Gli immigrati sono poche migliaia. Il governo potrebbe risolvere il problema come gli pare. Vogliono rimpatriarli, lo facessero, vogliono distribuirli nelle regioni d'Italia, lo facessero in fretta, si prendessero una buona volta la reponsabilità per la quale sono pagati profumatamente e agissero mettendoci la faccia. Anzi, siccome questa finta emergenza era ampiamente prevista, quello che dovevano fare avrebbero già dovuto farlo molto tempo prima.

L'Europa non ci ha aiutato. Ma cosa si pretende dall'Europa, lì contano i numeri, mica come qui da noi che bastano le chiacchiere. Dai dati dell’Onu (World Population Report 2010) risulta che l’Italia negli ultimi anni ha subito un forte incremento di immigrati: oggi sono circa 4,3 milioni pari al 7,1% della popolazione. Ma è la percentuale più bassa d’Europa. Con l’Austria al 15%, la Germania al 12,3% (10 milioni di immigrati), la Francia al 10,2% (6,2 milioni), la Spagna al 10,8% (4,8 milioni) e solo il Belgio sta come noi. Ma ci sono gli immigrati che chiedono asilo politico. Allora? Anche in questo caso la risposta sta nei numeri, quelli forniti nel rapporto annuale dell’UNHRC, la commissione delle Nazioni Unite sui rifugiati. Quei dati ci dicono che nel 2010 la Francia è stato il paese del mondo, dopo gli Stati Uniti, con il maggior numero di richiedenti asilo: 47.800, seguito dalla Germania con 41.300, dalla Svezia con 31.800 e dal Regno Unito con 22.100 richieste. L’Italia, che in passato aveva dovuto evadere un numero piuttosto elevato di pratiche arretrate (30.000 nel 2008), nel 2010 ha avuto soltanto 8.200 richieste di asilo, un sesto di quella francesi. Con questi numeri, non era difficle prevedere la risposta che hanno ricevuto i ministri Frattini e Maroni dall'Europa. E' inutile che quest'ultimo faccia il finto offeso per attirare il consenso dei suoi elettori, a dispetto il flop della sua azione ministeriale (inutile ricordare che l'esercito nelle strade non è servito e non è durato, le ronde sono miseramente fallite).

I veri problemi dell'Italia sono la benzina che si avvicina ai 2 euro a litro, i giovani che sono disoccupati 1 su 3, l'evasione fiscale che, depurata dei soldi dei dipendenti statali, che non possono evadere, raggiunge punte del 66%. Questi sono i problemi, altro che immigrati e processi brevi. Su queste sfide sono anni che gli italiani aspettano ancora una risposta.

giovedì 4 febbraio 2010

Immigrati: quello che penso.

Prima col mio amico Luigi, poi col mio amico Antonio, mi sono trovato a parlare del cosiddetto problema degli immigrati e tutt'e due mi hanno messo in difficoltà, anche perchè, non essendo io un politico o un giornalistaho fatto fatica a chiarire il mio pensiero coonfortandolo con dei dati che potessero contrastare in maniera efficace il tam tam dei mass.media. Hai ragione tu, Antonio, quando dici che nè il precedente esecutivo di sinistra, nè l'attuale esecutivo di centro-destra, hanno fatto nulla di concreto, nonostante i proclami di quest'ultimo, pwer risolvere il problema dell'immigrazione. Ma la domanda che io voglio porre ad ambedue i miei amici è la seguente: c'è davvero bisogno di fare qualcosa? Esiste davvero un problema immigrazione? Vediamo.
In Italia, dal 2002 esiste la Legge Bossi Fini che, a sua volta, aveva modificato la Legge Turco-Napolitano, del 1998. Essa prevede che l'espulsione, emessa in via amministrativa dal Prefetto della Provincia dove viene rintracciato lo straniero clandestino, sia immediatamente eseguita con l'accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica. Gli immigrati clandestini, privi di validi documenti di identità, vengono portati in centri di permanenza temporanea, istituiti dalla legge Turco-Napolitano, al fine di essere identificati. La legge prevede il rilascio del permesso di soggiorno, della residenza e cittadinanza italiana alle persone che dimostrino di avere un lavoro o un reddito sufficienti per il loro mantenimento economico. A questa regola generale si aggiungono i permessi di soggiorno speciali e quelli in applicazione del diritto di asilo. La norma ammette i respingimenti al Paese di origine in acque extraterritoriali, in base ad accordi bilaterali fra Italia e Paesi limitrofi, che impegnano le polizie dei rispettivi Paesi a cooperare per la prevenzione dell'immigrazione clandestina. Le navi di clandestini non attraccano sul suolo italiano, l'identificazione degli aventi diritto all'asilo politico e a prestazioni di cure mediche e assistenza avvengono nei mezzi delle forze di polizia in mare. Per questa legge era stata sollevata da vari tribunali una questione sulla legittimità costituzionale, ma la Corte Costituzionale, nel 2007, ha sancito che il rapporto reato-pena previsto nella legge Bossi-Fini non viola il canone della ragionevolezza e ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità sollevate. Si può essere op meno daccordio con questa legge, ma sicuramente, al conttrario di altri settori,, in questo non esiste un vuoto legislativo da colmare, tutto il resto è populismo e permanente campagna elettorale. Ma passiamo a qualche dato, tanto per avevre un'idea di cosa stamo parlando.
Si stima che in Italia siano presenti presenti circa 4 milioni di immigrati regolari di cui più della metà sono presenti da oltre 5 anni. Il 73,2% di queste persone lavora regolarmente, il tasso di disoccupazione invece è dell'8,3%. Si stima che la presenza di immigrati che lavorano porta ad un gettito fiscale complessivo di circa 4 miliardi di euro annui, a fronte di 137 milioni di euro per interventi di assistenza. Gli immigrati incidono positivamente sul PIL per il 9% e costituiscono una fonte di ricchezza anche per i Paesi di origine, attraverso le rimesse. Per quanto concerne il problema criminalità, poi, da più parti, i commentatori e gli studiosi del fenomeno sono concordi nel dichiarare che un'emergenza ceriminalità legata agli immigrati non esiste. Se poi si considera che solo un quinto delle denunce presentate contro cittadini stranieri riguarda immigrati regolari, allora si può concludere che non è un problema di immigrazione in senso assoluto, ma di integrazione degli immigrati che, una volta regolarizzati, abbassano notevolmente il proprio tasso di criminalità, anche al di sotto dei livelli autoctoni.
Sarò cieco, ma io tutto questo problema non lo vedo, non credo che gli immigrati ci rubino il lavoro, nè le donne, nè tantomeno la sicurezza. Tutto il resto, ripeto, è solo campagna elettorale permanente, perchè la paura intorbida l'ambiente e nel torbido c'è sempre qualcuno che pesca bene.

venerdì 21 agosto 2009

Criminalità e immigrazione, sfatiamo un luogo comune.

Voglio chiudere la settimana e aprire un breve periodo di ferie con un tema di grande attualità, quale è quello dell'immigrazione legata a eventi criminosi, con l'obiettivo di sfatare un tabù, attraverso una relazione (CRIMINI E IMMIGRATI di Milo Bianchi, Paolo Buonanno e Paolo Pinotti, 03.02.2009) che fornisce dei dati obiettivi sul fenomeno. Certamente è un articolo datato ma, intanto ci dice che il modo dipensare a certe cose non muta nel tempo, le leggende metropolitane nascono nella notte dei tempi per ragioni misteriose e poi sono dure a morire, inoltre esprime dei concetti che certamente non sono astratti ma che invece sono supportati da numeri.
"L'allarme sociale, destato dal presunto aumento dei crimini legati all'immigrazione, domina ormai il dibattito politico e sociale nel nostro paese. Tuttavia, i dati mostrano una realtà diversa. Dal 1990 al 2003 il numero di permessi di soggiorno in rapporto al totale della popolazione residente si è quintuplicato, mentre non c'è alcun aumento sistematico della criminalità, che anzi mostrerebbe una lieve flessione. Gli stessi dati sembrano inoltre escludere l'ipotesi di una relazione causale diretta tra immigrazione e criminalità.
Nell’immaginario collettivo, l’immigrazione è da sempre associata alla criminalità. I risultati dell’indagine 'National Identity Survey' confermano che, in quasi tutti i paesi europei, la maggior parte dei cittadini è convinta che gli immigrati aumentino il tasso di criminalità. (i risultati dell’indagine sono integralmente disponibili all’indirizzo http://www.issp.org/data.shtml)
L’evidenza empirica, tuttavia, perlomeno in ambito economico, si concentra prevalentemente sugli effetti dell’immigrazione sul mercato del lavoro (salari, occupazione) e sulla spesa per lo stato sociale, trascurando completamente l’impatto sulla criminalità. Abbiamo perciò cercato di colmare questo divario e di ancorare il dibattito pubblico ad alcuni dati statistici. Per analizzare l’evoluzione di immigrazione e criminalità nelle province italiane dal 1990 al 2003, abbiamo dunque incrociato le informazioni sui permessi di soggiorno e sul numero di crimini denunciati, provenienti rispettivamente dagli archivi del ministero dell’Interno e della Giustizia. Ovviamente, questi dati sottostimano l’effettiva entità sia dell’immigrazione che della criminalità per la presenza di immigrati irregolari e di crimini non denunciati. Si può tuttavia mostrare che, sotto alcune ipotesi, la componente osservata dei due fenomeni fornisce una buona approssimazione di quella non osservabile. Per quanto riguarda l’immigrazione, abbiamo verificato che l'approssimazione è estremamente accurata utilizzando le domande di regolarizzazione, presentate durante le sanatorie del 1995, 1998 e 2002, per stimare il numero di immigrati irregolari e la loro distribuzione sul territorio. L’analisi rivela alcuni risultati in controtendenza rispetto al comune sentire (nostro articolo “Do immigrants cause crime?” - Paris School of Economics Working Paper No. 2008-053). Durante il periodo preso in esame, il numero di permessi di soggiorno in rapporto al totale della popolazione residente è quintuplicato, da meno dello 0,8 a quasi il 4 per cento. A tale crescita non è tuttavia associato alcun aumento sistematico della criminalità, che mostrerebbe invece una lieve flessione. A livello nazionale, dunque, non emerge alcuna correlazione significativa tra immigrazione e criminalità. Una correlazione positiva emerge invece a livello locale. In particolare, le province che hanno attratto un maggior numero di immigrati, in rapporto alla popolazione, hanno registrato anche tassi di criminalità più elevati. Distinguendo tra le principali categorie di reato emerge che la correlazione è dovuta esclusivamente ai reati contro la proprietà, che rappresentano quasi l’80 per cento dei crimini denunciati. I crimini violenti (e in particolare gli omicidi) si concentrano infatti nel Mezzogiorno, dove l’immigrazione è a livelli minimi. Le province del Centro-Nord si caratterizzano invece per una più alta presenza straniera e, al contempo, per una maggiore incidenza di reati contro la proprietà. L'associazione potrebbe essere dovuta all’esistenza di una relazione causale tra i due fenomeni oppure ad altri fattori che incoraggiano sia la presenza straniera che i furti, come ad esempio la maggiore ricchezza e urbanizzazione delle province settentrionali. Per distinguere tra le due ipotesi, abbiamo utilizzato dati sulla migrazione dai principali paesi di origine verso il resto d’Europa. Identifichiamo così la componente dei flussi migratori che dipende esclusivamente da shock esogeni nei paesi di origine, come guerre, crisi politiche ed economiche. Questi fenomeni aumentano l’emigrazione, e quindi potenzialmente l’immigrazione in Italia, senza essere correlati con fattori che influiscono direttamente sull’attività criminale nelle province italiane. La correlazione tra tale componente esogena e il tasso di criminalità nelle province italiane non è significativamente diversa da zero. Il risultato suggerisce che, nel periodo preso in esame, l’immigrazione in Italia non ha avuto un effetto causale significativo sul livello di criminalità."
Questi pochi dati ci dicono che gli immigrati non sono delinquenti, ma semplicemente persone che popolano spesso le fasce più deboli della società. Come dicevo anche nel post di ieri, vengono controllati e arrestati più spesso degli italiani e poi, non avendo spesso un domicilio abituale, non possono usufruire degli arresti domiciliari. Il fenomeno certamente è complesso e richiede risposte articolate. Anche per questo servirebbe avere al potere persone competenti, disponibili ad agire di fioretto e non gente accecata dal mero ritorno in termini di gradimento elettorale immediato e che, per questo, preferisce agire di sciabola.

lunedì 18 maggio 2009

Immigrati, stipendi e politica stracciona

Si parla, in questo periodo, degli immigrati, che sarebbero la rovina dell'Italia. Mi capita spesso di sentire persone che ne parlano come di una autentica sciagura. Sembrerebbe che quei poveri disgraziati ci rubano i posti di lavoro, ci violentano le donne e chissà cos'altro. Personalmente non percepisco questo dramma gonfiato, questo sì, dai media, al contrario della crisi economica, a meri fini elettorali. Io credo che quando una persona va via dalla propria terra, lo fa perchè è disperato. Io non fuggirei dal mio paese, non rischierei la vita, non abbandonerei casa, affetti, luoghi, ricordi, per andare a fare una gita nel mediterraneo, col rischio di rimetterci la pelle. Io non lo farei, ma credo che nesuno di noi lo farebbe. Se qualcuno lo fa è, non solo povero, ma anche disperato, esasperato da una situazione pessima che si è venuta a creare nel posto di origine e magari è abbagliato dal miraggio di lustrini e paillettes che appaiono al di là del mare, attraverso la diffusione da parte di TV non sempre aderenti alla realtà. Detto questo, qualcuno mi deve spiegare, poi, che senso ha cercare di arginare un'onda di queste dimensioni, cercando di erigere una barriera che per forza di cose non può reggere. Io credo che la politica sia l'arte della diplomazia. Secondo me bisognerebbe ricominciare a fare delle missioni diplomatiche nei Paesi di origine, cercare di scoprire e magari iniziare a lavorare sulle cause di tutte quelle fughe. Poi bisognerebbe lavorare sull'integrazione degli immigrati, come fecero i romani ai tempi delle invasioni barbariche e come sta facendo l'America, che ha appena eletto alla più alta carica istituzionale un immigrato. E poi qualcuno mi deve spiegare come stanno i dati sulla sicurezza. Quanto è cambiata dall'insediamento di questo governo, che sul tema aveva impostato la propria campagna elettorale lo scorso anno.
Un pò come sulle tasse, salvo scoprire che, dopo un anno, abbiamo gli stipendi più bassi d'Europa (del 17%), proprio per colpa delle tasse medesime che, ma guarda un pò, vengono pagate prevalentemente dai dipendenti, mentre i liberi professionisti si sono visti depennare l'unico provvedimento della tracciabilità, istituito dal precedente esecutivo e da tutti i governi europei.
Ma torniamo agli immigrati. La sicurezza è migliorata o è peggiorata? Perchè non se ne parla? Perchè nessuno pone l'accento sui fatti di cronaca di cui sono protagonisti in positivo pakistani e nigeriani? E certo che siamo in campagna elettorale e non si possono fare domande scomode. Ma sollevare un polverone sulla pelle e sui sentimenti di poveri disgraziati, francamente mi sembra un modo barbaro di fare politica, altro che arte della diplomazia!

mercoledì 1 aprile 2009

Li abbiamo già dimenticati

E dire che Fabrizio Gatti, giornalista dell’Espresso, lo aveva detto. Sta arrivando una nuova ondata di africani. Chi doveva sapere era certamente stato messo al corrente. E forse non è finita qui. Altri ne arriveranno nei prossimi giorni. Gente disperata, che non prova certamente piacere a lasciare la propria terra, i propri affetti, la propria vita. Per rincorrere un sogno di civiltà, negato per sempre da governi avari di democrazia, ingordi di potere e di ricchezze. Sì, perché l’Africa è un continente ricco. In Africa hanno di tutto. Materie prime, pascoli, terra, acqua, diamanti, uranio (quello delle centrali nucleari, per intenderci) ... tutto, ma non hanno le banche. E nonostante ciò non stanno bene lo stesso, perché hanno sul collo gli interessi delle banche di altri paesi. Vanno lì, comprano la terra, nella terra coltivano soja, mais, cibo e portano via il cibo agli africani. Stanno succedendo casini in tutto il mondo, perché sarà la guerra del cibo.
Depredati dall’interno e dall’esterno, dunque, e costretti a fuggire, dopo aver pagato a caro prezzo il gesto. Per arrivare, se tutto va bene, in posti dove verranno discriminati, insultati, cacciati. Già, se tutto va bene. Ieri non è andato tutto bene. C’è chi parla di un centinaio di persone disperse nelle acque davanti alla Libia e chi sostiene che siano addirittura duecento; fonti che affermano che almeno due imbarcazioni sono naufragate e chi dice, invece, che a ribaltarsi è stata una sola carretta del mare con 253 migranti a bordo: una delle poche certezze è che un altro barcone, con oltre 350 clandestini, è tornato in porto solo grazie all'intervento di una nave italiana. Si sono dati i numeri del lotto, per tutta la giornata di ieri, poi il silenzio. Oggi la notizia non si trova più da nessuna parte. Dimenticati, divorati dal G20, dall’arrivo di Obama, dalle dichiarazioni di questo o di quell’altro, dai proclami, dalle finte proposte. Nella nostra frenetica bulimia, abbiamo divorato anche loro. In fondo erano solo … boh … chissà quanti disperati in cerca di una vita migliore che sono passati a miglior vita e che nessuno, neanche i familiari, ricorderanno più.