"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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lunedì 5 aprile 2010

L'omelia del giorno di Pasqua.

Sono stato in chiesa, il giorno di Pasqua, per ascoltare la santa messa. Sempre, ogni domenica, sono un credente. Ma l'omelia di ieri, come a volte accade, mi è rimasta sul gozzo e non va giù. Mi chiedo, sono io o sono loro? Il sacerdote ha parlato di aborto e di eutanasia, vaneggiando sul fatto che i politici dovrebbero legiferare contro questi mali dell'umanità. Qualcuno potrebbe dire che non ha torto, che in fondo il sacerote queste cose le deve dire, non può fare diversamente. Personalmente non la penso così. Io credo che la Chiesa debba limitarsi ad educare la società, i sacerdoti ci devono dire cosa è giusto e cosa non lo è. Io credo che Dio, nella sua infinità bontà ci ha fatto liberi di scegliere il bene e il male. Nulla è impossibile a Dio, e se egli avesse voluto ci avrebbe fatto tutti buoni e nel mondo non ci sarebbe stato il dolore e la sofferenza. Così non è, nel mondo c'è la brava gente e ci sono i mascalzoni. E a questi si deve rivolgere la Chiesa per cercare di convincerli che sbagliano e riportarli all'ovile. Ma poi il ruolo finisce e la Chiesa non deve più intervenire. La politica deve tutelare tutti, credenti e non credenti, cattolici, ebrei, musulmani, buddisti, atei, tutti. Se un ateo decidesse di morire per le terribili sofferenze cui è costretto da una lunga malattia che non gli lascia scampo, perchè non dargli tale possibilità. Così l'aborto, se una donna rischia la vita o fosse in una situazione limite per la quale dovesse decidere per l'aborto, perchè non darle tale possibilità? Ripeto, io non sono per l'aborto o per l'eutanasia, ma credo che chiunque deve poter decidere in piena autonomia, avendone gli strumenti. La gente deve essere informata e responsabilizzata, poi ognuno decide secondo coscienza. In definitiva, non mi è sembrata una buona omelia quella di ieri, e proprio nel giorno della massima espressione del cristianesimo.

martedì 20 ottobre 2009

Una buona notizia.

Anche l'Italia, seppur con vent'anni di ritardo rispetto ad altri Paesi europei, sblocca il percorso della Ru486. Ieri, infatti, il Consiglio di amministrazione dell'Agenzia del farmaco italiana (Aifa) ha dato il nulla osta per l'immissione in commercio del Mifegyne (Mifeprostone), prodotto dalla ditta Exelgyne, "dopo aver espletato gli adempimenti previsti". Lo ha comunicato la stessa Agenzia in una nota, sottolineando che "il percorso seguito è stato assolutamente rispettoso dell'iter procedurale previsto dall'Emea (l'Ente regolatorio europeo) per il mutuo riconoscimento di un farmaco, verificandone efficacia, sicurezza e compatibilità con le leggi nazionali nel rispetto e a tutela della salute della donna. Condividendo le preoccupazioni di carattere etico che anche questo metodo di interruzione volontaria della gravidanza comporta, la Determina che verrà pubblicata in Gazzetta Ufficiale - prosegue l'Aifa - rimanda a Stato e Regioni le disposizioni per il corretto percorso di utilizzo clinico del farmaco all'interno del servizio ospedaliero pubblico, così come previsto dagli articoli 8 e 15 della legge 194 del 1978, e di cui l'Aifa non ha titolarità". Una decisione giunta "dopo uno scrupoloso iter di verifiche scientifiche, tecniche e legislative che ha richiesto molto tempo", rileva l'Aifa. "Sono state disposte restrizioni importanti all'utilizzo del farmaco, al solo fine della massima tutela della salute del cittadino, compito primario dell'Agenzia". Il disco verde del Cda "pone finalmente fine al possibile utilizzo improprio del farmaco e sgombra il campo da qualsiasi possibile interpretazione di banalizzazione dell'aborto e dal suo impiego come metodo contraccettivo". L'Aifa "naturalmente continuerà a offrire la propria competenza tecnico-scientifica alle Istituzioni, e al Senato in primis, per quanto concerne il percorso applicativo del provvedimento adottato".
Anche da noi, dunque, si dà l'avvio alla modalità non invasiva di interruzione della gravidanza, seppur con maggiori restrizioni che non in altri Paesi, non ultima la possibilità di utilizzo entro le prime sette settimane, anziché nove. E se è vero che questo va nella direzione della maggiore tutela della salute delle donne non possiamo che esserne lieti, indipendentemente da quello che uno può decidere o semplicemente pensare nella prospettiva di un aborto. Sicuramente questa è una buona notizia, diminuiranno gli interventi chirurgici, i traumi, pur nella salvaguardia fornita dalle strutture ospedaliere, perché è solo lì che si può somministrare il nuovo farmaco, nel rispetto di quanto prescritto nella 194. Una bella giornata di democrazia e di diritti, dunque. Speriamo che nel prossimo futuro, di queste giornate, ce ne possano essere altre.

lunedì 3 agosto 2009

Aborto e vecchi trucchetti.

Voglio riprendere il tema dell'aborto, peraltro già trattato, sebbene da un altro punto di vista, da questo blog. Lo spunto è una vecchia storia che mi è stata riferita.
Immaginiamo un ragazzo la cui dolce metà, trascorso il periodo di idillio iniziale, inizia a rintuzzare ogni decisione, che poi non è un vero e proprio litigare, ma è sempre una situazione di limite fra il litigio e la serenità completa. Insomma una situazione di tensione continua. Le giornate passano con la ragazza che mette in atto una serie di trucchetti davvero ingegnosi per portare acqua al proprio mulino; uno di quegli stratagemmi, di particolare perfidia, consiste nel mettere improvvisamente il muso senza alcuna apparente giustificazione, onde portare il ragazzo all'esasperazione e indurlo, dopo qualche ora, ad alzare la voce, per poi sferrare l'attacco decisivo, dichiarando che la causa del suo malumore era proprio la circostanza che lui gridasse durante le discussioni. Ora, questa breve narrazione mi ha fatto venire in mente le imprese dei Centri di Aiuto alla Vita o associazioni simili, legate al fronte antiabortista. La tattica è semplice:
scagliati contro la Legge 194 sull'interruzione di gravidanza, adducendo a sostegno della tua tesi una serie di argomentazioni più o meno plausibili;
nel contempo, infiltra nei consultori e negli ospedali, nel modo più capillare possibile, i tuoi volontari;
rivolgi accorati appelli ai medici ospedalieri, esortandoli ad esercitare in massa l'obiezione di coscienza, penalizzando sistematicamente i medici non obiettori nell'assegnazione di incarichi, promozioni e responsabilità;
fai in modo che gli uni e gli altri accrescano nelle donne il senso di colpa legato all'aborto;
aspetta pazientemente che quel senso di colpa favorisca l'insorgere di problemi psicologici in alcune delle donne che hanno interrotto la gravidanza;
aspetta pazientemente che l'inevitabile dilagare dell'obiezione di coscienza renda il ricorso all'interruzione di gravidanza abbastanza difficile da far sì che gli aborti illegali tornino ad aumentare;
aggiungi l'aumento degli aborti illegali e le suddette difficoltà psicologiche, che tu stesso hai contribuito a determinare, alle motivazioni che dovrebbero indurre a ritenere la Legge 194 inefficace, nonché foriera di gravi disastri e calamità.
Credo che sia tutto chiaro: si tratta di tautologie belle e buone, logicamente assai simili alle immagini infinite che si possono ottenere mettendo un oggetto qualsiasi in mezzo a un paio di specchi, e che si potrebbero facilmente smontare adoperando un minimo di logica e di buon senso. Se ci fate caso sono le stesse cose che stanno accadendo in questi giorni anche in occasione dell'introduzione della pillola abortiva. Per ora si è cominciato a consigliare ai medici l'obiezione di coscienza minacciando la scomunica (naturalmente la scomunica vera è la carriera). Ora, io non credo che l'aborto sia una cosa leggera, credo invece che sia una decisione forte che va presa in situazioni particolari. In pratica non si può usare l'aborto come anticoncezionale, per quello ci sono i preservativi. Ma credo che non si possa neanche tornare al disastro degli aborti clandestini che ha preceduto la 194.
C'è altro? Ah, sì, quasi me ne dimenticavo: quel ragazzo si rese conto ben presto dei trucchetti della sua ragazza; così un bel giorno, non appena lei cercò di mettere nuovamente il muso e ricominciare la consueta pantomima, lui si rifiutò di discutere, fece un bel sorriso di sollievo, e con calma, senza gridare, quasi sottovoce, la mandò a cagare. Evoluzione logica di tutti i dispotismi.

giovedì 30 luglio 2009

La pillola abortiva e il conflitto di interessi del ministro Sacconi.

Mi ha colpito, nel panorama informativo di oggi, una notizia che riguarda il ministro Sacconi. Riporto il testo integrale dall'agenzia ASCA:
(ASCA) - Roma, 29 lug - ''Abbiamo scorso velocemente la Relazione al Parlamento sull'attuazione della legge 194/78 - presentata oggi con peraltro sette mesi di ritardo rispetto a quanto prevede la legge - ed abbiamo scoperto che lo stesso Ministro della Salute, Maurizio Sacconi, annuncia che a partire dalla prossima relazione del 2010 sara' aggiunto alla voce ''tipo d'intervento'' la modalita' ''farmacologico''.Evidentemente il ministro da' per scontato il via libera alla pillola abortiva da parte dell'AIFA e la sua diffusione in tutta Italia''. Cosi' Silvio Viale, ginecologo radicale, il primo in Italia ad aver sperimentato la RU486 presso l'Ospedale S. Anna di Torino e Giulio Manfredi, vice-presidente Comitato Nazionale Radicali Italiani.''Ci pare che l'antiscientifica e talebana resistenza di Eugenia Roccella e del Movimento per la Vita stia dando gli ultimi colpi di coda - concludono - anche se la guerriglia dei sanfedisti del 2000 continuera' sotto altre forme''.
La notizia mi ha incuriosito. Viene da pensare subito al decreto perpetrato, in combutta con Eugenia Roccella, nel caso di Eluana Englaro. Un documento che fu preventivamente e poi fattivamente bocciato dal Capo dello Stato. Mi chiedevo, come fa una persona ad essere così determinata nel raggiungimento dell'obiettivo quando si tratta di far rimanere in vita una persona che, nei fatti, viva non è e che comunque non ha un'aspettativa di vita nè lunga, nè dignitosa. Come fa, dicevo, quella stessa persona a favorire l'effettuazione dell'aborto con un presidio che Eugenia Roccella ha definito aborto a domicilio. Anche se quest'ultima, a sua volta, non ha ancora chiarito in maniera inequivocabile la sua posizione. C'è dunque qualcosa che non quadra nell'atteggiamento del nostro ministro, una sorta di dicotomia che potrebbe trovare una spiegazione nel lavoro della moglie, che attualmente presiede Farmindustria. Ora, io non so se c'è un collegamento tra le due cose, ma è certo che il dubbio rimane, così come il dubbio rimane anche in altri settori della pubblica amministrazione e del governo del Paese. Finchè non ci sarà una legge chiara che eviti il conflitto d'interesse a 360°, nessun soggetto può essere credibile nelle sue decisioni, giuste o sbagliate che siano. E questo vale per tutti, dal Capo del Governo, che è il campione del mondo in quanto a conflitti di interesse, ai ministri della Repubblica, di cui fa parte Sacconi, all'ultimo degli impiegati della pubblica amministrazione. Ogni provvedimento, ogni azione, devono poter essere guardati con fiducia, e non con sospetto, dal cittadino che li subisce. Tutti abbiamo il diritto di sapere che dall'altra parte si sta facendo il possibile per risolvere un problema, senza cadere nello squallore degli interessi personali