"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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venerdì 4 gennaio 2013

Parola d'ordine: discriminazione!

Discriminazione. Questa è la parola chiave che ha chiuso in maniera nefasta il vecchio anno ed ha aperto con il ridicolo e l'ipocrita il nuovo. Ma, come al solito, andiamo per ordine.
Prima è venuto il discorso del Papa sugli omosessuali, che sarebbero contro la pace nel mondo; un discorso, quello, venuto il giorno dopo la visita di una donna che, nel suo paese, era stata sostenitrice di una legge che, tra le altre cose, propone la pena di morte per gli omosessuali. Ma lì, il pontefice (con la lettera minuscola) non ha fatto altro che perseverare nell'errore prorogato per secoli dalle disposizioni di una Chiesa (con la maiuscola in quanto rappresentante, non dei fedeli, ma delle gerarchie) sessuofoba, omofoba e intrisa di omosessuali. Poi è venuto l'episodio del parroco che invitava le donne a farsi un'esame di coscienza sul proprio comportamento non proprio cristallino col quale, quindi, istigherebbero alla violenza. Ma il parroco non ha sottolineato in maniera inequivocabile che la violenza non è mai una risposta e non è mai giustificabile, soprattutto quando sfocia nell'omicidio. Senza contare che una persona, col suo corpo, ha il sacrosanto diritto di fare ciò che vuole, purché nell'ambito della legge e di regole sociali condivise. Naturalmente a questi due episodi ha fatto seguito una pioggia di critiche e pernacchie da parte della chiesa dei fedeli (quindi con la minuscola), e dei distinguo misti a giustificazioni da parte della Chiesa delle gerarchie.
E veniamo all'anno nuovo. Coro di critiche a seguito dell'episodio che ha visto coinvolto il calciatore Boateng. Naturalmente le critiche sono andate tutte agli spettatori (non chiamiamoli tifosi, per piacere) che avevano indirizzato i loro cori razzisti al calciatore ghanese. Tutto giusto, dalla reazione del calciatore e dei suoi compagni di squadra ai corsivi apparsi in internet, nei telegiornali, nei radiogiornali e tutto il resto. Mi chiedo, però, cosa sarebbe accaduto se invece che un'amichevole contro una squadra di categoria molto inferiore, fosse stata una importante partita di campionato o di coppa? E qual'è stato il rispetto per quelle persone che pure hanno contestato gli spettatori razzisti, ma che avevano pagato il loro sacrosanto biglietto d'ingresso e non hanno potuto assistere alla partita? Allora, forse, bisogna dire che i discriminati non sono stati solo i calciatori, ma anche gli spettatori corretti e la serietà di un sistema che ha ancora tanta strada da percorrere.

martedì 27 marzo 2012

Il Papa e il marxismo.

E' di questi giorni la notizia che il Papa è a Cuba, in visita ufficiale, dopo essere stato anche in Messico. Prima di partire, o comunque mentre era nel viaggio di andata, ha affermato che il marxismo è superato e non ha più ragione di essere nella storia del mondo, o qualcosa del genere.

Ora, io non dico che il Papa debba tessere le lodi del marxismo ateo, certamente e giustamente non può essere così. Bisogna però far notare al Papa che l'alternativa al marxismo, non nei suoi aspetti religiosi, ma nei suoi aspetti economici, è il capitalismo, che tante vittime sta mietendo nel mondo, a dispetto della fede che anima i suoi sostenitori. Io credo che la ricchezza del mondo non sia infinita, né incrementabile. La ricchezza del mondo è immodificabile e ne spetta un pezzo ciascuno a tutti gli abitanti del pianeta. Da questo deduco che, se uno prende più di quello che gli spetta, a qualcun altro spetterà meno. Un po' come i polli della statistica, che se tu mangi dieci polli e io ne mangio zero, ne mangiamo cinque a testa. Allora io non dico che tutti dobbiamo mangiare cinque polli, ma a tutti deve essere garantito di mangiarne almeno uno, mentre a chi vorrebbe appropriarsi di tutti i polli bisognerebbe dire che non gliene spettano più di un tot, perché anche agli altri ne spettano un tot. Non credo che ci sia nulla di male a porre questi vincoli nello sviluppo dell'economia globale. Ci sarebbe anzi una migliore distribuzione del denaro e, possibilmente, del lavoro. Certo, perché se uno non può guadagnare più di un tot, evita di lavorare più di un tot, lasciando un po' di lavoro anche agli altri. Chissà cosa aspettano il Papa e gli altri potenti del mondo a regolamentare la libertà indiscriminata dell'uomo in favore di una più salutare libertà vigilata.

Forse il Papa avrebbe dovuto chiarire meglio il suo pensiero e fermarsi agli aspetti religiosi, senza dare fiato a chi ritiene di poter disporre in maniera indiscriminata della ricchezza del mondo a dispetto degli altri e soprattutto dei principi della solidarietà di cui le religioni del mondo sono pregne.

giovedì 11 novembre 2010

I tempi per il bene e i tempi per il male

Giovanni Paolo I morì 30 giorni circa dopo la sua ascesa alla cattedra di Pietro. Qualcuno dice che fu assassinato e forse non ha tutti i torti visto che i dubbi sulla sua morte non sono mai stati chiariti, grazie anche ad una legge che vieta di fare l'autopsia ad un pontefice.
Il suo successore rischiò di essere ammazzato, anch'egli subito dopo la nomina e anche in quel caso non si è mai capito fin in fondo chi furono i mandanti. Si è giunti fino all'altro giorno, quando l'esecutore materiale ha dichiarato che quel gesto gli fu commissionato dal Vaticano. Sarebbe comunque interessante capire come sono andate le cose nel periodo successivo e perché quel gesto non è stato più ripetuto.
Il governo Prodi, quello del 1996, che aveva tra i suoi ministri Dini e Ciampi e che, anche grazie a loro aveva rimesso a posto i conti di questo nostro sfortunato Paese, fu sfiduciato dai suoi stessi alleati dopo soli due anni di attività .
Obama, l'unico Presidente degli Stati Uniti che, con la riforma della sanità, è riuscito dove altri suoi illustri predecessori avevano fallito, il politco che ha mantenuto tutte le promesse che aveva lanciato in campagna elettorale, è stato azzoppato e, non solo rischia di vedere vanificate le sue riforme, ma andrà alla sfida per il secondo mandato con un pesante handicap.
Questi sono i primi esempi che mi sono venuti in mente stamattina, mentre pensavo che la gente per bene risulta spesso perdente di fronte all'ingordigia e agli interessi dei singoli. Mentre i delinquenti durano, a volte un ventennio a volte un po' meno, e lasciano dietro di sé scie di nostalgici.

mercoledì 18 marzo 2009

E' difficile essere cattolici

Ci sono giorni in cui è difficile essere cattolici. E' stato difficile quando la Chiesa non accettava le teorie copernicane; lo è stato quando rifiutò, ed ancora rifiuta, la teoria evoluzionistica; lo è stato quando ha boicottato il referendum sulle modifiche alla legge 40 sulle cellule staminali, tirando in ballo anche manifesti inneggianti alle presunte volontà di papa Giovanni Paolo II, morto poco tempo prima; lo è stato nel periodo tragico dell'applicazione della sentenza relativa al destino di Eluana Englaro; infine lo è oggi, in quanto l'attuale papa pretende di sostituirsi alle leggi della medicina preventiva, dichiarando che l'AIDS non si combatte con i preservativi ma con altri non meglio precisati metodi.
E già che questo blog si era occupato di pubblicare un post con gli ultimi dati realtivi alla situazione attuale dell'AIDS (http://paologia.blogspot.com/2009/03/laids-per-non-dimenticare.html), facendo capire come fosse la mancanza di prevenzione da parte dei giovani a determinare una recrudescenza del fenomeno. Proprio oggi il papa disattendendo a quelli che dovrebbero essere i veri compiti della Chiesa, cioè l'evangelizzazione, pretende di sostituirsi alla scienza. Dichiarare che si può prevenire l'AIDS senza il preservativo è un pò come dichiarare che si possono fare le indagini anche senza le intercettazioni o che si possono fare le ricerche sulle cellule staminali utilizzando solo le adulte ed escludendo a priori quelle embrionali. Il preservativo, come le intercettazioni, come le cellule staminali embrionali, sono la parte più importante dei settori di appartenenza che, in assenza di questo fattore, verrebbero ad una grave sofferenza e ad una inevitabile mortificazione. E' chiaro che si può fare a meno del preservativo, ma come spiegare agli africani che tale privazione va sostituita con detrrminate norma igieniche e con tutte quelle cose che noi, abbiamo con difficoltà acquisito, grazie a martellanti campagne televisive (la TV, ogni tanto, serve a qualcosa), di cui tutti conosciamo lo slogan "se lo conosci lo eviti".
Come accade per tali problematiche, accade anche per la donazione del sangue finalizzata alle trasfusioni, nel caso dei Testimoni di Geova. Certamente esistono tecniche chirurgiche che possono fare a meno delle trasfusioni, ma perchè rinunciare a tale indispensabile strumento per partito preso?
La risposta è sempre la solita: la Chiesa, come tutte le chiese del mondo vogliono essere, non UNA voce nel coro della società civile, ma pretendono di essere LA voce del coro. Lo vogliono gli islamici, lo vogliono i talebani, lo vogliono i Testimoni di Geova e, pur con qualche distinguo, ma sempre confermando nei fatti questa tesi, lo vuole anche la Chiesa Cattolica che, solo in teoria, continua a parlare di laicità dello Stato e dell'integralismo degli altri, dimenticando spesso e volentieri il proprio.