"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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martedì 9 luglio 2013

Chi paga e chi non paga mai.

Si fa un gran parlare della responsabilità dei magistrati, quella civile, quella legata agli errori del loro lavoro. Senza pensare che i magistrati sono responsabili sia penalmente, davanti alla giustizia ordinaria per reati comuni, sia per le conseguenze del loro lavoro. Lì infatti agisce il CSM e comunque c'è una legge, la famosa Vassalli, la 117 del 1988, che regolamenta la responsabilità civile dei magistrati e che, volendo, può essere emendata in poco tempo e inasprita, senza fare tanta pubblicità negativa sui magistrati che, a torto o a ragione, il loro lavoro lo fanno.
Chi invece il proprio lavoro non lo fa e non viene mai punito per questo, sono i politici che aspettano, guarda caso, sempre i provvedimenti della magistratura per risolvere problemi che non solo dovrebbero risolvere loro ma che spesso sono proprio loro a causare.
Infatti chi ha causato il problema dell'ILVA se non una politica collusa col potere economico o, a volergli bene, una politica che per anni ha fatto finta di non vedere lo scempio causato da imprenditori affaristi e senza scrupoli? E chi alla fine ha risolto il problema, mettendoci le mani in maniera cruenta, perché ormai quello era lì'unico modo per rompere la rete di connivenze?
E passiamo al cosiddetto Lodo Alfano, più propriamente legge Alfano, fatto approvare in fretta e furia a dispetto di quelle che erano le reali esigenze di giustizia del popolo italiano, per coprire le magagne di un uomo solo. Quella legge truffaldina fu bocciata dalla Corte Costituzionale che la cancellò senza possibilità di rimedio, ma intanto il danno era fatto.
C'è poi la legge elettorale in vigore. Se non si deciderà la magistratura a cancellarla dalla faccia della Terra, come peraltro ha già cominciato a fare, continuerà a far danni e ad eleggere parlamenti deboli che continueranno a farci sprofondare nel disastro più nero.
Ecco, di tutti questi danni chi risponderà e chi ha risposto fino ad ora? Mai, ripeto, mai un politico ha pagato per i danni causati dal suo lavoro. Altro che magistrati!
E veniamo alla ciliegina sulla torta. Il 30 luglio prossimo ci sarà l'ultimo capitolo del processo Mediaset, quello in cui un nostro ex capo di governo è già stato condannato in secondo grado per frode fiscale a 4 anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici. In quel processo, che arriverà a sentenza presumibilmente entro settembre-ottobre, si sancirà che abbiamo avuto un delinquente ai vertici delle istituzioni. Chi risarcirà il popolo italiano di questa onta infamante?

mercoledì 5 ottobre 2011

Parole tendenziose.

Vorrei porre l'accento sulle parole di Alfano, l'ex ministro della Giustizia. Lo voglio fare non tanto per controbattere alle sue parole, ma per rimarcare quei concetti già espressi recentemente in un precedente post. Ritengo infatti che tutti i depositari di un potere abbiano bisogno di una certa immunità che gli consenta di prendere serenamente ogni decisione. Questo vale per i giudici, ma vale anche per i politici, per i religiosi o per i giornalisti. sta poi al buon senso di ciascuno comportarsi correttamente nei confronti delle persone che subiscono le conseguenze positive e negative del loro operato. Fermo restando che deve esistere un organismo interno, che si chiami CSM, Parlamento o altro organo competente specifico, secondo il settore, che giudicherà il comportamento dei propri affiliati e ne trarrà le conseguenze in maniera oggettiva, possibilmente senza interferenze o sollecitazioni esterne.

Alfano, come anche parte degli organi di comunicazione, si è detto sconcertato per la sentenza sul caso di Perugia e si è chiesto chi pagherà per gli anni di carcere comminati a due innocenti. Io non voglio chiedere quello che già opportunamente ha chiesto ad Alfano la senatrice Finocchiaro e cioè: chi pagherà per il Lodo Alfano, bocciato dalla Consulta? No, io voglio fare un altro percorso. Mettiamo che i due presunti assassini fossero stati dichiarati innocenti nel corso del primo grado di giudizio e quindi, a seguito di nuovi elementi, si fosse celebrato il secondo grado e lì fossero stati ritenuti colpevoli, cosa avrebbe detto il signor Alfano e quegli organi di informazione che hanno sparato sui giudici? Oppure, ferme restando le sentenze emesse, può anche essere che l'ultima sentenza sia quella sbagliata, perché i due presunti assassini sono colpevoli, altrimenti non si spiegherebbe chi ha ucciso la ragazza inglese, e quindi i giudici "da punire" non sono i primi ma i secondi.

Insomma, il concetto che voglio esprimere è che non è mai facile emettere una sentenza, ma soprattutto che, quando si emette una sentenza coraggiosa, come quella del secondo grado nel processo di Perugia, che ha ribaltato completamente il verdetto del primo grado, bisogna restare in silenzio ed averne rispetto. Consci anche del fatto che alla base dei problemi della giustizia italiana non vi sono solo i magistrati, che pure hanno un ruolo, ma vi è soprattuto una classe politica corrotta che, dati alla mano, non ha nessun interesse a portare avanti una seria riforma.

mercoledì 17 febbraio 2010

Perché il ministro Alfano si dovrebbe dimettere.

Nello stesso giorno in cui disquisivo con alcuni amici della parola giustizialista (da cui è nato il post di ieri), mi sono trovato a parlare anche del fatto che, mentre tutti vanno in galera se sbagliano, i giudici non ci vanno mai. Così ho fatto tra me e me alcune riflessioni. Credo innanzitutto che si debba distinguere tra errori e reati. Partendo da questo principio arriveremo alla conclusione che anche i giudici quando commettono reati vanno a finire in prigione e ce ne sono diversi che sono stati processati, anche per fatti di corruzione. Per quel che concerne invece gli errori, credo che nessuno vada in galera, a meno che non incorra in fatti penalmente rilevanti, tipo l'omicidio colposo. Quindi nemmeno i magistrati, che comunque sono soggetti a sanzioni da parte del loro organo di controllo, subiscono trasferimenti per incompatibilità ambientali, o cose di questo genere. Ma prendiamo la categoria dei politici, quelli che spesso inveiscono contro la categoria dei magistrati. Avete mai visto un politico che paga per aver commesso un errore, aver proposto una legge sbagliata che, ad esempio, ha bisogno poi di un decreto incostituzionale per evitare di scarcerare 400 boss mafiosi? Io mai, anzi ho visto spesso politici che utilizzano i propri errori per fare propaganda, grazie alla complicità di un'informazione manipolata. Se, ad esempio Alfano, il nostro ministro della giustizia, dovesse pagare per i suoi errori, dovrebbe dimettersi. Vi sono, infatti, norme, come quella sulle intercettazioni, o sul processo breve, o sul legittimo impedimento o le varie riforme che promettevano una giustizia più efficiente e funzionale, che sono ferme in parlamento. Ce n'è una, invece, che porta il suo nome, che è stata approvata, è entrata subito in vigore ed è stata sconfessata un anno e mezzo dopo, il Lodo Alfano. Questa norma ha provocato lo stralcio della posizione del premier al processo Mills. Ora, se io fossi stato il premier, sapendo di essere innocente, tenendo conto che un ministro del mio esecutivo aveva fatto approvare una norma, poi ritenuta incostituzionale, che aveva intanto stralciato la mia posizione dal processo, impedendomi di provare la mia onestà, beh, abbiate pazienza, io lo avrei prima picchiato e poi costretto alle dimissioni, per incompetenza e per avere gravemente danneggiato la mia immagine. Altro che statuina del duomo in faccia!

giovedì 8 ottobre 2009

Lo strano caso della bocciatura della legge Alfano

Facciamo il punto. Cosa rimane di tutta questa brutta vicenda del cosiddetto lodo Alfano?
Intanto che non è un lodo ma, come ha definitivamente sancito la Corte Costituzionale, si tratta semplicemente di una legge, impropriamente chiamata Lodo, perchè si voleva forse far credere che fosse il frutto di un accordo condiviso, ma che tale non è. A meno di non sospettare un ennesimo inciucio tra maggioranza e opposizione o tra magistratura e politica o vattelapesca cosa. Ma questa strada credo che non sia percorribile. Una legge dunque, e per giunta incostituzionale. E qui si apre un altro scenario. La palesità della sua incostituzionalità è stata ribadita, questa volta senza se e senza ma. La Corte ha stabilito che non si possono fare cambiamenti, perchè è il principio di fondo ad essere sbagliato: la legge non può essere diversa tra i vari cittadini italiani e non può neanche incorrere, come diceva Ghedini, ad una diversa applicabilità, pur in presenza di una uguaglianza di principio. Ma questo significa che il Capo dello Stato ha commesso una leggerezza, e continua a commetterne se l'altro giorno, dopo la firma allo scudo fiscale, ha contestato ad un cittadino che protestava per questa sua ennesima solerzia, dicendo che della Costituzione non aveva capito nulla. E sapete con quali argomenti? "Se io non firmo me la rimandano indietro e allora sono costretto a firmarla". Io non credo che questo possa essere un argomento sostenibile. Certo che gliel'avrebbero rimaandata indietro, signor Presidente, ma lei intanto avrebbe dato un segnale di insofferenza. Come la mettiamo ora con questo schiaffo da parte della Corte? Se lei avesse provato ad ostacolare la legge Alfano, ora nessuno potrebbe dirle nulla, ma lei ha voluto firmare stabilendo il record del mondo in fatto di velocità.
E veniamo alle conserguenze. Io credo che non accadrà nulla, anche se mi sembra strano questo attaccamento alla notizia. Eppure la stessa cosa è successa nel 2004 e non mi pare che se ne sia parlato tanto, che ci fossero state tante pressioni attorno alla questione, o addirittura i clacson delle auto in giro per alcune città. Certo, forse è passato del tempo e io non ricordo bene, è possibile. Ma questa volta mi sembra un po' diversa la situazione. Una cosa è certa: è bene che le cose rimangano come stanno. A meno che il clima non sia creato ad arte per richiedere elezioni anticipate, che naturalmente favorirebbero e rafforzerebbero l'attuale premier. A questo punto la palla passerebbe, manco a dirlo, al Presidente della Repubblica, l'unico che ha il poterre di sciogliere le Camere. Che vi devo dire, io spero che, nell'eventualità, a mio avviso improbabile, di dimissioni del Premier, il Presdiente Napolitano questa volta si fermi a riflettere su tutte le conseguenze possibili, politiche, economiche e sociali, prima di prendere qualsiasi decisione.

giovedì 17 settembre 2009

L'avvocatura e il Lodo Alfano.

Mi ha colpito, stamattina, la notizia che l'Avvocatura dello Stato ha affermato che se il Lodo Alfano dovesse essere bocciato potrebbero esserci ripercussioni gravissime per il Governo.
Ora, io credo che sia iniziato il lavoro ai fianchi della Corte Costituzionale. Un lavoro che era già iniziato con la cena galeotta, scoperta per caso qualche mese fa, fra due magistrati della Corte, il Ministro Alfano e il Presidente del Consiglio. Ora, a quanto pare, si riprende a circa tre settimane dal pronunciamento, con una linea di vittimismo istituzionale, evocando scenari teribili, fino alle dimissioni del premier e tirando in ballo la vecchia storia dello scandalo Lockeed, che costrinse alle dimissioni l'allora capo dello Stato, Giovanni Leone.
A questo punto io mi chiedo quale sarà il prossimo passo dei difensori del premier, visti i precedenti. Non so, si passerà alle intimidazioni, perché sono convinto che questo sia solo l'antipasto. Magari si arriverà a qualche dossier appositamente preparato dal giornalista più informato del palinsesto che, per caso, tirerà fuori una qualche storia a luci, se non proprio rosse, almeno arancioni, su uno o più magistrati di quelli che si dovranno pronunciare. Visto tra l'altro il trattamento che ha riservato a Sonia Alfano (che non ha nulla a che vedere col ministro) e a Luigi De Magistris, per una innocente festa (non festino) con Karaoke incorporato. Davvero non sa più a che cosa attaccarsi.
Insomma, io credo che la magistratura si debba pronunciare in assoluta neutralità e il giudizio sul Lodo Alfano non può e non deve essere politico, nel senso che, se deve essere approvato o bocciato, questo non può dipendere dalle conseguenze dell'esito. Il Lodo Alfano deve essere giudicato per quello che è, il giudizio in merito deve essere strettamente giuridico. Anche a costo di conseguenze gravissime.