Ormai sembra del tutto spianata la strada della riforma sanitaria americana verso l'approvazione al Senato prima di Natale. Con un voto nel cuore della notte, infatti, è stato superato lo scoglio principale e quello che ha costretto a tanti compromessi al ribasso, del voto procedurale che permette di bloccare il dibattito in aula e passare alla votazione finale. E i democratici hanno avuto il "magic number", i 60 voti necessari a impedire l'ostruzionismo a oltranza da parte della minoranza repubblicana che ha votato compatta, 40 voti, contro il passaggio alla votazione in aula. Ora è previsto entro oggi il voto finale sul testo della riforma del Senato che, nelle trattative estenuanti per ottenere il sostegno compatto dei 60 del gruppo democratici, ha perso componenti importanti della riforma voluta da Barack Obama, a partire dalla public option, l'ente pubblico di assicurazione. Come sempre ci si deve accontentare per evitare di mandare tutto in gloria, ma alla fine da qualche parte bisogna pur cominciare, accontentarsi, cogliere sempre il meglio da ogni situazione e poi proseguire testardamente verso l'obiettivo ottimale, è questo il dono dei grandi. Ad ogni modo, secondo quanto affermato dai leader democratici, la riforma mantiene l'impianto di fondo, che permetterà a 31 milioni di americani, ora senza assistenza sanitaria, di essere assicurati. E difenderà tutti gli americani dalle pratiche spregiudicate attuate dalle assicurazioni private. Il testo ha comunque molte differenze rispetto a quello approvato alla Camera, che per esempio prevede la public option, e quindi dopo la sua approvazione inizieranno dei, si presume complicati, negoziati tra le due Camere per arrivare a un testo comune. Un processo che la Casa Bianca spera si concluda entro la fine di gennaio-inizio di febbraio. Chi ha scommesso su Obama può continuare a sperare anche se la strada è ancora molto lunga e i graffi delle lobbies si fanno sentire ad ogni piè sospinto.
"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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giovedì 24 dicembre 2009
Senato USA spiana la strada alla nuova Sanità
giovedì 5 novembre 2009
Influenza A: due o tre cose per non aver paura.
Vorrei fare un po' il punto della situazione sull'influenza, quella suina, non quella stagionale, che pare non interessi a nessuno e che forse farà più vittime della prima.
L'esigenza deriva dal fatto che, da quello che si dice, sembra che nessuno, men che meno gli addetti ai lavori, ci stiano capendo qualcosa. Ma qualche concetto chiaro c'è e proverò a sintetizzarlo.
Intanto, a quanto pare ci troviamo davanti ad un malanno stagionale ben più banale di quello che si crede. Basti pensare che normalmente l'influenza fa un totale di vittime che si aggira attorno allo 0,2 per cento delle persone colpite, cioè mediamente, per anno, circa 4-5.000 morti, che nella stragrande maggioranza dei casi appartengono a categorie di persone già malate e costituzionalmente fragili. Quest'anno, per il sovrapporsi di due influenze stagionali, forse arriveremo ad avere 6-7.000 morti e questo accadrà indipendentemente dagli sforzi che si stanno facendo e si faranno per tamponare il fenomeno. Sia perché questa influenza suina ha un'alta diffusibilità, per cui si ammaleranno molte persone, sia perché, ripeto, si sovrapporrrà a quella stagionale. E' chiaro che più alto sarà il numero dei malati, più alto sarà il numero dei morti, è un fatto statistico. Ma torniamo alla mortalità per questa indluenza. Pare che i morti riconducibili a questo malanno siano ad oggi 24, a fronte di 250.000 casi diagnosticati e forse altrettanti, se non di più, casi non diagnosticati. Fonti del Ministero parlano dello 0,002 per cento, cioè cento volte meno della normale mortalità per influenza. E questo la dice lunga sulla letalità del virus. Quindi, a quanto pare, il problema non è sanitario ma sociale ed economico. La grande diffusibilità del virus, creando molti ammalati, porterà ad una forte riduzione della produttività da parte di servizi sociali ed aziende, in una situazione di grave crisi economica.
Ma c'è un altro dato che ci lascia disorientati. Si dice che il vaccino non sia sicuro e, anche qualora lo fosse, solo il 40 per cento della popolazione potrebbe essere coperto. Ma su questo, e soprattutto sulla sicurezza del vaccino ognuno dice la sua. Personalmente credo che la cosa da fare sia innanzitutto una accurata igiene personale, l'isolamento dagli altri attraverso il lavaggio delle mani, soprattutto dopo aver maneggiato oggetti di uso comune. A tale proposito possono tornare utili quei prodotti disinfettanti a base di ipoclorito, venduti in confezioni pratiche, da mettere in borsetta. Ma solo quelli, evitare di comprare antivirali o antibiotici, che nulla hanno a che fare col problema specifico. Far portare le mascherine alle persone che hanno contratto il virus, e provvedere ad un loro tempestivo isolamento, anche in casa, non necessariamente in ospedale anzi, se si evita di intasare gli ospedali, è meglio. Fatto tutto questo, si può scegliere di vaccinarsi o di non farlo, tenendo presente che il vaccino è comunque un intervento dell'uomo e che, in quanto tale, non è scevro da rischi. Infine, la scelta di vaccinare i bambini deve essere finalizzata, non tanto a difendere i piccoli, che non sono più a rischio degli adulti, a meno che non abbiano altre patologia associate, ma deve servire unicamente ad evitare la diffusione del virus, perchè i bambini sono difficilmente controllabili e quindi rappresentano un serbatoio molto potente. Non credo che ci sia altro da aggiungere se non la massima serenità possibile, perchè la paura crea confusione e, nella confusione, c'è sempre chi pesca e trae benefici, soprattutto economici.
mercoledì 4 novembre 2009
In arrivo un taglio netto dei posti letto per risparmiare sulla sanità ... pubblica.
A proposito di influenza e di gente che si ricovera in ospedale in maniera inappropriata, credendo che l'unico modo per sfuggire alla suina, non sia il semplice allettamento a casa propria con un antinfiammatorio e una buona tazza di camomilla calda, ma il ricovero in ospedale, vi voglio ricordare cosa prevede il patto per la salute 2010-2012.
Ventisettemila posti letto in meno negli ospedali entro 5 anni, e già la metà tagliati nel 2011. Entro il 2014-2015 il 'tasso di ospedalizzazione' dovrà essere abbattuto dagli attuali 160 ricoveri ogni mille abitanti a 130. Quella del taglio dei posti letto è una ricetta indicata nelle linee generali dall'anticipo della Finanziaria 2009 che ora comincia a arricchirsi di contenuti. A riferirlo è 'Il Sole 24 Ore'. Un progetto per l'efficienza e il risparmio nel Ssn pensato in nome dell'appropriatezza dei ricoveri. Il quotidiano economico sottolinea che il progetto andrà messo in atto dopo che si sarà trovata un'intesa con le Regioni. In merito ai tagli, si spiega che i posti letto per acuti dovranno passare entro il 2014-2015 da 3,5 a 3 ogni mille abitanti, con un passaggio intermedio dal 2011 di 3,3 posti letto per mille abitanti. E allo stesso tempo il 'tasso di ospedalizzazione' dovrà essere abbattuto appunto dagli attuali 160 ricoveri ogni mille abitanti a 130 (a 145 nel 2011). Tant per dare un'idea, questi valori, al momento sono rispettati solo dalla Toscana e dal Veneto. Alcune Regioni hanno già raggiunto concreti risultati di efficienza: la Lombardia ha cancellato in 10 anni, dal 1997 al 2006, il 59% delle strutture; Veneto e Puglia il 50%, l'Emilia il 47%, Toscana e Umbria avevano già operato tagli negli anni precedenti. Il panorama al Sud è stato invece del tutto insufficiente. Due Regioni (Lazio e Abruzzo) hanno già il servizio sanitario commissariato per i super deficit fino al 2008, altre 4 (Campania, Molise, Sicilia e Calabria) sono in attesa del verdetto del Consiglio dei Ministri. In dettaglio, 'Il Sole 24 Ore' ricorda che i conti degli ultimi 15 anni del Ssn sono amari. Anche se non per tutti e non allo stesso modo. Dal 1992 al 2007 i disavanzi accumulati dal Ssn, rispetto alle assegnazioni iniziali di spesa col Fsn, hanno raggiunto i 57,3 miliardi al lordo delle manovre regionali. Altri 4,7 miliardi di rosso si stimano ancora per il 2008. Solo negli ultimi 5 anni (dal 2003 al 2007) il deficit è stato pari a 21,6 miliardi. Lazio, Campania e Sicilia hanno accumulato da sole il 70% del deficit totale. E a far aspettare di più i fornitori per i rimborsi sono la Calabria che paga dopo 634 giorni, il Molise dopo 633, la Campania dopo 615 e il Lazio dopo 451.
"Ridurre ulteriormente l'offerta di posti letto" negli ospedali italiani, "in un sistema caratterizzato da un aumento costante della domanda di ricovero e cura, certifica la volontà cancellare quello che ancora resta del sistema pubblico a vantaggio dell'ulteriore sviluppo di sistemi alternativi (privati, assicurazioni, eccetera) che escludono fasce sostanziali di cittadini dal diritto di cura". Lo afferma Sabino Venezia, del Coordinamento nazionale Rdb-Cub, commentando in una nota il progetto del Governo, anticipato ieri da 'Il Sole 24 Ore', di tagliare nelle strutture sanitarie della Penisola 27 mila posti letto entro 5 anni. "In linea con le politiche governative degli ultimi 10 anni, l'attacco allo stato sociale non rallenta e investe direttamente il diritto alla salute", sottolinea il sindacato. "Dopo aver messo in crisi l'organizzazione sanitaria delle regioni con deficit, evitando accuratamente di colpire le politiche degli appalti e delle esternalizzazioni - afferma Venezia - il Governo propone un Piano sanitario nazionale che taglierà 27 mila posti letto, portando un attacco generale al sistema sanitario pubblico con ripercussioni inaudite in termini di prevenzione e di cura". "La costante ma inesorabile riduzione di posti letto pubblici - aggiunge - ha prodotto lo sviluppo di un sistema sanitario privato, ormai governato da lobby sempre più organizzate che si apprestano ad incrementare i profitti senza più rischiare in proprio con le truffe. Ma governare la sanità con il sistema aziendalistico ha già prodotto un fallimento accertato", avverte.
"Ridurre ulteriormente l'offerta di posti letto" negli ospedali italiani, "in un sistema caratterizzato da un aumento costante della domanda di ricovero e cura, certifica la volontà cancellare quello che ancora resta del sistema pubblico a vantaggio dell'ulteriore sviluppo di sistemi alternativi (privati, assicurazioni, eccetera) che escludono fasce sostanziali di cittadini dal diritto di cura". Lo afferma Sabino Venezia, del Coordinamento nazionale Rdb-Cub, commentando in una nota il progetto del Governo, anticipato ieri da 'Il Sole 24 Ore', di tagliare nelle strutture sanitarie della Penisola 27 mila posti letto entro 5 anni. "In linea con le politiche governative degli ultimi 10 anni, l'attacco allo stato sociale non rallenta e investe direttamente il diritto alla salute", sottolinea il sindacato. "Dopo aver messo in crisi l'organizzazione sanitaria delle regioni con deficit, evitando accuratamente di colpire le politiche degli appalti e delle esternalizzazioni - afferma Venezia - il Governo propone un Piano sanitario nazionale che taglierà 27 mila posti letto, portando un attacco generale al sistema sanitario pubblico con ripercussioni inaudite in termini di prevenzione e di cura". "La costante ma inesorabile riduzione di posti letto pubblici - aggiunge - ha prodotto lo sviluppo di un sistema sanitario privato, ormai governato da lobby sempre più organizzate che si apprestano ad incrementare i profitti senza più rischiare in proprio con le truffe. Ma governare la sanità con il sistema aziendalistico ha già prodotto un fallimento accertato", avverte.
venerdì 19 giugno 2009
Svolta nella prescrizione degli oppiacei.
Qualche giorno fa, in questo blog, veniva dato un aggiornamento sullo stato dell'arte relativo alla prescrizione di farmaci oppiacei da parte dei medici di base, nel caso di terapia del dolore. In quel post (http://paologia.blogspot.com/2009/06/la-terapia-del-dolore-in-italia.html) si preannunciava che il viceministro alla salute, Ferrucio Fazio, prospettava di approvare una norma ponte d'urgenza, in attesa della nuova legge, già pronta da oltre un anno, ma che nel frattempo aveva incontrato altri ostacoli per la sua approvazione definitiva. Così, qualche giorno fa, è giunta la svolta tanto attesa soprattutto dai medici di famiglia, entusiasti del provvedimento sulla prescrizione dei farmaci contro il dolore, che permetterà di prescrivere più facilmente tali farmaci, con una ricetta semplice. A promuovere la nuova norma i rappresentanti delle maggiori associazioni di categoria. Il provvedimento 'ponte' regolerà la materia in attesa di una legge ad hoc. "Questo provvedimento - spiega Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) - permette la libera prescrizione di farmaci prima limitata dalle difficoltà burocratiche. Oggi tutti i farmaci, oppiodi e simil-oppioidi e non solo l'ossicodone come accadeva prima, sono pro-tempore prescrivibili sulla ricetta individuale del medico: bianca per i medicinali non rimborsabili, rossa per quelli a carico del Ssn. E successivamente saranno prescrivibili sul solo ricettario rosso. Saranno quindi tracciabili, perché la ricetta rossa ha un numero di codice, uno del paziente, del medico e della Asl".La 'svolta' piace anche a Giacomo Milillo, segretario della Federazione italiana dei medici medicina generale (Fimmg). "Questa è una battaglia che la categoria medica sta facendo da tempo - dice il leader sindacale - abbiamo sempre sostenuto che la burocrazia era un ostacolo all'evoluzione della cultura contro il dolore. E' un giorno importante anche se non dobbiamo abbassare la guardia: sappiamo che bisogna continuare a lavorare perché ci sono tante paure e tanti ostacoli, sia nella medicina generale che in quella ospedaliera. Problemi che devono essere comunque superati. Abbiamo le condizioni, però, per poterlo fare".Entusiasti della novità anche i medici dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani). "E' fondamentale - dice il presidente Mauro Martini - che i medici possano prescrivere più facilmente cure per le quali siamo tra gli ultimi in Europa. A limitare le prescrizione degli oppiacei c'era, per esempio, il fatto che l'ospedaliero non sapeva se il medico di famiglia aveva a disposizione il ricettario, e spesso non sapeva prescriverlo. C'era, inoltre, una limitazione nella continuità assistenziale, e i medici del settore in molti casi non avevano il ricettario. Ora possiamo fare un passo avanti".
martedì 17 marzo 2009
Sesso imprudente tra i giovani
Tornano tra i giovani malattie sessuali che sembravano dimenticate. Sono in crescita, infatti, sifilide e gonorrea, con aumenti percentuali elevatissimi anche se i numeri assoluti restano limitati. Colpa dell'imprudenza dei ragazzi italiani, poco inclini a rapporti sessuali protetti. Lo rivelano i dati del Rapporto Osserva salute 2008. I dati derivano dal lavoro di 266 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano, che collaborano con l'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, con sede all'università Cattolica di Roma. "L'aumento di sifilide e la gonorrea - spiega Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, coordinatore del Rapporto - non preoccupa per i numeri, che restano limitati. Ma perché segna un trend rispetto alle abitudini sessuali dei giovani italiani: dopo un periodo di grande paura per l'Aids, infatti, si sta attenuando l'attenzione ad avere rapporti protetti, soprattutto tra ragazzi. E poiché questi germi ci sono e ci saranno sempre le malattie riemergono". Tra il 2000-2006, secondo i dati del Rapporto, si è osservato un aumento generale delle due patologie, più marcato, però, per la sifilide (+146,3% su base nazionale nella classe 15-24 anni e +199,2% nella classe 25-64 anni) rispetto alla gonorrea (+100,6% su base nazionale nella classe 15-24 e +26,5% nella classe 25-64 anni). Concretamente, però, i casi di sifilide, poco più frequente della gonorrea, tra i 15 e i 24 anni sono 1,7 su 100mila abitanti (Contro 1, 6 degli anni precedenti) e 2,4 casi su 100mila abitanti tra i 24 e i 64 anni (contro 0,9). Rispetto alle malattie infettive di 'ritorno', gli esperti sono più preoccupati per il riemergere della tubercolosi. "Preoccupa in particolare - spiega Ricciardi - l'emendamento al decreto sicurezza, che prevede la possibilità per i medici di denunciare i pazienti immigrati irregolari. Se queste persone, quando hanno la Tbc, non si fanno curare per paura della denuncia - conclude - possono diffondere la malattia, che si trasmette per via respiratoria, vanificando gli sforzi della sanità pubblica di tenerla sotto controllo".
Come sappiamo daslle cronache degli ultimi giorni, questa non è solo un'ipotesi, ma è una realtà già purtroppo accertata in occasione della morte di una prostituta di Bari.
mercoledì 11 marzo 2009
La donazione degli organi indicatore di qualità in sanità
Trapianti stabili in Italia, una situazione di stallo che, di fatto, consentirebbe margini di miglioramento ma sembra collegata a doppio filo al rapporto dei cittadini con il sistema sanitario: là dove è buono, le cose vanno meglio
"La sfiducia, alimentata da vicende personali o casi di malasanità, di fatto è nemica della donazione d'organo e non fa bene ai trapianti". Parola di Franco Filipponi, presidente della Sisqt, la nuova Società italiana per la sicurezza e la qualità nei trapianti. "Secondo numerosi studi internazionali - precisa l'esperto - il 75% delle persone, in generale, direbbe sì al trapianto. Dunque occorre tener presente che lo zoccolo duro dei contrari a ogni costo rappresenta 'solo' il 25%". Il problema, però, è che anche chi sarebbe ben disposto (circa tre persone su quattro) si trova poi, nei fatti, a dire no. "Magari perché ha vissuto un'esperienza negativa in ospedale, non si è sentito seguito nella vicenda che ha coinvolto il proprio famigliare, o in generale non ha fiducia nella sanità pubblica". Così ci si ritrova con un panorama a macchia di leopardo, e numeri che, nel 2008, oscillano dai 6,5 donatori per milione di abitanti nella Provincia Autonoma di Bolzano ai 40.6 per milione in Toscana. La Puglia ha espresso l'11,7.
"La sfiducia, alimentata da vicende personali o casi di malasanità, di fatto è nemica della donazione d'organo e non fa bene ai trapianti". Parola di Franco Filipponi, presidente della Sisqt, la nuova Società italiana per la sicurezza e la qualità nei trapianti. "Secondo numerosi studi internazionali - precisa l'esperto - il 75% delle persone, in generale, direbbe sì al trapianto. Dunque occorre tener presente che lo zoccolo duro dei contrari a ogni costo rappresenta 'solo' il 25%". Il problema, però, è che anche chi sarebbe ben disposto (circa tre persone su quattro) si trova poi, nei fatti, a dire no. "Magari perché ha vissuto un'esperienza negativa in ospedale, non si è sentito seguito nella vicenda che ha coinvolto il proprio famigliare, o in generale non ha fiducia nella sanità pubblica". Così ci si ritrova con un panorama a macchia di leopardo, e numeri che, nel 2008, oscillano dai 6,5 donatori per milione di abitanti nella Provincia Autonoma di Bolzano ai 40.6 per milione in Toscana. La Puglia ha espresso l'11,7.
La formazione del personale e la modalità con cui gli operatori interagiscono con pazienti e familiari sono fondamentali, hanno rilevato gli esperti. Ma anche la storia della sanità di un particolare territorio, con gli incidenti e gli eventi particolari finiti sui giornali. "La malasanità non fa bene, neanche ai trapianti - dice Filippone - Dunque, pur tenendo conto che in questo campo il rischio zero non esiste, è cruciale fare tutto il possibile perché i pericoli si riducano al minimo, anche ascoltando le segnalazioni e i bisogni dei cittadini". L'efficienza del sistema sanitario e la sicurezza dell'utilità sociale di organi, tessuti e cellule donati sono fondamentali - conclude – per incrementare il numero delle donazioni in Italia".
lunedì 23 febbraio 2009
Storie di ordinaria democrazia
Nella lontana Repubblica Democratica delle Banane c’è l’Ospedale Sanabene, una grande e bella struttura, governata da un Direttore molto sensibile alle esigenze dei cittadini.
Un giorno, il Direttore passeggiava nervosamente su e giù per il suo ufficio e non riusciva a darsi pace per via di una notizia sbattuta in prima pagina su tutti i giornali: la lista d’attesa per l’effettuazione delle campimetrie si era allungata a dismisura e lui ora temeva un richiamo dal Governatore per questa palese inadempienza. Senza dimenticare la gente, ovviamente. Settimane di attesa. Che fare?
Pensa che ti ripensa, il Direttore decise di convocare esperti, collaboratori, consulenti, bisognava trovare una soluzione. Che in breve tempo fu trovata, e pensare che era lì, a portata di mano: bastava assumere una nuova ortottista. Così fu indetto un concorso pubblico e in men che non si dica una nuova persona fu assunta al lavoro. Ora, però, c’era un altro problema da risolvere: la presenza di una sola macchina per due persone. Come fare?
Il Direttore questa volta passeggiò più nervosamente del solito, facendo un tondo sul tappeto persiano e finalmente, anche questa volta, trovò la soluzione: una persona avrebbe lavorato di mattina ed una di pomeriggio, si sarebbero fatti dei turni lavorativi, l’unica macchina presente sarebbe stata sfruttata a pieno regime e le due persone avrebbero avuto un po’ di soldi in più in busta paga per la corresponsione dell’indennità di turno. Tutti contenti e problema risolto, dunque?
Neanche per sogno. Intervennero i sindacati, sollecitati dalle ortottiste, che evidentemente il pomeriggio dovevano attendere al secondo lavoro, probabilmente in nero. Ed obiettarono che l’indennità di turno avrebbe rappresentato un costo per un’operazione che era stata annunciata a costo zero per l’azienda e che se tale incongruenza non si fosse risolta ci sarebbe stata una denuncia alla Corte dei Conti ed eventualmente alla Procura della Repubblica. Il Direttore, che di grane proprio non voleva sentir parlare, annullò subito l’ordine e ritornò a passeggiare freneticamente in su e in giù nel suo ufficio.
Eureka! Nel Piccolo Ospedale del Comune Vicino c’era un altro campimetro, praticamente inutilizzato da quando il nuovo Piano Ospedaliero ne aveva notevolmente ridotto le attività. Con due campimetri tutt’e due le ortottiste avrebbero potuto lavorare al mattino e quindi anche le esigenze sindacali sarebbero state rispettate.
A questo punto intervenne la politica. Il Governatore, infatti, aveva emesso un editto, in base al quale nulla doveva essere spostato dal Piccolo Ospedale del Comune Vicino, per non dare alla popolazione l’idea che questo stesse chiudendo. Su quel punto era stata vinta una campagna elettorale e non si potevano deludere le aspettative degli elettori. Neanche una spilla si poteva muovere.
Una soluzione alternativa poteva essere il trasferimento di una delle due ortottiste presso il Piccolo Ospedale del Comune Vicino e dividere le prenotazioni fra i due ospedali. Ma al Direttore vennero i brividi al solo pensiero di scatenare una nuova guerra di potere con chissà quale altra istituzione.
Alla fine, con senso delle istituzioni e una buona dose di coraggio, decise che l’unica soluzione possibile era lasciare le cose come stavano: due persone si sarebbero alternate, al mattino, nell’utilizzo di una sola macchina.
A fine anno, redasse una relazione dicendo che, con l’assunzione di una nuova ortottista, si erano ridotte le liste d’attesa, in quanto erano stati eliminati i periodi di vuoto dovuti alle normali assenze del personale. Il primario oculista propose addirittura un progetto obiettivo sulla futura, ulteriore riduzione delle liste di attesa. I sindacati non ebbero nulla da eccepire sull’impiego delle risorse pubbliche. I politici riuscirono a dimostrare alla gente che il loro intervento era stato salutare. I giornali fecero un bell’articolo sull’efficienza dell’ospedale Sanabene e sulle capacità amministrative del suo Direttore.
E i cittadini che, grazie alle schermaglie della stampa, erano riusciti appena ad intuire ciò che era successo? Continuarono a fare la fila per una campimetria, a comprare i giornali, perché bene o male bisogna aggiornarsi, a rimanere iscritti al sindacato, perché ce n’è sempre bisogno, e a partecipare numerosi alle elezioni, perché i politici prima o poi un favore te lo fanno. (pubblicato su "Corte Grande, anno V, n. 38)
Un giorno, il Direttore passeggiava nervosamente su e giù per il suo ufficio e non riusciva a darsi pace per via di una notizia sbattuta in prima pagina su tutti i giornali: la lista d’attesa per l’effettuazione delle campimetrie si era allungata a dismisura e lui ora temeva un richiamo dal Governatore per questa palese inadempienza. Senza dimenticare la gente, ovviamente. Settimane di attesa. Che fare?
Pensa che ti ripensa, il Direttore decise di convocare esperti, collaboratori, consulenti, bisognava trovare una soluzione. Che in breve tempo fu trovata, e pensare che era lì, a portata di mano: bastava assumere una nuova ortottista. Così fu indetto un concorso pubblico e in men che non si dica una nuova persona fu assunta al lavoro. Ora, però, c’era un altro problema da risolvere: la presenza di una sola macchina per due persone. Come fare?
Il Direttore questa volta passeggiò più nervosamente del solito, facendo un tondo sul tappeto persiano e finalmente, anche questa volta, trovò la soluzione: una persona avrebbe lavorato di mattina ed una di pomeriggio, si sarebbero fatti dei turni lavorativi, l’unica macchina presente sarebbe stata sfruttata a pieno regime e le due persone avrebbero avuto un po’ di soldi in più in busta paga per la corresponsione dell’indennità di turno. Tutti contenti e problema risolto, dunque?
Neanche per sogno. Intervennero i sindacati, sollecitati dalle ortottiste, che evidentemente il pomeriggio dovevano attendere al secondo lavoro, probabilmente in nero. Ed obiettarono che l’indennità di turno avrebbe rappresentato un costo per un’operazione che era stata annunciata a costo zero per l’azienda e che se tale incongruenza non si fosse risolta ci sarebbe stata una denuncia alla Corte dei Conti ed eventualmente alla Procura della Repubblica. Il Direttore, che di grane proprio non voleva sentir parlare, annullò subito l’ordine e ritornò a passeggiare freneticamente in su e in giù nel suo ufficio.
Eureka! Nel Piccolo Ospedale del Comune Vicino c’era un altro campimetro, praticamente inutilizzato da quando il nuovo Piano Ospedaliero ne aveva notevolmente ridotto le attività. Con due campimetri tutt’e due le ortottiste avrebbero potuto lavorare al mattino e quindi anche le esigenze sindacali sarebbero state rispettate.
A questo punto intervenne la politica. Il Governatore, infatti, aveva emesso un editto, in base al quale nulla doveva essere spostato dal Piccolo Ospedale del Comune Vicino, per non dare alla popolazione l’idea che questo stesse chiudendo. Su quel punto era stata vinta una campagna elettorale e non si potevano deludere le aspettative degli elettori. Neanche una spilla si poteva muovere.
Una soluzione alternativa poteva essere il trasferimento di una delle due ortottiste presso il Piccolo Ospedale del Comune Vicino e dividere le prenotazioni fra i due ospedali. Ma al Direttore vennero i brividi al solo pensiero di scatenare una nuova guerra di potere con chissà quale altra istituzione.
Alla fine, con senso delle istituzioni e una buona dose di coraggio, decise che l’unica soluzione possibile era lasciare le cose come stavano: due persone si sarebbero alternate, al mattino, nell’utilizzo di una sola macchina.
A fine anno, redasse una relazione dicendo che, con l’assunzione di una nuova ortottista, si erano ridotte le liste d’attesa, in quanto erano stati eliminati i periodi di vuoto dovuti alle normali assenze del personale. Il primario oculista propose addirittura un progetto obiettivo sulla futura, ulteriore riduzione delle liste di attesa. I sindacati non ebbero nulla da eccepire sull’impiego delle risorse pubbliche. I politici riuscirono a dimostrare alla gente che il loro intervento era stato salutare. I giornali fecero un bell’articolo sull’efficienza dell’ospedale Sanabene e sulle capacità amministrative del suo Direttore.
E i cittadini che, grazie alle schermaglie della stampa, erano riusciti appena ad intuire ciò che era successo? Continuarono a fare la fila per una campimetria, a comprare i giornali, perché bene o male bisogna aggiornarsi, a rimanere iscritti al sindacato, perché ce n’è sempre bisogno, e a partecipare numerosi alle elezioni, perché i politici prima o poi un favore te lo fanno. (pubblicato su "Corte Grande, anno V, n. 38)
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