"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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venerdì 23 luglio 2010

Le nuove linee guida per la somministrazione della pillola RU486

Ricevo da Doctornews due articoli sullo stesso tema realtivo all'approvazione delle linee guida sulla somministrazione dela pillola abortiva RU486. Naturalmente, in questi casi si scatena la bagarre politica e ideologica, dimenticando che i destinatari finali sono i cittadini, in questo caso le cittadine. Dimenticando che le decisioni devono essere prese nell'unico interesse di chi ne usufruirà. Ho un po' messo a posto i due articoli, ricavandone uno solo. Ve li propongo, in modo che ognuno, magari andando a leggere il testo delle linee guida (vi propongo questo sito, ma ce ne sono tanti altri in rete), possa prendere coscienza del problema. Buona lettura!
Il 24 giugno scorso sono state approvate le linee guida ministeriali per il corretto utilizzo della pillola abortiva Ru486. Indicazioni non vincolanti, che ribadiscono i punti considerati fondamentali dal ministero per l'aborto farmacologico. In particolare la necessità della somministrazione e del monitoraggio della procedura in ospedale e di un «consenso pienamente informato», come ha spiegato il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella. «Si tratta di linee guida di massima, che non entrano nei dettagli, proprio in considerazione dell'autonomia delle Regioni». Il tutto nel rispetto della legge 194, «perché questa nuova procedura non scardini le tutele e le garanzie della legge», prosegue il sottosegretario, e del parere del Consiglio superiore di Sanità che aveva sottolineato la necessità del ricovero anche per l'aborto farmacologico in tutte le sue fasi.
Di diverso parere la senatrice Donatella Poretti, Radicali-Pd, segretaria commissione Igiene e Sanità, la quale afferma che le linee guida ministeriali «suonano come una chiara minaccia ritorsiva alle Regioni, tale da configurarsi come abuso di potere. Il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, segnala che "chi dovesse applicare protocolli clinici che ammettono le dimissioni volontarie della donna dopo l'assunzione della prima pillola vanno incontro a irregolarità" tali da "determinare dei problemi sul piano del rimborso della prestazione da parte del servizio pubblico"». Ma, si chiede Poretti, «come si dovrebbe fare per non accettare le dimissioni volontarie che una donna, in caso, farebbe assumendosi le proprie responsabilità»? Forse la sottosegretaria Roccella sta chiedendo alle Regioni di fare trattamenti sanitari obbligatori, contenzioni nei letti, opera di persuasione occulta nei confronti delle donne per trattenerle (inutilmente dal punto di vista sanitario) ricoverate in ospedale?».
D'accordo anche Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, secondo la quale «le linee guida del Governo suonano come un avvertimento alle Regioni per impedire che venga previsto l'utilizzo del farmaco in day hospital. E' inaccettabile - sottolinea - che il sottosegretario arrivi addirittura a ipotizzare la negazione del rimborso della prestazione, da parte del servizio pubblico, alle strutture sanitarie in caso che il ricovero non sia ordinario, cioè di tre giorni».

lunedì 19 aprile 2010

L'utilizzo della pillola RU486.

Ho partecipato, su facebook e nella vita reale, a dialoghi e scambi di idee sulla pillola RU486, dopo l'utilizzo, comunicato ai quattro venti, della prima donna in Italia, e precisamente in Puglia. Francamente mi è venuto da pensare che forse alla notizia era stato dato troppo spazio da parte dei media che, come sempre più spesso accade di questi tempi, enfatizzano cose banali e nascondono notizie reali. Detto questo, fermo restando che in merito non c'è nulla da pensare, nel senso che non ci sono posizioni da prendere perché esiste già una legge che regolamenta il tutto ed è a quella che si devono rifare tutte le decisioni del settore, vi propongo un articolo pubblicato su Doctornews, in cui viene evidenziato un dibattito avuto in occasione di un recente question time fra il ministro Fazio e il deputato dell'IDV, Antonio Palagiano.
«Il 6 aprile è stata istituita una commissione chiamata a predisporre linee guida sull'utilizzo» della pillola abortiva Ru486. Direttive «che recepiscano i tre pareri espressi dal Consiglio superiore di sanità (Css)» sull'annosa vicenda. «La Commissione è già al lavoro: la prossima seduta è prevista per il 15 aprile» e sarà sempre la stessa Commissione ad attuare un "monitoraggio" sull'uso del farmaco. Lo precisa il ministro della Salute Ferruccio Fazio, intervenendo al question time nell'Aula di Montecitorio. «Le linee guida emesse - precisa il ministro rispondendo all'interrogazione del gruppo dell'Italia dei valori - approderanno in Conferenza Stato-Regioni proprio per garantire l'omogenea distribuzione» sul territorio del farmaco. Un medicinale, tiene a precisare il responsabile della sanità, «il cui uso è previsto solo in regime ospedaliero». Polemica la risposta del capogruppo dell'Idv in Commissione Affari sociali Antonio Palagiano, che nel replicare al ministro afferma «che non dev'essere certo il Governo ad imporre una coscienza di Stato». Palagiano denuncia inoltre l'esistenza di «campagne mediatiche ostili» alla Ru486: «nessuna legge e nessun Governo - conclude polemico parlando dello 'scandalo del ricovero' - potrà costringere le cittadine italiane ad un carcere nei nostri ospedali. Deve dire loro - chiede al ministro - che potranno andar via quando vorranno apponendo una firma».

martedì 20 ottobre 2009

Una buona notizia.

Anche l'Italia, seppur con vent'anni di ritardo rispetto ad altri Paesi europei, sblocca il percorso della Ru486. Ieri, infatti, il Consiglio di amministrazione dell'Agenzia del farmaco italiana (Aifa) ha dato il nulla osta per l'immissione in commercio del Mifegyne (Mifeprostone), prodotto dalla ditta Exelgyne, "dopo aver espletato gli adempimenti previsti". Lo ha comunicato la stessa Agenzia in una nota, sottolineando che "il percorso seguito è stato assolutamente rispettoso dell'iter procedurale previsto dall'Emea (l'Ente regolatorio europeo) per il mutuo riconoscimento di un farmaco, verificandone efficacia, sicurezza e compatibilità con le leggi nazionali nel rispetto e a tutela della salute della donna. Condividendo le preoccupazioni di carattere etico che anche questo metodo di interruzione volontaria della gravidanza comporta, la Determina che verrà pubblicata in Gazzetta Ufficiale - prosegue l'Aifa - rimanda a Stato e Regioni le disposizioni per il corretto percorso di utilizzo clinico del farmaco all'interno del servizio ospedaliero pubblico, così come previsto dagli articoli 8 e 15 della legge 194 del 1978, e di cui l'Aifa non ha titolarità". Una decisione giunta "dopo uno scrupoloso iter di verifiche scientifiche, tecniche e legislative che ha richiesto molto tempo", rileva l'Aifa. "Sono state disposte restrizioni importanti all'utilizzo del farmaco, al solo fine della massima tutela della salute del cittadino, compito primario dell'Agenzia". Il disco verde del Cda "pone finalmente fine al possibile utilizzo improprio del farmaco e sgombra il campo da qualsiasi possibile interpretazione di banalizzazione dell'aborto e dal suo impiego come metodo contraccettivo". L'Aifa "naturalmente continuerà a offrire la propria competenza tecnico-scientifica alle Istituzioni, e al Senato in primis, per quanto concerne il percorso applicativo del provvedimento adottato".
Anche da noi, dunque, si dà l'avvio alla modalità non invasiva di interruzione della gravidanza, seppur con maggiori restrizioni che non in altri Paesi, non ultima la possibilità di utilizzo entro le prime sette settimane, anziché nove. E se è vero che questo va nella direzione della maggiore tutela della salute delle donne non possiamo che esserne lieti, indipendentemente da quello che uno può decidere o semplicemente pensare nella prospettiva di un aborto. Sicuramente questa è una buona notizia, diminuiranno gli interventi chirurgici, i traumi, pur nella salvaguardia fornita dalle strutture ospedaliere, perché è solo lì che si può somministrare il nuovo farmaco, nel rispetto di quanto prescritto nella 194. Una bella giornata di democrazia e di diritti, dunque. Speriamo che nel prossimo futuro, di queste giornate, ce ne possano essere altre.

giovedì 30 luglio 2009

La pillola abortiva e il conflitto di interessi del ministro Sacconi.

Mi ha colpito, nel panorama informativo di oggi, una notizia che riguarda il ministro Sacconi. Riporto il testo integrale dall'agenzia ASCA:
(ASCA) - Roma, 29 lug - ''Abbiamo scorso velocemente la Relazione al Parlamento sull'attuazione della legge 194/78 - presentata oggi con peraltro sette mesi di ritardo rispetto a quanto prevede la legge - ed abbiamo scoperto che lo stesso Ministro della Salute, Maurizio Sacconi, annuncia che a partire dalla prossima relazione del 2010 sara' aggiunto alla voce ''tipo d'intervento'' la modalita' ''farmacologico''.Evidentemente il ministro da' per scontato il via libera alla pillola abortiva da parte dell'AIFA e la sua diffusione in tutta Italia''. Cosi' Silvio Viale, ginecologo radicale, il primo in Italia ad aver sperimentato la RU486 presso l'Ospedale S. Anna di Torino e Giulio Manfredi, vice-presidente Comitato Nazionale Radicali Italiani.''Ci pare che l'antiscientifica e talebana resistenza di Eugenia Roccella e del Movimento per la Vita stia dando gli ultimi colpi di coda - concludono - anche se la guerriglia dei sanfedisti del 2000 continuera' sotto altre forme''.
La notizia mi ha incuriosito. Viene da pensare subito al decreto perpetrato, in combutta con Eugenia Roccella, nel caso di Eluana Englaro. Un documento che fu preventivamente e poi fattivamente bocciato dal Capo dello Stato. Mi chiedevo, come fa una persona ad essere così determinata nel raggiungimento dell'obiettivo quando si tratta di far rimanere in vita una persona che, nei fatti, viva non è e che comunque non ha un'aspettativa di vita nè lunga, nè dignitosa. Come fa, dicevo, quella stessa persona a favorire l'effettuazione dell'aborto con un presidio che Eugenia Roccella ha definito aborto a domicilio. Anche se quest'ultima, a sua volta, non ha ancora chiarito in maniera inequivocabile la sua posizione. C'è dunque qualcosa che non quadra nell'atteggiamento del nostro ministro, una sorta di dicotomia che potrebbe trovare una spiegazione nel lavoro della moglie, che attualmente presiede Farmindustria. Ora, io non so se c'è un collegamento tra le due cose, ma è certo che il dubbio rimane, così come il dubbio rimane anche in altri settori della pubblica amministrazione e del governo del Paese. Finchè non ci sarà una legge chiara che eviti il conflitto d'interesse a 360°, nessun soggetto può essere credibile nelle sue decisioni, giuste o sbagliate che siano. E questo vale per tutti, dal Capo del Governo, che è il campione del mondo in quanto a conflitti di interesse, ai ministri della Repubblica, di cui fa parte Sacconi, all'ultimo degli impiegati della pubblica amministrazione. Ogni provvedimento, ogni azione, devono poter essere guardati con fiducia, e non con sospetto, dal cittadino che li subisce. Tutti abbiamo il diritto di sapere che dall'altra parte si sta facendo il possibile per risolvere un problema, senza cadere nello squallore degli interessi personali