"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)

martedì 27 settembre 2011

Separazione, immunità e abusi di potere

Credo che in una democrazia i poteri debbano essere rigidamente separati, per evitarne un inopportuno accumulo che a sua volta genererebbe una confusione di ruoli. Così, non mi va bene che i ministri prendano parte anche ai lavori parlamentari, con le relative doppie indennità, non mi va bene che magistrati che sono stati politici tornino a fare i magistrati; sarebbe come se un arbitro facesse l'attaccante di una squadra e poi tornasse ad arbitrare, non sarebbe più credibile e verrebbe messa in discussione anche la sua precedente attività. Non è opportuno avere un politco che è anche editore perché si confonederebbe il potere legislativo, esecutivo ed informativo. Non va bene che il potere religioso intervenga a gamba tesa nelle questioni legislative e politiche di una nazione, compromettendone inesorabilmente la laicità. Non va bene tutto questo e ce lo siamo detto molte volte, così tante che alla fine è diventato ormai inutile parlare di conflitto di interessi.

La separazione dei poteri deve essere accompagnata dalla tutela di questi da un cieco populismo. Così è giusto che vi sia una certa tutela dei politici per reati legati al loro lavoro, una uguale tutela dei magistrati per errori legati al loro lavoro, la stessa cosa vale per i giornalisti e per i ministri del culto. Tutti i centri di potere devono poter essere tutelati per evitare che possano svolgere il loro lavoro senza la dovuta serenità. Accanto a questo, però, deve esistere un meccanismo di controllo interno che limiti questa tutela ai casi strettamente necessari ed eviti gli abusi.

Detto questo, non si capisce perché vi è un accanimento nei confronti dei magistrati che, non solo hanno un organo interno di autoregolamentazione che, mi risulta, funziona come e meglio che in altre nazioni, ma hanno anche una legge che punisce i reati di dolo e colpa grave, seppure attraverso il filtro dello Stato. La stessa cosa non avviene per i politici che, pur avendo un organismo interno di controllo, il Parlamento, abusano spesso di questa possibilità, tanto è vero che nell'Italia republicana solo una volta è stata data l'autorizzazione all'arresto di un parlamentare, l'onorevole Papa. Non si capisce quindi perché si grida sempre contro lo strapotere dei magistrati, quando per i politici, i religiosi ed i giornalisti ci si comporta esattamente nella stessa maniera. Infine non si capisce perché non si possa, non dico arrestare un politico, ma nemmeno escluderlo dall'attività di governo, come nel caso della prossima votazione sul ministro Romano, anche se è imputato, e quindi fortemente sospettato, per fatti di mafia.

martedì 6 settembre 2011

Non c'è due senza tre.

Il primo colpo l'hanno battuto i napoletani e, soprattutto, i milanesi, quando gli è stato chiesto di mandare a quel paese i candidati dei maggiori partiti di destra e di sinistra, facendo capire a chi ci rappresenta che l'era delle favole dei partiti fotocopia, mascherati da fazioni opposte, era finita. In quell'occasione sono diventati sindaci De Magistris e Pisapia i quali, pur con i loro limiti, rappresentavano il cuore dell'intolleranza di un elettato che non ne poteva più di essere amministrato dalla cattiva politica o, meglio, dai cattivi politici. Certo, non si poteva pretendere che al primo colpo vincesse Grillo ma, per chi voleva sentire, il colpo era già abbastanza forte e chiaro.

Niente da fare. Si è andati avanti come se nulla fosse accaduto. Così, nonostante i tentativi di affossamento, si è arrivati ai referendum di giugno. Le televisioni hanno latitato, nessuna publicità, nessun chiarimento, solo alcuni scarni spot, centellinati in orari proibitivi ed alternati con uno decisamente allusivo e fuorviante sulle centrali nucleari. Ora io non voglio entrare nel merito del torto o della ragione dei si o dei no, non credo che sia quella la vittoria, perché ognuno può a ben diritto avere le sue ragioni e pretendere di essere depositario della verità. La vera vittoria è stata obiettivamente la lezione di democrazia a chi aveva fatto suonare anzitempo le campane a morto dell'istituto referendario. E poi, manco a dirlo, il secondo colpo per i nostri governanti che erano stati sordi al primo richiamo.

Anche questa volta niente, tutto come prima e, se possibile, peggio di prima. Scandali, tangenti, ruberie, proclami e promesse di un futuro migliore. Come se l'Europa non ci fosse, la crisi fosse ancora nel paese delle meraviglie, mentre il nostro fosse ancora e per sempre il paese del bengodi.

Nel frattempo è giunta l'estate, è stata tirata giù in fretta e furia una finanziaria della serie spendi oggi e paghi domani. L'Europa non è stata soddisfatta ed ha preteso soldi veri subito, ma noi niente finché si sono infuriati i mercati che ci hanno fatto perdere in pochi giorni una fetta significativa della nostra falsa finanziaria. Le televisioni hanno continuato a latitare, non uno speciale, uno straccio di talk show, qualcuno che spiegasse, al di fuori dei soliti palinsesti estivi, come stavano le cose. I nostri politici hanno fatto finta di non andare in ferie e, con le mani sulla carta ma evidentemente il cervello sulla spiaggia, hanno tirato giù un'altra finanziaria, alla cui presentazione in senato erano presenti undici senatori e quattro sciacquini. Al loro ritorno hanno preso a litigare su quale doveva essere l'amico da tutelare, cambiando ogni cinque minuti i contenuti della manovra ed attaccando sistematicamente l'opposizione che non collaborava. A questo punto, non c'è due senza tre è arrivato, fresco di giornata, il terzo colpo. La CGIL ha riempito le piazze d'Italia, si sono accodati i partiti d'opposizione del centro sinistra. La gente, per la terza volta, dice basta. Basta alle bugie, basta ai privilegi, basta allo sbando di un governo che non riesce più a governare perché sommerso da ricatti dall'interno e dall'esterno, basta con la mancanza di una direttiva, di una decisione sulla rotta da intraprendere. L'attuale presidente del condiglio era stato scelto, come altri suoi predecessori, perché rappresentava l'uomo della provvidenza e, a torto e a ragione, veniva considerato l'uomo adatto a dare al popolo italiano una direzione inequivocabile. Ora che tutto questo non c'è più e l'infatuazione è passata la gente non lo sopporta più. Lo capiranno questa volta i nostri politici o sono così tardoni da avere bisogno di un quarto colpo?

giovedì 28 luglio 2011

Cos'è l'amore

Cos'è l'amore

L'amore è una stagione senza tempo
che vive nel riflesso dei tuoi occhi
un battito di ciglia e vola via
e sopraggiunge la malinconia

L'amore è l'illusione di una sera
lo incontri e dolcemente t'innamora
è un sentimento fragile del cuore
che può sfiorire senza far rumore

L'amore è un sentimento poderoso
rompe gli argini di un mondo silenzioso
l'amore può far vivere o morire
può dare lo sconforto o far gioire

può darti dignità o buttarla via
rubarti le parole per spiegare
può dare un senso a questo carnevale ...
l'amore è quello che chiamiamo amore

venerdì 22 luglio 2011

Legge uguale, sentimenti diversi

Ieri, il Capo dello Stato ha pronunciato delle parole che, per certi aspetti, possono risultare pienamente condivisibili. Se non fosse che tali parole sono giunte in un momento sbagliato e, di conseguenza, i soliti avvoltoi di regime vi si sono fiondati addosso, per portare acqua al loro putrido mulino. Napolitano ha parlato di moderazione sull'uso delle intercettazioni da parte dei giudici, i quali dobvrebbero evitare esposizioni mediatiche e, per quanto possibile, rapporti con la politica, nel senso di non candidarsi a ruoli politici, almeno nelle circoscrizioni in cui hanno lavorato e magari condannato. Queste parole, giunte all'indomani del voto sull'autorizzazione alla detenzione del deputato Papa e del senatore Tedesco, hanno scatenato tutta una serie di speculazioni, tanto che Il Giornale di oggi titola a lettere cubitali: "Napolitano si sveglia. Basta intercettazioni!" E' evidente che il capo dello stato non poteva riferirsi né ad un'abolizione dell'uso delle intercettazioni, né al fatto che i giudici dovrebbero chiudere un occhio davanti alle malefatte di certi politici. Il discorso va interpretato col buon senso di chi non ha nulla da difendere, cosa che evidentemente è merce rara nella stampa nazionale.

Riflettevo su quanto accaduto nei giorni scorsi a proposito degli arresti avvenuti o invocati. Ad esempio, il processo per la morte di Melania Rea non è neanche iniziato, eppure il suo presunto colpevole è stato arrestato con un'accusa terribile, lasciando a casa un bambino di pochi mesi di vita. Per lui nessuno si è stracciato le vesti, nessuno si è chiesto come mai un uomo che non è ancora stato condannato è già finito in galera. Così accade quando vengono catturati i presunti colpevoli di furti o stupri, soprattutto se immigrati, tutti vorremmo vederli subito dietro le sbarre anche se non sono condannati. Mi chiedevo, perché per i parlamentari si fa tanto parlare di garantismo, di conflitto tra politica e magistratura e così via. Io credo che la legge è questa, giusta o sbagliata che sia. Se va bene così com'è è giusto che Parolisi, Papa e Tedesco vadano a finire in galera. Se non va bene, si propone una riforma e Parolisi, Papa e Tedesco restano in libertà, in compagnia degli immigrati, bianchi, neri e gialli, fino alla fine del processo di ciascuno. Non credo che ci possano essere alternative credibili alla sfrontatezza dilagante della casta dei politici.

A proposito, mi è piaciuta tanto una frase scritta da Marco Travaglio in un suo articolo dei giorni scorsi che, più o meno, diceva che, sì, bisogna essere favorevoli alla separazione delle carriere, ma non di quella tra giudici e pm, di cui ognuno può pensare quello che vuole, ma tra le carriere dei ladri e dei politici. Di questa separazione, in questo momento storico italiano, c'è veramente tanto bisogno.

martedì 12 luglio 2011

L'agonia del governo ... in attesa del biotestamento.

E mentre l'Italia rischia di affogare, attaccata dall'orda degli attacchi di speculatori senza scrupoli che, incuranti delle conseguenze, continuano a curare i loro specifici interessi. Mentre il Capo dello Stato supplisce all'assenza della politica con un appello forte e chiaro alla serietà, che è l'unica che ci può salvare. Mentre gli italiani continuano a tenere ben salda l'economia del paese, abituati come sono a fare a meno della politica e a cavarsela da sè. Mentre la giustizia si dimostra forte perché riesce a produrre una sentenza attesa, sì, da vent'anni, ma che arriva nonostante il dispiegamento di forze impiegato per evitarla. Mentre tutto questo accade, la politica tace, anzi il politico più ciarliero degli ultimi 150 anni tace, quando dovrebbe parlare per rassicurare i mercati. Questo gli aveva chiesto ieri la Merkel e questo aveva chiesto fra le righe, nel suo appello, il Capo dello Stato, una dimostrazione di forza e di determinazione a raggiungere gli obiettivi. Invece niente, il silenzio. Le ultime parole sono state pronunciate per dare addosso al ministro dell'economia, spingendolo quasi alle dimissioni, dando fuoco alle polveri, con i propri giornali per alimentare i sospetti e le accuse sulla casa regalata da quel torbido Milanese e lasciata solo dopo che lo scandalo era scoppiato e non prima, a metà dicembre, quando sicuramente era venuto a conoscenza delle possibili trame di cui quell'uomo era protagonista. I mercati hanno letto questo atteggiamento nel senso che "se il primo ministro ed il ministro dell'economia non sono in sintonia, allora vuol dire che non c'è certezza sui tagli necessari a risanare i conti pubblici". Da qui l'appello del capo dello stato e della Merkel a non perdere tempo e ad agire prima che una delle navi più solide d'Europa, nonostante tutto, affondi sotto i colpi degli speculatori e faccia la fine dei cosiddetti PIGS. Ma le forze politiche che sostengono il governo sono nel frattempo occupate a mostrare il dito medio al tricolore, a rivendicare i ministeri al nord, a pensare a come evitare il pagamento di una multa sacrosanta per una sentenza giunta dopo vent'anni. Per il resto, silenzio, non una parola che possa rassicurare i mercati. A questo punto una sola domanda echeggia nello spazio infinito del nulla poltico: a quando la fine di questa pericolosa agonia?

Un dubbio ci assale: non sarà che questo governo sarà il primo a beneficiare (si fa per dire) della nuova legge sul testamento biologico, impedendogli così di giungere al meritato riposo prima della scadenza naturale?

lunedì 11 luglio 2011

Si riaccendono le polemiche sul biotestamento

Come noto, è in corso di approvazione nel parlamento italiano la legge sul biotestamento, che vedrà la luce a due anni e mezzo dalla morte di Eluana Englaro. Si riaccendono così le polemiche relative agli articoli ed ai relativi enmedamenti. Ad esempio una polemica abbastanza accesa, nei giorni scorsi, ha riguardato l'emendamento all'articolo 3 del Ddl che, come formulato, restringerebbe la platea di coloro che possono ricorrere al provvedimento, rendendolo possibile al solo «soggetto che si trovi nell'incapacità permanente di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze, per accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale». «Un nuovo trucco per paralizzare la libertà di medici e pazienti» secondo, Ignazio Marino, senatore Pd, che spiega: «La norma proposta è praticamente inapplicabile nell'assistenza clinica e nella ordinaria pratica medica, ospedaliera e domiciliare che sia. L'espressione "attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale" è confusa e non esistono criteri di accertamento definiti e unificati». «Una decisione assunta da una politica rinchiusa nel suo fortino» fanno eco Cecilia Taranto, segretario nazionale Fp Cgil, e Massimo Cozza, segretario dell'area medica, «lontana dai cittadini che hanno una chiara consapevolezza dei loro diritti, a partire dalla libertà di scelta, e distante da medici e operatori sanitari che quotidianamente vogliono dare risposte di cura e di assistenza in una alleanza terapeutica sempre rispettosa delle volontà del paziente, comprese le direttive anticipate». Da qui la richiesta inviata al ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che il Consiglio superiore di sanità stabilisca, prima dell'approvazione definitiva del Ddl, se l'alimentazione e l'idratazione artificiale sono da considerarsi atti medici. Al coro dei no si unisce Marco Cappato, segretario dell'associazione Luca Concioni, che definisce il provvedimento«una legge violenta contro l'opinione della stragrande maggioranza dei cittadini».

Un finale scritto da vent'anni

Così adesso è ufficiale, a capo del governo del nostro paese c'è un corruttore. Un uomo che ha corrotto un giudice per avere una sentenza a suo favore. La quale sentenza, vent'anni dopo si scopre falsa e quindi ribaltata a favore del suo avversario.

Non avevamo dubbi, credo che anche il più fedele dei sostenitori del premier avesse come minimo il dubbio che il suo beniamino non fosse propriamente limpido, ma ora c'è la certezza. Ora nessuno può più discutere, come diceva il compianto Boskov "è rigore quando arbitro fischia". E ora l'arbitro ha fischiato e ha stabilito che, fra i due contendenti, uno ha vinto e si vedrà riconoscere quell'indennità che aspettava da vent'anni. L'altro ha perso, ed ha perso soldi, faccia, rispettabilità. Sì, anche quella, perchè ha costruito le sue fortune grazie a questa truffa, sia politicamente che socialmente. Senza contare che, per anni, aveva bloccato la politica italiana su questa vicenda, confezionando leggi su misura che gli permettessero di sfangarla. Invece, nonostante avesse un ruolo di privilegio rispetto a chiunque altro, ha visto arrestare amici, complici e sostenitori, fino all'epilogo finale che lo ha visto definitivamente soccombere. E non è finita qui, a quanto pare. Sì, perchè la sentenza definitiva, quella della Cassazione, dovrebbe arrivare tra un anno, anno e mezzo. Qualcuno glielo dica fin da ora che potrebbe coincidere con la data delle prossime elezioni. No, perchè poi è inutile che i suoi parlino di giustizia ad orologeria. Lo sappiamo tutti fin da ora quali saranno i tempi della sentenza definitiva, a meno che lui non vi rinunci e si dichiari colpevole. in questo modo avrebbe un paio d'anni di tempo per ricostruirsi una verginità davanti a suoi elettori. In caso contrario continui pure a fare la vittima, tanto gli elettori gli hanno fatto abbondantemente capire che di quest'uomo della provvidenza non hanno più bisogno perchè si è rivelato per quello che è, inconsistente dal punto di vista politico, umano ed ora anche imprenditoriale.

lunedì 4 luglio 2011

A brigante, brigante e mezzo

L'ipocrisia della classe politica italiana non conosce confini. Si staglia altissima nel blu rendendo grigio tutto ciò che vorrebbe illuminare. Così accade che in Val di Susa viene evocata una battaglia o, se preferite, una guerra e poi ci si lamenta se la guerra accade veramente. Ma andiamo per ordine.

Da qualche anno si parla di un tunnel che dovrebbe collegare la Val di Susa a Lione, così come si parla della fine dei cantieri sulla Salerno-Reggio Calabria o dell'inizio dei lavori per la costruzione di un ponte sullo stretto di Messina o di tante altre opere più o meno utili. I cittadini del posto, i valsusini, si sono da sempre dichiarati contrari all'opera. La ritengono inutile, perchè non è giustificata dal volume del traffico e dal fatto che ci sono già altre linee che potrebbero semmai essere rafforzate, invece che costruirne una nuova; dannosa, sia dal punto di vista dell'impatto ambientale, sia dal punto di vista dell'impatto sulla salute degli abitanti; dispendiosa, perché poi gran parte del costo graverebbe sulle tasche dei cittadini italiani. I politici di questo e dei governi precedenti dicono di aver parlato con tutti, comitati, associazioni, sindaci, e alla fine hanno trovato accordi che dispiacciono solo ad una sparuta minoranza. Dicono. Ma, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Pare che questa minoranza non sia poi così sparuta. Di fatto inizia una protesta che porta a rimandare l'inizio dell'opera fino al giorno in cui l'Ejuropa, stanca di questo tira e molla, fissa una data oltre la quale si sarebbe disinteressata all'opera e avrebbe quindi negato all'Italia i relativi finanziamenti (un piccola quota rispetto all'importo finale). A questo punto si è scatenato il finimondo. Si perché, si può scherzare con tutto ma non con i sentimenti. Quando sentono parlare di soldi, i nostri politici diventano sordi a qualsiasi altra campana, nulla più li distrae, partono in picchiata e vanno dritti all'obiettivo. Alto che priorità e opere necessarie!

Ora io ragiono come se dalle mie parti si volesse trapanare il Mediterraneo alla ricerca del petrolio. Condivido pienamente le ragioni dei valsusini e di chi si è mosso in loro sostegno, le cose non si fanno per forza. Chi evoca la guerra ha la guerra come risposta, (black block a parte, naturalmente).

Mi chiedo, cosa sarebbe costato indire un referendum ristretto agli abitanti della zona per sondare le reali intenzioni, o tale strumento è troppo democratico per i nostri politici? A proposito, non si permettano di tentare le trivellazioni nell'Adriatico, avranno anche lì una risposta adeguata alle loro continue provocazioni.

lunedì 27 giugno 2011

Il fallimento della politica.

Sarà capitato a tutti di sentire il battito del proprio cuore, un rullo di tamburo che sembra impazzito e che ci dice che abbiamo compiuto uno sforzo o che qualcosa nel nostro corpo non sta andando nel verso giusto. Così pure sarà capitato a tutti di sentire l'affanno del proprio respiro che ci indica una serie di eventi che sono straordinari rispetto al normale vivere quotidiano. Se è vero, come è vero, che il nostro corpo, in quanto aggregazione di cellule, è lo specchio della nostra società, in quanto aggregazione di individui, possiamo affermare, senza tema di essere smentiti, che quando i meccanismi che regolano il regolare svolgimento delle nostre funzioni di base viene messo alla prova, vengono attivati meccanismi di supporto che cercano, con le buone o con le cattive, di compensare lo sforzo imposto.


Nella società, allo stesso modo, quando i meccanismi della politica e della diplomazia non riescono a risolvere pacificamente i problemi della comunità, evitando di far emergere un problema, allora arrivano i meccanismi accessori che fanno emergere il problema e lo elevano alla pubblica considerazione. Questo accade ogni volta che un problema politico diventa notizia, in quanto suscita scalpore e non in quanto semplice istruzione per i cittadini. Come una malattia rappresenta un fallimento per la medicina, che dovrebbe essere soprattutto preventiva, allo stesso modo ogni notizia clamorosa rappresenta una sconfitta, in quanto è il frutto di un fallimento. Se si tratta di un delitto o di un reato è il fallimento del lavoro di controllo delle forze dell'ordine, se si tratta di una protesta è il fallimento della politica, se si tratta di una guerra è il fallimento della diplomazia.


Oggi in Val di Susa, come a Napoli, si sta celebrando il fallimento di un sistema che ormai non rappresenta più i cittadini e non ha più nulla da dare ad un Paese che è allo stremo.

giovedì 23 giugno 2011

Un uomo 'solo' al comando.

E' inutile ripetere quanto già detto e ridetto in rete da persone certamente più autorevoli ed informate di me. Il capo del nostro governo è ormai un uomo solo, abbandonato dai sostenitori, che non vanno più a trovarlo nelle sue passeggiate al tribunale dei Milano. Abbandonato nel corso delle sue telefonate, cui ci aveva abituato, per salutare e per contestare. Lasciato miseramente solo perfino nelle intercettazioni dove, fino a poco tempo fa, imperversava fra vicende di prostituzione, mafia e corruzione. Oggi, per esempio, per la vicenda della P4 non emerge nulla, quasi a dire che chi cercava i potenti si rivolgeva altrove.

Ma, come detto, non è di questo che voglio parlare. Il titolo evoca eventi sportivi, in particolare la frase era utilizzata da Ferretti all'inizio delle radiocronache del Giro d'Italia, quando a comandare era Fausto Coppi, ed aveva la maglia bianco-celeste. Il nostro, invece, ha la maglia rosso-nera, quella del Milan. Ieri mi trivavo a guardare il telegiornale sportivo di Italia 1 e mi sono imbattuto per l'ennesima volta nella ormai famosa bugia ricamata sul Milan, quale squadra che avrebbe vinto il maggior numero di trofei al mondo. A quanto pare questa notizia è stata impressa anche sulle magliette della società rosso-nera. Un po' come se l'Inter scrivesse sulle sue magliette 'mai stati in serie B' o la Juventus 'la squadra più scudettata d'Italia' e così via. Ma torniamo alla bufala del secolo, in ambito sportivo, si capisce.

Per trofei internazionali conquistati (escludendo quindi i trofei nazionali), il Milan divide il primato con il Boca Juniors (18 trofei), per totalità di trofei conquistati (nazionali ed internzionali) la squadra più titolata al mondo è il Real Madrid, con 73 titoli (escludendo tornei che non si giocano più), il Milan ne ha conquistati 43, che è una bella cifra, rispettabile, ma viene addirittura dopo la Juventus che ne ha conquistati 51.

Infine, il nostro presidente del consiglio, si vanta di essere il presidente di calcio che ha vinto più di tutti. Addirittura, in una trasmissione ha affermato che Santiago Bernabeu, che è il presidente che ha vinto più di tutti con il Real Madrid, avrebbe vinto la metà di quello che ha vinto lui. Questo forse per dire che anche lui avrebbe titolo a vedesi dedicare il nome dello stadio di S. Siro, altro che Giuseppe Meazza! Beh, anche qui il nostro la spara grossa. Infatti, a fronte dei suoi 27 trofei conquistati, con lo scudetto di quest'anno (lui dice di essere il più vittorioso già da qualche anno), Santiago Bernabeu ne aveva conquistati ben 29!

Un uomo solo al comando, dunque, molto solo, uno che non sa più dove attaccarsi per dare lustro ad un prestigio perduto e forse mai avuto veramente.

lunedì 20 giugno 2011

Ancora la politica come lo sport

Nei giorni immediatamente successivi alla votazione sui referendum, raggiante come non mai, discutevo di politca e di democrazia con un gruppo di persone che non si erano recate alle urne, avendo preferito seguire le indicazioni astensionistiche del proprio partito. Sì, perché, checché ne dicano i professionisti della politica, il PDL aveva chiaramente chiesto ai propri elettori di non andare a votare, anche se, all'ultimo momento, il premier aveva concesso la libertà di coscienza. Di fatto, però, lui stesso aveva bellamente dichiarato che non sarebbe andato a votare e tutti i suoi seguaci più o meno apparterenenti alla classe dirigente del partito, si erano dichiarati astensionisti, bocciando le intenzioni dei referendari. Dicevo, mi trovavo a parlare con queste persone e sostenevo la bontà della mia decisione di andare a votare, anche se, affermavo, questa è una vittoria, non della politica, di destra o di sinistra, ma è una vittoria della democrazia, dei cittadini che, anche se per poco, sono tornati ad essere proprietari del potere.

Detto questo è ricominciato il solito balletto sulle cose fatte dal governo e sulle cose non fatte, sull'immobilismo che si respitra a tutti i livelli, da uin po' di tempo a questa parte e sull'inutilità di avere al governo un uomo talmente compromesso da non essere mai stato veramente utile alla causa. A queste parole mi sono sentito rispondere che il capo dell'esecutivo ha impedito che, negli ultimi vent'anni circa, i comunisti andassero al governo del Paese.

A quel punto ho capito che non era più il caso di continuare. Riprendendo un articolo scritto qualche settimana fa, rivedo, ad ogni occasione lo stesso atteggiamento che spero sempre non sia una cosa diffusa, ma puntualmente vengo smentito dai fatti. La politica vista come schieramenti, non come persone. I partiti visti come squadre per cui tifare, non come persone da criticare quando lavorano male.

Ieri c'è stato il raduno della Lega Nord a Pontida. Nell'occasione si è detto tutto ed il contrario di tutto e, alla fine, c'è stata la conclusione che sbugiardava solennemente la premessa. Cioè, in pratica, siamo contro questo governo, ma non possiamo farlo cadere perché sennò vincono gli altri. Lo stesso capo del governo ha dichiarato, indipendentemente dalla bantà o meno dell'esecutivo da lui presieduto, che non vi sono alternative. Cioè, non siamo buoni ma al nostro posto ci potrebbero essere gli altri, quindi accontentatevi. Insomma il giochino è sempre lo stesso, si continua a fare dei cittadini dei tifosi, non dei fruitori di servizi e di diritti. Quando uno comanda, il patto con gli elettori non è servirli e risolvere i loro problemi, ma cercare di stare al proprio posto quanto più è possibile, perché sennò subentrano gli altri. E questo a dispetto dei risultati elettorali, dei magistrati degli scandali e di tutto il resto.

E' veramente questo che vogliamo dalla politica?

martedì 14 giugno 2011

Abbiamo vinto, non si divide

Abbiamo vinto, sì, fuori dai denti, abbiamo vinto. E bene, anche. Abbiamo surclassato il rischio che derivava dal voto degli italiani all'estero. E' stata una bella vittoria, sofferta, boicottata, ma raggiunta con le unghie e con i denti. Stamattina ero incerto, mi chiedevo cosa poteva cambiare con il voto maturato ieri. In fondo il nucleare era stato stoppato per un'altro anno, il legittimo impedimento era stato azzoppato dalla Corte Costituzionale. Certo, restava l'acqua. Come aveva detto Grillo nell'ultima puntata di Annozero, l'acqua era l'ultimo, vero incubo per i politici. Ma poi, a dispetto di tutte le previsioni, i referendum sull'acqua sono stati quelli che hanno tirato di più la volata verso questa vittoria della democrazia.


A dispetto di tutte le perplessità che in genere mi affliggono anche nella vittoria, oggi voglio essere felice. E lo voglio con tutte le mie forze perché questa felicità stanno cercando di togliermela quelli che fino a ieri hanno cercato di sabotare con ogni mezzo la scelta referendaria e oggi si dicono vincitori accanto ai vincitori. E mi riferisco alla Garnero in Santanché, a Gasparri, a Romani. Tutti a cantare vittoria. I cittadini hanno vinto, voi tutti salme redivive, avete perso. Avete perso voi tutti, di destra e di sinistra, che ieri credevate di fare passerella davanti alle televisioni che nessuno guardava, perché i vincitori erano tutti nelle piazze a festeggiare alla faccia vostra. Anche dei politici di sinistra, quelli che non hanno proposto i referendum, che li hanno criticati e, al pari delle forze di maggioranza, li hanno sabotati, facendo mancare il loro voto decisivo quando si è deciso lo scorporo dalle elezioni amministrative, facendo perdere agli italiani oltre 300 milioni di euro. Chi pagherà per questo? Perché si parla solo degli errori dei giudici che non pagano mai? Vi dovete solo vergognare dimettere in massa, dopo aver pagato per i vostri errori con i rimborsi elettorali incassati solo grazie a leggi illegittime, perché il finanziamento pubblico dei partiti era stato abolito da un referendum.


Andatevene tutti e lasciateci festeggiare la nostra gioia per la nuova democrazia ritrovata.

giovedì 9 giugno 2011

Lettera a Gesù Bambino.

Volevo un figlio sensibile e affettuoso
che ti aspetta la sera fino a tardi
ed anche nel sonno più profondo
sogna di aspettare il tuo ritorno.

Volevo un figlio onesto,
che non nasconde problemi ed amarezze,
un libro sempre aperto, da sfogliare,
che alterna pagine di grigio e di colore.

Volevo un figlio che mi chiedesse aiuto,
rendendomi autorevole, importante,
che qualche volta mi facesse anche arrabbiare,
ma senza farmi male veramente.

Volevo un figlio, ma ora che ci penso,
se elimino dal cuore le utopie,
Gesù Bambino, davvero ti ringrazio,
perché in regalo me ne hai dati due.

mercoledì 1 giugno 2011

Ci sono due notizie

Sarà un caso, ma da un po' di tempo, ogni volta che si va a votare in Italia, accade qualcosa di importante che poi a causa dei commenti sui risultati elettorali, resta per lo più misconosciuta. Sto parlando delle notizie relative agli orientamenti prevalenti sull'energia nucleare. Mi spiego.

Prima c'è stata la convinzione da parte del governo che il nucleare è cosa buona è giusta, così, per cercare di distoglierlo dai suoi propositi, è arrivato il peggiore terremoto della storia dell'umanità che, tra le altre tragedie, ha causato anche il peggiore disastro nucleare che si ricordi. Poi, di tale calamità si è smesso di parlare. Il governo ha pensato bene di smorzare i toni, seguendo i consigli del ministro all'ambiente Prestigiacomo. Se voleva portare avanti il suo progetto nucleare doveva cercare una scappatoia ai referendum, far calmare le acque e poi riproporre il tutto a bocce ferme, tra un annetto. Il guaio è che questa strategia, per incompetenza o per arroganza, è stata resa pubblica proprio dal suo principale promotore, il presidente del consiglio. Poi sono giunte le elezioni amministrative e con esse il referendum consultivo della Sardegna che, oltre ad eleggere il sindaco di Cagliari, ha pensato bene di dare una risposta chiara circa l'orientamento dei cittadini nell'ipotesi di una o più centrali nucleari da costruire sull'isola. E la Sardegna si è espressa a furor di popolo con un netto NO al piano energetico che vorrebbero attuare i politici a nostra insaputa. Ma questi ultimi sono riusciti a nascondere la notizia e a fare come se nulla fosse, approvando il cosiddetto decreto Omnibus, all'interno del quale vi è anche una norma che sospende il progetto nucleare cercando, come aveva detto il capo del governo, di spostare il tutto a un anno di distanza. Ma non è finita qui.

Mentre tutti pensavamo ai vari Pisapia, facendo tifo da calcio, senza neanche sapere in che modo il voto alle amministrative influirà sulle vite di coloro che non abitano nei comuni interessati, in Germania veniva approvata una norma che sospende in via definitiva il sistema energetico nucleare. Ora, la Germania non è certamente la Francia, ma attualmente produce col nucleare circa il 22 % della propria energia e, ironia della sorte, ha deciso di terminare questo approvvigionamento entro il 2022. Ma anche questa notizia è passata sottovoce, meglio parlare di Pisapia che, per carità, non ho nulla contro di lui ma, se proprio ci teneva, poteva vincere al primo turno e festa finita.

Così non ci resta che sperare di poter votare anche in Italia per il referendum sul nucleare, un referendum che non sia solo orientativo, come quello della Sardegna, ma che dia un segnale forte di diniego ai progetti nefasti e interessati di questo disastroso, oltre che inutile, governo.

giovedì 19 maggio 2011

Politica e sport.

Dopo un evento elettorale si fanno sempre tanti commenti su chi ha vinto e chi ha perso, si contano i voti, si formulano analisi, si cerca attraverso le virgole e i decimali di trovare motivi di speranza per il futuro delle coalizioni e così via.

A me non piace partecipare a questi riti. Io credo che negli ultimi anni, una quindicina o poco più, si è cercato di trasformare i risultati elettorali in risultati sportivi. Io credo che su questo tipo di strategia prosperi l'attuale classe dirigente politica. Qualunque cosa accada o qualunque cosa facciano dutrante il loro mandato, che governino bene, che rubino o che falliscano miseramente, non vengono mai giudicati, ma trasformano la campagna elettorale in una lotta fra il bene e il male, fra i buoni e i cattivi. Qualcuno di voi ha sentito qualcosa sull'operato della Moratti a Milano o i progammi di Fassino per Torino o quelli dei candidati di Napoli sul problema rifiuti? Io non ho sentito nulla di tutto ciò. So solo che si è fatta una gran cagnara, intrisa di terriorismo dialettico e insulti personali arrivati fino alla calunnia.

Al contrario dello sport, in cui conta il risultato delle sfide, è il punto di arrivo, in politica questo aspetto non dovrebbe contare, dovrebbe essere il punto di partenza, per chi vince e per chi passa all'opposizione, per impegnarsi da quel momento in poi a servire i cittadini che hanno votato. Non quindi l'inizio del potere e del comando, ma l'inizio dell'impegno e del servizio ai cittadini. E' sbagliato esultare o affliggersi per l'esito delle elezioni, qualunque sia stato il risultato, purché raggiunto con metodo democratico, i cittadini devono solo aspettare e controllare i fatti, in modo da giudicare, obiettivamente e senza condizionamenti di parte, la bontà delle scelte operate e alla fine andare a votare in maniera lucida, senza chiudere gli occhi. Votare sempre dalla stessa parte significa non essere liberi, significa essere innamorati o strettamente legati ad una parte e di scegliere non in base ad un concetto di premiazione o penalizzazione sulle scelte operate, ma applaudire la propria parte politica come se fosse una squadra o un'amante, a dispetto delle cose fatte o non fatte. Ieri ad esempio i leaders sconfitti non hanno detto di aver sbagliato ad amministrare, ma di avere sbagliato campagna elettorale. Cioé, non conta quello che si è fatto ma i tatticismi, i giocatori comprati o venduti, le parole dette o non dette nelle ultime settimane. Quello che si è fatto, giusto o sbagliato che sia, in anni di amministrazione delle città è rimasta una cosa marginale.

Credo che dopo gli appelli di Napolitano, caduti regolarmente nel vuoto, si debba cambiare e cercare di maturare un po' tutti e diventare finalmente una democrazia adulta. Una politica vissuta in questo modo non ce la possiamo più permettere.

martedì 3 maggio 2011

Due parole sulla morte di Osama Bin Laden.

Osama Bin Laden è stato ammazzato. Non so quanto sia vera la notizia e non mi interessa saperlo. Certo, il Presidente degli Stati Uniti d'America non si sarebbe esposto così apertamente se la notizia non fosse vera, non avrebbe rischiato di vederselo riapparire in un video una settimana o un anno dopo la morte. E d'altronde, dando per scontato che sia morto, non importa se la sua morte sia avvenuta un giorno fa o un anno fa. Di dietrologi e complottisti, che giudicano vivo persino Hitler, è pieno il mondo. Quello che invece mi interessa è come lo hanno ammazzato, quello che è successo subito dopo la sua morte e quello che accadrà nei prossimi mesi. Ma andiamo per ordine.

Pare che Osama Bin Laden sia stato ucciso in un conflitto a fuoco organizzato per catturarlo. Se così fosse, nulla da eccepire. Se invece fosse vero il contrario, cioè che la sua morte sia stata deliberatamente voluta da chi lo ha attaccato, allora le cose cambierebbero e non poco. Anzi, confermerebbero lo spirito di un popolo e le parole del loro Presidente che, dimenticando di essere stato insignito della più alta onorificienza in termini di rapporti fra uomini e stati, il Nobel per la Pace, ha bellamente dichiarato "giustizia è fatta". Ora, che l'anonimo cittadino, martellato per anni dall'incubo terrorismo, grazie anche ad un disastro, come quello dell'abbattimento delle torri gemelle, su cui, anche lì, si è detto tantissimo in termini di dietrologia e complottismo, dicevo, che l'anonimo cittadino festeggi, non mi sorprende. Ma, che il punto di riferimento principale di un popolo, colui che dovrebbe educare quel popolo e che invece non riesce ad abolire la pena di morte e la diffusione incontrollata della armi nel territorio della sua nazione, pronunci quella orrenda frase, allora tutto cambia. Infine, Osama Bin Laden rappresentava un punto di riferimento per il terrorismo degli integralisti islamici, non solo dal punto di vista delle idee e del carisma personale, ma anche dal punto di vista del finanziamento che forniva per la sua causa. Inoltre il Pakistan, contrariamente all'Afganistan e all'Irak, era uno stato amico dell'Occidente. Tutto questo comporta non pochi interrogativi sul futuro della lotta al terrorismo e sui rapporti fra gli stati.

Questi sono i fatti oggettivi, quelli su cui io fondo le mie perplessità, su tutto il resto ognuno può dire la sua, e poter ritenere a buon diritto di avere ragione.

mercoledì 27 aprile 2011

Ma che c'azzecca, dottor Di Pietro!

Non guardo mai le trasmissioni di approfondimento, i cosiddetti talk show, della TV e ogni volta che lo faccio me ne pento amaramente. Così è avvenuto che ieri sera, in un momento di distrazione dei miei figli, ho potuto seguire uno spezzone di Ballarò. Si parlava di nucleare e discutevano fra di loro, moderati da Giovanni Floris, Antonio Di Pietro e Gaetano Quagliariello. Naturalmente il primo difendeva la scelta fatta un anno prima di Fukushima, con la raccolta delle firme per il referendum, il secondo, seguendo le orme del suo presidente, dichiarava che il voto al referendum in questo momento avrebbe rappresentato una scelta istintiva sull'onda del disastro giapponese e quindi andava evitato. Fin qui tutto legittimo, tutto regolare, fino a quando Quagliariello, per rispondere a Di Pietro, che ricordava il risultato referendario di vent'anni fa sul nucleare, ha affermato che in Italia i risultati dei referendum spesso non vengono rispettati e ha portato ad esempio il referendum sulla responsabilità civile dei giudici. Ora, io credo che, come esempio, sarebbe stato ben più calzante il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti, che ha tolto i soldi dalla porta e li ha fatti rientrare dalla finestra, attraverso i cosiddetti rimborsi elettorali. Ma, a parte questo, mi sarei aspettato una filippica da parte dell'ex procuratore Di Pietro, circa il fatto che il referendum dell'87 sulla responsabilità civile dei magistrati non è stato disatteso ma, al contrario, proprio in seguito a quel referendum, è stata varata, nell'88, la cosiddetta legge Vassalli che, può piacere o non piacere, istituisce la responsabilità dei magistrati per dolo e colpa grave. Non sono un esperto del settore e forse qualcosa di più si poteva fare, soprattutto in merito alle sanzioni da adottare nei confronti dei magistrati che sbagliano, ma non credo che sia giusto dire che i referendum dell'87 sono stati disattesi.

Invece Di Pietro si è limitato a balbettare che secondo il suo interlocutore il nucleare si deve fare perchè non c'è la responsabilità civile dei magistrati e alla fine del suo breve, confuso intervento concludeva con il suo solito "Che c'azzecca!", nell'indifferenza di Giovanni Floris, il conduttore, che non ha avuto niente di meglio da fare che cambiare argomento. Beh, se questa è la migliore opposizione che abbiamo, siamo proprio messi male. Se Ballarò è una trasmissione di punta per quel che riguarda il livello di informazione svincolata dalle direttive della politica, allora tanto vale chiudere tutto e cambiare mestiere.

giovedì 21 aprile 2011

Iniziative personali.

Siamo in presenza di un governo e di un parlamento in cui si moltiplicano le iniziative personali. Un vecchio proverbio dice che quando il gatto non c'è i topi ballano. E così sta succedendo oggi in Italia. In assenza di un capo del governo che partecipi alla vita polita nazionale, tutti si sentono in diritto di dire la propria su tutto. Così si moltiplicano le iniziative personali. Così può accadere che un ministro può portare avanti una legge contro i cosiddetti fannulloni in Patria e poi venga sonoramente smentito dal comportamento tenuto dai suoi colleghi di partito in Europa. Così può accadere che un ministro porti avanti una politica economica di un certo spessore e poi venga sistematicamente scaricato dal responsabile del gabinetto che, di fronte alle lamentele dei tartassati, invece che spiegare la politica del governo, risponde 'prendetevela con lui'. Così accade che vi possono essere iniziative completamente strabiche per i temi di politica estera, fra coloro che spingono verso l'isolazionismo della nostra nazione, rispetto ai Paesi fonte di immigrazione, ma anche verso l'Europa, e coloro che si dissociano da tali posizioni. Così come strabica è la posizione verso la politica energetica nazionale: chi ieri era nuclearista, oggi non lo è più, anche a dispetto dell'assenza di un piano energetico. E mentre il capo del governo continua a dormire in pubblico durante le manifestazioni ufficiali, ripreso da impietose telecamere, continua a partecipare, non si sa bene a che titolo, visto che il governo dovrebbe rappresentare tutti, alle campagne elettorali di candidati alla presidenza di regione, o a sindaco di questo o quel comune, continua a bloccare il parlamento su leggi che lo proteggano dai suoi problemi con la giustizia, si alza un ex-sindaco qualsiasi e vomita, con pittoreschi manifesti, il suo veleno contro i giudici e, quando tutti si sono rizelati, al punto da farlo dimettere dalla candidatura, quest'ultimo ha lasciato sul campo una sola domanda: ma perché non è stato riservato lo stesso trattamento a chi è stato l'ispiratore morale di tale iniziativa, visto che sono anni che martella senza interruzione su questo argomento? Fino ad arrivare a questo sconosciuto signore che, sempre per iniziativa personale, ha proposto di cambiare l'articolo 1 della Carta Costituzionale, aggiungendovi la centralità del parlamento, un organo che, ad oggi non rappresenta più il popolo italiano, visto che è formato da gente nominata dai capi di partito e non eletta dal popolo, grazie ad una legge che lo stesso ideatore non ha esitato a definire una porcata. Inutile dirlo che anche questa volta sono partite le prese di distanza da parte del suo stesso partito.

Insomma si va avanti così, alla rinfusa, senza una politica di governo, senza una rotta, a dispetto dei bunga bunga e degli scandali di cui ormai siamo tolleranti, tanti e tali ne abbiamo sentiti, giusto perché l'Europa ci impone di farlo, pena il fallimento dell'azienda Italia, e fino a quando i parlamentari nominati dai capi di partito non avranno maturato il diritto alla pensione che oggi non è più dopo due, ma dopo cinque anni di legislatura.

venerdì 15 aprile 2011

Cosa non mi piace del processo breve.

Ascolto in questi giorni le critiche al nuovo disegno di legge sul cosiddetto processo breve. Premetto che non conosco il testo, quindi non posso criticarlo, in positivo o in negativo, fino in fondo ma, da quello che mi è rimbalzato, ci sono alcune cose che non condivido. Intanto le leggi che il parlamento approva dovrebbero rispettare alcune regole.

Io che non sono un giurista, ho sempre sentito dire da amici avvocati che la prima cosa che viene insegnata nei corsi di giurisrudenza è che le leggi approvate dal parlamento valgono dal momento della pubblicazione in poi. Non possono esistere leggi retroattive, per questa ragione gli avvocati sono tenuti ad avere ben chiara la cronologia delle leggi, per essere certi dell'ambiente normativo in cui è maturato l'operato del proprio cliente. E' chiaro anche ad un bambino che se io compio un'azione che oggi è legale, non posso essere chiamato a risponderne perché tra un anno passa una legge che la fa diventare illegale. Se è vero questo, è vero anche il suo contrario, cioè se io compio un'azione illegale, resta tale anche se fra un anno ci sarà una legge che la depenalizza. L'attuale esecutivo ha stravolto questo pilastro del diritto, approvando leggi, fra cui il cosiddetto processo breve, che hanno validità retroattiva.

Un'altra cosa che non mi piace è che, nella selezione dei reati, non si prende solo in considerazione l'importanza del reato, ma anche lo stato del trasgressore. Se io ho ammazzato, ma sono incensurato, sono sempre un omicida, indipendentemente dal fatto che abbia commesso il reato per la prima volta. Per la vittima non cambia nulla e questo deve essere il faro illuminante. Non a caso la Costituzione dice che tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge. Un reato deve essere valutato alla stessa maniera, sia che venga commesso da un novizio, sia che venga commesso da un trasgressore seriale poi, caso per caso, il giudice valuterà le attenuanti e le aggravanti, infatti le penalità non sono mai secche, si va sempre da un minimo ad un massimo, ma cosa c'entra questo con i tempi di prescrizione del reato?

Infine c'è un problema che ho sollevato altre volte e che riguarda il Capo dello Stato. Mai in precedenza un Presidente della Repubblica aveva utilizzato la cosiddetta moral suasion, cioè l'abitudine di correggere le leggi prima che queste vengano approvate dal parlamento, è anche questa un'abitudine incostituzionale. Per questo, in passato, alcune leggi sono state sonoramente bocciate dai predecessori di Napolitano, perché macchiate di palese incostituzionalità. D'altronde anche l'attuale Presidente della Repubblica ha dichiarato in più occasioni che quando il parlamento lavora il Capo dello Stato tace. Ma poi continua a ripetere sempre lo stesso errore. E pare che lo voglia fare anche ora, col processo breve. Tanto che il presidente del consiglio ha già preannunciato che invierà il ministro della giustizia al Quirinale per illustrare meglio il provvedimento al Capo dello Stato. Se così fosse, anche questa volta, sarà più difficile bocciare la legge, per il semplice fatto che vi ha preso parte nella stesura. Con quale faccia poi potrà continuare a svolgere il suo lavoro, quando i giudici della Corte Costituzionale lo bocceranno per palese incostituzionalità, come già avvenuto in altre occasioni, lui che è stato scelto per essere il guardiano della Costituzione?

Un'ultima perplessità, forse non sarebbe male, invece che parlare a sproposito della presunta impunità dei magistrati, cominciare a parlare dell'impunità dei politici, a tutti i livelli, che non sanno fare il proprio mestiere.