"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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lunedì 21 dicembre 2009

In UE ogni due minuti un morto per infortunio

Ricevo da Doctornews e volentieri pubblico questo bilancio annuale sugli incidenti in Unione Europea. Buona lettura!
Ogni due minuti una persona muore per infortunio nell'Unione europea, complessivamente un quarto di milione di morti l'anno. E per traumi e avvelenamenti, legati a incidenti o violenza, vengono anche ricoverati circa 7 milioni di europei e 35 milioni arrivano in pronto soccorso nell'arco di un anno
Sono alcuni dati del Rapporto 2009 "Infortuni nell'Unione europea", presentato da Eurosafe, l'associazione europea per la prevenzione degli infortuni e la promozione della sicurezza, e la rete del sistema europeo di sorveglianza degli incidenti "Injury DataBase" (Idb), che in Italia si avvale del coordinamento dell'Istituto superiore di sanità. Dai dati emerge che a correre maggior rischio di incidenti sono i bambini, i giovani (in particolare adolescenti), gli anziani e i più 'deboli' sulla strada, ovvero pedoni e ciclisti. Si registra, inoltre, una forte differenza nei tassi di mortalità tra i Paesi dell'Unione: più di 100.000 persone ogni anno potrebbero essere salvate se ciascuno dei 27 Paesi membri riducesse il proprio tasso di mortalità per infortuni al livello dei paesi più 'virtuosi'. E la riduzione generale degli incidenti - tre quarti dei quali avvengono nel tempo libero e in casa - porterebbe effetti positivi anche sull'economia, visto che ogni anno vengono spesi in Ue almeno 15 miliardi di euro per il solo trattamento ospedaliero dei ricoverati per infortunio. Il Rapporto - basato sui dati 2005/2007 - mostra un particolare calo della mortalità, negli ultimi anni, per incidenti stradali, grazie anche al programma comunitario di prevenzione che tutti i paesi dell'Unione stanno attuando. In diminuzione anche le morti per incidente sul lavoro. Mentre per gli infortuni domestici e del tempo libero il trend presenta invece solo una modesta riduzione, indice di una difficile capacità di controllo del fenomeno. I dati sugli incidenti e la violenza - si spiega sul sito dell'Iss - possono essere ottenuti da diverse fonti, come i rapporti di polizia, quelli dei servizi di emergenza non sanitaria (tipo vigili del fuoco) e i dati assicurativi. Sfortunatamente queste fonti sono frammentarie e spesso incomplete.
Al contrario, i dati ospedalieri restano la fonte informativa più attendibile sugli infortuni, specialmente per quelli più gravi che normalmente vengono trattati nei servizi di emergenza e nei reparti ospedalieri. Tredici Paesi dell'Unione, tra cui l'Italia, tramite l'Istituto superiore di sanità e la rete di ospedali che collaborano sul tema, stanno raccogliendo dati sugli infortuni, secondo un formato comune europeo, nei servizi di emergenza ospedaliera. Dati conservati e diffusi dalla Direzione generale salute pubblica della Commissione europea. A oggi circa 350.000 accessi all'anno in pronto soccorso ospedaliero vengono registrati dal'Idb, consentendo di avere informazioni sul luogo e sulle circostanze dell'incidente, nonché sui prodotti, come in caso di avvelenamento, che ne sono responsabili.

giovedì 1 ottobre 2009

E' morto un bambino ...

A Martano è morto un bambino, aveva solo 11 anni. Passeggiava con la sua bicicletta, si è fermato ad un incrocio semaforizzato, era rosso. Gli si è affiancato un camion, allo scattare del verde, pare che il veicolo abbia svoltato a destra, una manovra vietata, mentre il piccolo, con la sua bici, ignaro del pericolo sia andato dritto. Le ruote del camion hanno travolto il bambino decretandone la morte. Pare che il camionista, un ragazzo di 22 anni, abbia cercato di fuggire, in preda al panico, dopo essersi reso conto della disgrazia. Lo hanno ritrovato i carabinieri della locale stazione e lo hanno arrestato. Subirà un processo per omicidio colposo ed omissione di soccorso. Una notizia drammatica, tragica, come lo sono tante altre. Pochi attimi, una vita si spegne, una cittadina sotto shock, due famiglie straziate, per motivi diversi, da un dolore atroce. Una storia come tante purtroppo ne accadono per le strade del mondo. Perché ne parlo.
A parte l'emozione del momento, creata da un fulmine abbattutosi, in tutta la sua violenza distruttiva, nella mia sfera d'azione abituale, mi ha colpito, di tutta questa vicenda, la domanda che mi ha fatto mio figlio, più o meno della stessa età del ragazzo scomparso. A scuola, una maestra gli ha detto che Dio aveva bisogno di un angelo. Così, mio figlio, che lì per lì ha accettato quelle parole, poco a poco ci ha riflettuto su, ha ripercorso la drammatica sequenza degli eventi e poi, con la dolcezza di un bambino, mi ha chiesto: "Ma, papà, se Dio aveva bisogno di un angelo, perchè ha scelto un modo così tragico, doloroso, per farlo morire. Lui che era il migliore ragazzo dell'oratorio, l'unico che non diceva parolacce. Davvero non c'era un modo più sereno per prenderselo?"
Che volete che vi dica, gli ho spiegato che non c'è un modo sereno o doloroso per morire, la morte è sempre un evento drammatico. Ho cercato di dargli delle risposte ma, credetemi, in fondo in fondo, sono rimasto senza parole.