Ormai sembra del tutto spianata la strada della riforma sanitaria americana verso l'approvazione al Senato prima di Natale. Con un voto nel cuore della notte, infatti, è stato superato lo scoglio principale e quello che ha costretto a tanti compromessi al ribasso, del voto procedurale che permette di bloccare il dibattito in aula e passare alla votazione finale. E i democratici hanno avuto il "magic number", i 60 voti necessari a impedire l'ostruzionismo a oltranza da parte della minoranza repubblicana che ha votato compatta, 40 voti, contro il passaggio alla votazione in aula. Ora è previsto entro oggi il voto finale sul testo della riforma del Senato che, nelle trattative estenuanti per ottenere il sostegno compatto dei 60 del gruppo democratici, ha perso componenti importanti della riforma voluta da Barack Obama, a partire dalla public option, l'ente pubblico di assicurazione. Come sempre ci si deve accontentare per evitare di mandare tutto in gloria, ma alla fine da qualche parte bisogna pur cominciare, accontentarsi, cogliere sempre il meglio da ogni situazione e poi proseguire testardamente verso l'obiettivo ottimale, è questo il dono dei grandi. Ad ogni modo, secondo quanto affermato dai leader democratici, la riforma mantiene l'impianto di fondo, che permetterà a 31 milioni di americani, ora senza assistenza sanitaria, di essere assicurati. E difenderà tutti gli americani dalle pratiche spregiudicate attuate dalle assicurazioni private. Il testo ha comunque molte differenze rispetto a quello approvato alla Camera, che per esempio prevede la public option, e quindi dopo la sua approvazione inizieranno dei, si presume complicati, negoziati tra le due Camere per arrivare a un testo comune. Un processo che la Casa Bianca spera si concluda entro la fine di gennaio-inizio di febbraio. Chi ha scommesso su Obama può continuare a sperare anche se la strada è ancora molto lunga e i graffi delle lobbies si fanno sentire ad ogni piè sospinto.
"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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giovedì 24 dicembre 2009
Senato USA spiana la strada alla nuova Sanità
martedì 11 agosto 2009
Jack lo squartatore in sala operatoria.
Ormai è acclarato che in italia la politica è irrimediabilmente corrotta, dovunque si pesca bene. Ovunque ci metta lo zampino la politica, si gonfiano le spese, peggiorano i servizi, muore il territorio, sia dal punto di vista ambientale, sia umano, sociale, relazionale. Così accade se si decide di fondare una associazione, di avviare un'iniziativa. Ser si inserisce il cancro della politica, prima o poi tutto il resto viene soffocato. Un tempo la politica era discussione, passione, cultura. Oggi è sinonimo di corruzione. Ovunque si vedono possibilità di occupare poltrone, conquistare territorio, è diventata un'ossessione. Sarà perchè la politica ha sempre più bisogno di visibilità. I politici sono lontani dal paese reale, portano avanti solo i loro sporchi giochi di interesse, mentre la gente vive, si emoziona, si dispera, prescindendo dalla loro esistenza. Loro sono chiusi nella loro campana di vetro e non si rendono conto che fuori dalle loro torbide masturbazioni esiste un mondo che soffre e di cui loro dovrebbero alleviare le sofferenze, pensando a soluzioni normative tese a semplificare la vita dei cittadini. Ma così non è. Non lo è più ormai da troppo tempo. Guardo con invidia altre nazioni dove, certo, le cose non vanno benissimo, ma per difficoltà oggettive. I politici si sforzano di stare dalla parte dei cittadini, rischiano di persona e se sbagliano vengono espulsi dalla cerchia e, ove necessario, processati senza che nessuno alzi la voce contro la magistratura giustizialista. Qui invece il tiro al giudice è diventato uno sport nazionale, ora sdoganato anche dalle frange più estreme della sinistra ormai berlusconizzata. In America c'è un presidente che sta rischiando di persona per portare avanti quelle riforme che ritiene siano necessarie per il progresso e per la democrazia. Non so se ce la farà, ma la riforma sanitaria americana è qualcosa di epocale, forse più dell'abolizione della pena di morte, che potrebbe essere il passo successivo, se sopravviverà a questo terremoto. Qui invece niente, si pensa ad occupare poltrone. Ogni situazione è buona, comitati, commissioni, giunte, poltrone e poltroncine danno da mangiare a collaboratori trombati e compiacenti. E i soldi se ne vanno in mille rivoli, la spesa corre senza che alcun beneficio apprezzabile giunga alla percezione dei cittadini che sono costretti a confrontarsi tutti i giorni con servizi sempre più fatiscenti e spese quotidiane sempre più onerose, frutto dell'apparente diminuzione della pressione fiscale, voluta per tornaconto elettorale, ma che costringe, ad esempio, i comuni a truccare i semafori per incrementare i soldi delle multe. Siamo tutti vittime di spietati carnefici, come Jack lo squartatore in sala operatoria, di cui ci dovremmo urgentemente liberare. Col coraggio di perdere i nostri presunti privilegi nell'immediato per avere maggiori diritti e sicurezza nel futuro.
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