"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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martedì 6 settembre 2011

Non c'è due senza tre.

Il primo colpo l'hanno battuto i napoletani e, soprattutto, i milanesi, quando gli è stato chiesto di mandare a quel paese i candidati dei maggiori partiti di destra e di sinistra, facendo capire a chi ci rappresenta che l'era delle favole dei partiti fotocopia, mascherati da fazioni opposte, era finita. In quell'occasione sono diventati sindaci De Magistris e Pisapia i quali, pur con i loro limiti, rappresentavano il cuore dell'intolleranza di un elettato che non ne poteva più di essere amministrato dalla cattiva politica o, meglio, dai cattivi politici. Certo, non si poteva pretendere che al primo colpo vincesse Grillo ma, per chi voleva sentire, il colpo era già abbastanza forte e chiaro.

Niente da fare. Si è andati avanti come se nulla fosse accaduto. Così, nonostante i tentativi di affossamento, si è arrivati ai referendum di giugno. Le televisioni hanno latitato, nessuna publicità, nessun chiarimento, solo alcuni scarni spot, centellinati in orari proibitivi ed alternati con uno decisamente allusivo e fuorviante sulle centrali nucleari. Ora io non voglio entrare nel merito del torto o della ragione dei si o dei no, non credo che sia quella la vittoria, perché ognuno può a ben diritto avere le sue ragioni e pretendere di essere depositario della verità. La vera vittoria è stata obiettivamente la lezione di democrazia a chi aveva fatto suonare anzitempo le campane a morto dell'istituto referendario. E poi, manco a dirlo, il secondo colpo per i nostri governanti che erano stati sordi al primo richiamo.

Anche questa volta niente, tutto come prima e, se possibile, peggio di prima. Scandali, tangenti, ruberie, proclami e promesse di un futuro migliore. Come se l'Europa non ci fosse, la crisi fosse ancora nel paese delle meraviglie, mentre il nostro fosse ancora e per sempre il paese del bengodi.

Nel frattempo è giunta l'estate, è stata tirata giù in fretta e furia una finanziaria della serie spendi oggi e paghi domani. L'Europa non è stata soddisfatta ed ha preteso soldi veri subito, ma noi niente finché si sono infuriati i mercati che ci hanno fatto perdere in pochi giorni una fetta significativa della nostra falsa finanziaria. Le televisioni hanno continuato a latitare, non uno speciale, uno straccio di talk show, qualcuno che spiegasse, al di fuori dei soliti palinsesti estivi, come stavano le cose. I nostri politici hanno fatto finta di non andare in ferie e, con le mani sulla carta ma evidentemente il cervello sulla spiaggia, hanno tirato giù un'altra finanziaria, alla cui presentazione in senato erano presenti undici senatori e quattro sciacquini. Al loro ritorno hanno preso a litigare su quale doveva essere l'amico da tutelare, cambiando ogni cinque minuti i contenuti della manovra ed attaccando sistematicamente l'opposizione che non collaborava. A questo punto, non c'è due senza tre è arrivato, fresco di giornata, il terzo colpo. La CGIL ha riempito le piazze d'Italia, si sono accodati i partiti d'opposizione del centro sinistra. La gente, per la terza volta, dice basta. Basta alle bugie, basta ai privilegi, basta allo sbando di un governo che non riesce più a governare perché sommerso da ricatti dall'interno e dall'esterno, basta con la mancanza di una direttiva, di una decisione sulla rotta da intraprendere. L'attuale presidente del condiglio era stato scelto, come altri suoi predecessori, perché rappresentava l'uomo della provvidenza e, a torto e a ragione, veniva considerato l'uomo adatto a dare al popolo italiano una direzione inequivocabile. Ora che tutto questo non c'è più e l'infatuazione è passata la gente non lo sopporta più. Lo capiranno questa volta i nostri politici o sono così tardoni da avere bisogno di un quarto colpo?

mercoledì 25 novembre 2009

Noi, l'Europa e le leggi banana.

Leggendo le cronache di questi giorni, mi viene in mente l'intervento di Beppe Grillo e Luigi De Magistris al Parlamento Europeo, dove i nostri pregarono le istituzioni europee di non versare più i finanziamenti all'Italia, in quanto ogni soldo che ci arriva non va allo sviluppo e all'innovazione tecnologica, ma è destianto ad ingrassare la diffusa corruzione che permea la politica, connivente con ogni forma di criminalità organizzata. Ricordo a quanti si fossero distratti, che i soldi che ci vengono elargiti dall'Europa sono quella parte di tasse che paghiamo noi tutti, insieme agli altri cittadini europei e che vengono di volta in volta destinati a risolvere i problemi delle aree del continente ritenute più depresse e meritevoli di aiuto per lo sviluppo. Bene, Grillo e De Magistris chiesero all'Europa di non erogarci più quei soldi. In questi giorni, mentre si parla di processo breve, mi viene in mente la motivazione che gli alleati del premier adducono per giustificarlo. Ce lo chiede l'Europa, se non abbassiamo i tempi dei processi, l'Europa ci sanziona. Che poi è la stessa motivazione, più o meno, che fu addotta da Tremonti quando diede del "testa di cazzo" ad un giornalista straniero, in diretta, solo perché gli aveva fatto notare che forse la legge sullo scudo fiscale era inopportuna. In quell'occasione la colpa era dei paradisi fiscali. La stessa motivazione fu addotta dagli ideatori dell'indulto di ceppalonica memoria. Anche lì era chissà quale organismo internazionale a chiedere all'Italia una più umana carcerazione. Idem con le frequenze da dare a Europa 7, che invece di toglierle alla rete abusiva, Rete 4, si pensò di toglierle a RAI 1.
Insomma, per farla breve, ogni volta che c'è da sanare una palese volazione di leggi, regolamenti o diritti internazionali, i nostri governanti si inventano qualcosa che va esattamente nella direzione opposta a quella auspicata. Come il marito che per fare dispetto alla moglie si taglia i genitali. E, alla fine, chi ci rimette siamo noi cittadini che siamo costretti a tenerci leggi da irresponsabili, senza neanche poterci appellare al buon senso, perché lo ha chiesto l'Europa. Allora io lancio un appello, come fecero Grillo e De Magistris: evitate di aiutarci, cacciateci dall'Europa se non vi va bene quello che facciamo, ma non dateci più direttive, perché ogni volta ci si rivoltano contro. Il popolo italiano ve ne sarà profondamente riconoscente!

venerdì 31 luglio 2009

Quegli sporchi fondi destinati al sud.

Ho ancora il ricordo della relazione che Beppe Grillo e Luigi De Magistris presentarono al Parlamento Europeo. In quell'occasione i nostri due connazionali parlarono agli eurodeputati di come venivano spesi i fondi destinati alle aree depresse, frutto della tassazione dei cittadini europei. Si, perchè quando si dice fondi europei, oppure 'lo stato se ne farà carico', si parla sempre di tasse che i cittadini versano e che poi vengono redistribuiti secondo le voci di spesa stabilite. Quindi i cittadini, anche italiani, pagano le tasse, una quota viene destinata al Parlamento Europeo, il quale le redistribuisce per il miglioramento delle aree depresse del continente europeo, ivi compreso il Mezzogiorno d'Italia. Dicevo che in quell'occasione Grillo e De Magistris, fecero un quadro raccapricciante della situazione italiana, denunciando che i soldi europei non finivano nelle tasche giuste, ma andavano a finanziare politici corrotti, legati al malaffare e alle varie mafie di cui il Mezzogiorno d'Italia è pieno.
Perchè ricordo quell'episodio. Lo ricordo perchè è in atto una querelle tra il governo e una parte del PDL per questi benedetti fondi da destinare al Mezzogiorno, per il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi. Ma più che ad una querelle io penso ad un vero e proprio ricatto, che ha un'origine, se non proprio mafiosa, sicuramente molto dubbia. Un ricatto iniziato con la minaccia della creazione di un fantomatico partito del sud e che continua tutt'ora, anche dopo che, a quanto pare, i soldi per il sud sarebbero stati trovati. E sempre a spese dei cittadini, ci mancherebbe altro. E c'è anche il placet della Lega, che ha dovuto accettare ob torto collo.
Questa storia non mi piace per niente, sia perchè si aggiunge ad altri episodi strani che si sono sommati in questo periodo, come la riapertura delle indagini sulla morte di Borsellino, o le minacce di una prostituta e la sua determinazione ad andare avanti. Sarà una mia ipotesi di marcata matrice dietrologica, ma in tutti questi movimenti io ci vedo tanta mafia e tanti soldi che verranno sottratti ai contribuenti, per foraggiare cantieri inutili , opere inutili, azioni che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo del Mezzogiorno. Proprio lo stesso goirno in cui l'ISTAT ci informa che la povetà del sud è paurosamente aumentata. Nonostante il sud sia stato per anni foraggiato dalla Cassa per il Mezzogiorno, che adesso torna con una luce molto sinistra.

giovedì 19 marzo 2009

Vieni avanti, Mancino!

La notizia, quella di partenza, è che Luigi De Magistris ha lasciato il mondo delle toghe e ha scelto quello della politica. La mia personale reazione è che si tratta davvero di un peccato. Ho vissuto personalmente l'esperienza delle dimissioni, nel mio lavoro, dovute a cause, per così dire, tecniche. Ne sono uscito bene grazie anche alle alternative disponibili, ma capisco che in questo momento il dr. de Magistris deve provare dei sentimenti forti, contrastanti. Da una parte un senso di rilassatezza, rispetto alla grinta e allo stress che il suo precedente lavoro gli imponeva, dall'altra la certezza che anni di lavoro sono andati irreversibilmente perduti. Ha cercato di fare delle cose, mettendosi al servizio della società, ora farà delle altre cose, ma con la contaminazione del mondo politico che, per bene che vada, un marchio addosso te lo lascia. Magari sarà costretto a dare la mano a Mastella, quando si ristroveranno seduti fianco a fianco nel Parlamento Europeo.
E poi c'è la notizia di arrivo, quella secondo la quale su tale decisione si è fiondato Nicola Mancino, il vice Presidente del CSM, quello che aveva criticato ed osteggiato De Magistris a più riprese, il quale ha sentenziato che chi sceglie la politica, non deve più tornare a indossare la toga. Ora, che io ricordi non lo ha mai fatto nessuno, che bisogno c'era di ricordarlo anche in questa occassione? Personalmente credo che si tratti di un tentativo di creare una strada irreversibile per l'ormai ex magistrato, perchè evidentemente il suo lavoro fa ancora paura, tant'è vero che stanno cercando ancora di screditarlo, con avvisi di garanzia e quant'altro. Ma poi il democristiano Mancino, ritiene che la politica sia un fatto eterno, un potere acquisito per diritto, non un servizio. Chi va in politica non deve più tornare indietro, la politica è un mestiere non un servizio al cittadino. La raccolta di firme di Grillo durante il primo V-day non è servita a nulla, la richiesta di riformare la politica da parte di 350.000 cittadini non ha prodotto nessun risultato. In quella raccolta di firme c'era anche la proposta di esercitare il servizio di parlamentare per non più di due legislature, poi si torna a fare quello che si faceva prima, secondo lo spirito che, finito il servizio al popolo, si rientra nei ranghi. Mancino con il suo intervento scriteriato, invece, ha perso un'occasione per stare zitto e ha cercato di certificare che la politica è per sempre.