"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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giovedì 13 gennaio 2011

L'Italia col fiato sospeso.

Nel post di ieri avevo accennato alla stima che nutro per Pietro Ichino, il giuslavorista che si è dichiarato favorevole all'accordo su Fiat Mirafiori, o meglio si è augurato la vittoria del si al relativo referendum che avrà luogo oggi. Allo stesso modo, in questo post esprimo molti dubbi sull'azione di governo della Puglia da parte del Presidente Nichi Vendola, il quale, a dispetto di molti suoi colleghi ex-comunisti, e anche del sindaco di Firenze, che si sono dichiarati favorevoli all'accordo, è andato a protestare direttamente ai cancelli della fabbrica, rischiando di persona sia come immagine, sia di mera incolumità fisica, visto che è stato contestato abbastanza duramente dai sindacati firmatari dell'accordo. Eppure, nonostante questi sentimenti nei confronti delle persone che affrontano il problema dell'accordo sindacale della Fiat, continuo ad essere molto contrario a tale soluzione. Qui non si tratta di un fatto singolo, qui si sta creando un precedente che peserà come un macigno sulla vita delle generazioni future. Qui si sta dicendo, in soldoni, volete poco o non volete nulla, mentre noi continuiamo ad arricchirci alla faccia vostra? Quello che si svolgerà oggi non è un referendum, ma un ricatto che molti accetteranno, non per convinzione ma per paura. Così come paura ha cercato di infondere il premier sulla decisione della Consulta relativa alla legittimità della legge sul 'Legittimo impedimento'. Mi chiedo, come si fa a bloccare in continuazione l'attività parlamentare sul destino di un uomo solo e sui suoi guai personali, di qualunque natura essi siano? Perché nessuno protesta, l'opposizione tace e perfino a sinistra si continua a parlare di giustizialismo?
Le due vicende sembrano lontane ma sono molto vicine, sono il sintomo di un malessere che finitrà per annientare la lucidità del popolo italiano, continuamente pressato dalla propaganda mediatica con paure di ogni genere, virus letali, sicurezza ed ora la paura di perdere uno schifo di lavoro o di andare alle elezioni peggiorando la situazione economica e sociale già abbondantemente fragile. Vedremo cosa accadrà, ma per il prossimo futuro non si prevede niente di buono.

mercoledì 31 marzo 2010

Le notizie nascoste

Proviamo a ragionare fuori dai clamori. Intanto bisogna dire che le elezioni regionali hanno clamorosamente nascosto una brutta notizia: ancora una volta i siciliani avranno a che fare con un presidente della Regione cinvolto in una brutta storia di mafia. Ora, al di là del risultato delle indagini e del relativo processo, è sconfortante dover prendere atto che la storia si ripete, ma che i protagonisti della storia siamo noi. I siciliani hanno scelto, non so quanto il loro voto fosse completamente libero, ma potevano votare per la Borsellino e per la Finocchiaro ma non lo hanno fatto. Analogo discorso è accaduto in Campania, dove è stato eletto un candidato indicato da uno per il quale c'era stata una richiesta di arresto: a pensare male si fa peccato ma molto spesso ci si indovina. E pensare che in Campania, al contrario della Calabria, la possibilità di scegliere un candidato migliore ci sarebbe stata, ma quel candidato ha preso un numero di voti che oscilla fra l'1 e il 2 per cento. Anche alla luce di quanto accaduto nel mio Comune, dove ha vinto chi doveva vincere, io mi chiedo: ma il voto degli italiani è ancora libero o risponde a dinamiche che vanno dal voto di scambio allo spirito di appartenenza? E nell'un caso e nell'altro, è giusto rimanere ancorati a partiti, movimenti e persone che continuano a prenderci in giro e nella migliore delle ipotesi, e non è una cosa frequente, ci ricambiano con favori personali che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo sociale e del territorio? Ma andiamo avanti.
Un'altra cosa che viene fuori da queste elezioni è che Formigoni ed Errani non potevano essere eletti e invece sono stati eletti a dispetto di una norma che diceva che non ci si può candidare alla guida di una regione per più di due mandati consecutivi. Ma, si dirà, la norma prevede anche che si possono fare delle norme regionali di deroga. Sì, è vero, ma tali norme non sono state fatte, quindi i due neo eletti sono abusivi, almeno fino a quando non faranno le norme di deroga. Ma il principio che rimane è che si è commesso un abuso, se non proprio un reato, che poi verrà sanato con una legge ad personam. La stessa cosa era stata perpetrata, senza il minimo scrupolo, dal PD pugliese che, in barba alla norma che vuole che un sindaco non possa candidarsi a presidente regionale, si voleva fare una legge per permettere ad Emiliano, sindaco di Bari, di candidarsi. Tutto questo naturalmente prima del ciclone Vendola. E' chiaro che in queste condizioni non dobbiamo lamentarci se il presidente del consiglio abusa costantemente di questo ufficio, così come è chiaro che la gente continuerà a pensare che tanto sono tutti uguali e chi non è daccordo non avrà mai gli strumenti per confutare tale teoria.

lunedì 25 gennaio 2010

Vendolar


Ma adesso stiamo attenti.

La notizia è arrivata in nottata. Almeno quella dei dati certi. Circa 140.000 pugliesi hanno dato la preferenza a Vendola, il governatore uscente. Tutte queste persone hanno fatto la fila nel freddo pungente ed hanno confermato la fiducia ad un uomo fuori dai partiti, almeno quelli parlamentari, che avevano dato ben altra indicazione. Ma la gente non si è fatta convincere. Ha votato contro un sistema marcio dalle fondamenta. La gente non ha gradito il legame molto pericoloso fra l'UDC del non segretario Casini e l'imprenditore Caltagirone, in odore di privatizzazione dell'acquedotto pugliese. La gente ha gradito invece le politiche ambientali del governatore uscente che, non a caso, ha deciso di riformulare il nome del suo movimento da Sinistra e Libertà in Sinistra, Ecologia e Libertà. Perché ha ridotto drasticamente le emissioni di diossina a Taranto, una situazione che, negli anni, aveva causato molti tumori tra la popolazione. Ha detto basta alla lottizzazione selvaggia del territorio delle coste pugliesi. Ha detto chiaramente che il governo si dovrà servire dei carri armati se vorrà costruire le centrali nucleari in Puglia, e dovranno essere anche blindati di ultima generazione, altrimenti non entreranno nella nostra regione. Ma questo non è un no tanto per dire perché, nel frattempo, ha incrementato in maniera significativa la produzione di energia rinnovabile, come l'eolico e il fotovoltaico. Infine la ciliegina dell'acquedotto pugliese, il clamoroso autogol di Baffino, il re dell'inciucio e delle sconfitte colossali da parte di un elettorato che non lo sopporta più e che ieri gli ha chiesto a gran voce di dimettersi. Ora però non è finita, bisogna vigilare perché il Nostro, non contento, potrebbe puntare ad avvelenare la campagna elettorale, non per fini politici, perché non credo che l'UDC si alleerà con il PDL, ma anche solo per dire 've lo avevo detto'.