"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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sabato 15 gennaio 2011

Avvelenatissimo

Sono molto arrabbiato. Ho atteso una quindicina di ore per decidermi a scrivere questo post. Ho atteso per non scrivere cose di cui mi potrei pentire, anche se questo post lo leggeranno meno di dieci persone. Sono arrabbiato perché la causa maggiore della vittoria del si al referendum Mirafiori è da ricercare nella miopia e nell'ingordigia di una classe politica inetta. A tutti coloro che votano a destra, la destra del PDL, io auguro di essere le prime vittime dell'evasione fiscale galoppante, soprattutto fra i dirigenti del partito e i principali membri del governo. Auguro poi che siano le prime vittime (nel senso di perdere qualcosa, la morte non si augura nemmeno ai cani) di quella mafia che i capi del partito favoriscono. Gli auguro di essere le prime vittime dei servizi segreti che facevano capo alla P2 di cui alcuni membri del partito facevano parte. Auguro agli elettori coscienti di politici corrotti di essere le principali vittime della corruzione dilagante, delle leggi in cui si prevede la perdita dei diritti e della sucurezza dei lavoratori. Gli auguro infine con tutto il cuore di avere una ragazza minorenne che gli sta molto a cuore, una figlia, o una nipote o semplicemente un'amica, che frequenta festini in compagnia di vecchietti arrapati e bavosi che gli fanno il bunga bunga.
Sono stato cattivo, me ne rendo conto, ma la mia pazienza è arrivata al limite di sopportazione, non sopporto più questa classe politica incompetente, trafficona, bugiarda, che non ha nulla di meglio da fare che creare paure nei cittadini che invece dovrebbe rassicurare e proteggere. Non li sopporto più, in tutte le sedi e nei modi democraticamente leciti farò di tutto per mettergli il bastone fra le ruote. Se ne devono andare, loro e il loro sporco denaro, visto che gli piace tanto, se lo possono tenere e ci affoghino pure insieme, sarà un grande beneficio per tutti noi.

mercoledì 30 giugno 2010

Fatti di casa e di cosa nostra.

Cominciamo a dire che c'è un senato, in una repubblica democratica europea, dove siedono regolarmente persone che, in un modo o nell'altro, hanno avuto rapporti continuativi con la criminalità organizzata. Per esempio, un politico di lungo corso dal nome di Giulio Andreotti è stato condannato per mafia, per fatti commessi almeno fino al 1982 e pertanto, dal momento che la sentenza è stata scritta solo dopo i termini previsti, il reato è stato prescritto, cioè a dire che l'imputato era colpevole, ma la giustizia è arrivata troppo tardi, quindi resta libero. Giubilo tra i sostenitori, soprattutto fra i colleghi politici che, invece di mandarlo fuori a pedate e prendere da lui le dovute distanze, si sono lasciati andare in elogi sperticati al mafioso e in accuse infondate e incomprensibili ai presunti denigratori. E questo è un senatore a vita.
Passiamo a Salvatore Cuffaro, detto Totò. Condannato in primo grado a cinque anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e con una richiesta di condanna a dieci anni in secondo grado, per lo stesso reato. Alla lettura del primo verdetto si è consumato il noto ricevimento a base di cannoli siciliani per la vittoria ottenuta, rispetto alla condanna che probabilmente si aspettava lui e i suoi più stretti collaboratori. Alle elezioni successive , forte di questo fiero curriculum, viene eletto come componente del senato della repubblica senza che il responsabile del suo partito alzi un sopracciglio, ma con tutti gli onori e le difese possibili. Anzi, il reato di concorso esterno, per certe persone, è un'invenzione di certa magistratura, non esiste, e pertanto sono pura teoria anche le azioni, perlomeno dubbie, commesse dagli imputati.
Quello stesso senato, di quella stessa repubblica, è presieduto dal senatore Renato Schifani, il quale ha denunciato un giornalista per averlo diffamato nel corso di una trasmissione televisiva, parlando di lui come di una persona che avrebbe dovuto spiegare, ora che era la seconda carica dello stato, i suoi rapporti avuti in passato con certi mafiosi, a questo il giornalista incauto aveva aggiunto un'offesa personale, una specie di battuta venuta male, per la quale è stato condannato ad un risarcimento di 16.000 euro. Naturalmente nessun giudice ha dichiarato, né scritto, che le ombre sul suo passato erano teoremi fantasiosi. Quindi, il senato di quella repubblica è a tutt'oggi presieduto da un politico che ha avuto rapporti con personaggi mafiosi per motivi, forse legittimi, ma di cui nessun collega chiede conto e nessun cittadino, per propria tranquillità, riesce a sapere nulla.
Sorvolando su Nicola Di Girolamo, che si è dimesso pochi mesi fa dalla carica di senatore, veniamo al pezzo forte, l'uomo del giorno, colui il quale ha dichiarato pubblicamente che è entrato in politica per non finire in galera, ma che della politica non gliene importa nulla, colui il quale ha definito eroe un suo presunto collega, non politico o senatore, ma mafioso. Sì, perché, nonostante si sia festeggiato, anche in questo caso, Marcello Dell'Utri è stato condannato per fatti di mafia commessi almeno fino al 1992. Di quello che è successo dopo non si è certi, ci sono molte coincidenze e sono possibili solo deduzioni, ma niente prove, quindi, secondo i colleghi di partito, non c'è nulla e nessuno da cui prendere debitamente le distanze.
Il problema è che queste persone, poverine, sono state vaccinate, poco a poco, e adesso, per dirla in linguaggio medico, hanno sviluppato la tolleranza alla mafia, per cui gli va bene tutto, fino all'arresto, e anche lì, magari, come successo in altre occasioni, vanno in carcere, o ci girano intorno, per solidarizzare con i loro compari e per convincerli a fare gli eroi anche loro. Restando muti.

giovedì 27 maggio 2010

Dopo tangentopoli la mafia decise chi doveva governare.

Dice il procuratore antimafia Grasso: “... la possibilità ad una entità esterna di proporsi come soluzione per poter riprendere in pugno l’intera situazione economica, politica, sociale che veniva dalle macerie di Tangentopoli. Certamente Cosa Nostra, attraverso questo programma di azioni criminali, che hanno cercato di incidere gravemente e in profondità sull'ordine pubblico, ha inteso agevolare l'avvento di nuove realtà politiche che potessero poi esaudire le sue richieste”. Da queste dichiarazioni, indipendentemente da quello che si dirà dopo, dalle smentite e dalle precisazioni, risulta che Cosa Nostra non fece tutto da sola e non agì per un capriccio, ma c'era un preciso disegno politico, una strategia del terrore finalizzata a qualcos'altro, alla creazione di un potere che fosse garante di una forza illegale parallela allo Stato. Sappiamo tutti cosa accadde dopo tangentopoli e quale fu la forza politica e il soggetto politico che maggiormente beneficiò del responso delle urne da quel momento in poi, soprattutto nelle terre di mafia, dove spazzatura, miseria, soggezione e repressione la fanno da padrone e da dove continuano a proliferare condanne per concorso esterno in associazione mafiosa a senatori e onorevoli. E richieste di arresto e voti di scambio da chi è costretto a elargirli perché costretto dalla lama alla gola. Credo, in virtù di ciò, che non ci sia null'altro da aggiungere.

mercoledì 6 gennaio 2010

Un ricordo di Giuseppe Fava nel 27° anniversario della sua morte.

Oggi ricorre il 27° anniversario della morte di Giuseppe Fava, un giornalista di cui un pensiero è riportato nella testata di questo blog. Lo voglio ricordare con un'intervista, tra quelle che io ritengo molto significative anche e soprattuto nel confronto con quello che accade oggi in Italia:

venerdì 11 dicembre 2009

I dati finti che diventano informazione.

Si dice che è aumentata la lotta all'evasione fiscale perché nel periodo di governo dell'attuale esecutivo si sono scoperti molti più evasori che nel periodo del precedente esecutivo. Analogamente si dice della lotta alla mafia, pare che una grossa percentuale di boss attualmente in carcere siano stati arrestati nel periodo di governo dell'attuale esecutivo. Per non parlare infine della lotta alla disoccupazione e alle morti sul lavoro. E, ciliegina sulla torta, i primi dati sullo scudo fiscale sembrano incoraggianti, pare che ci sia la fila per riportare i soldi in Italia.
I dati negativi sono in diminuzione, mentre i dati positivi sono in aumento. Lì per lì, dando per scontato che i dati sono veri, viene da pensare che forse le critiche al governo sono ingiuste e che forse si sta lavorando tanto per rimettere a posto le cose in questo disastrato Paese. Ma vediamo in concreto cosa è stato fatto e quali sono i meriti di un governo quando si ottengono determinati risultati. Sul fronte dell'evasione fiscale non ci sono state nuove leggi che in qualche modo privilegiano i controlli o le dichiarazioni dei redditi accumulati, anzi personalmente ricordo l'abolizione dell'obbligo a dichiarare il codice fiscale sugli assegni e quello che io giudico l'indegno provvedimento sullo scudo fiscale, ma di questo dirò dopo. Credo, quindi, che il maggior numero di scoperte di evasione sia dovuto ad un maggior numero di contribuenti evasori, forse bisognerebbe fare il rapporto evasori/evasori scoperti dalla finanza e allora si otterrebbe il dato reale. Senza contare che è la finanza che scopre gli evasori, il governo più che fare le leggi non può. Capitolo mafia, anche qui i boss li arrestano le forze dell'ordine, quelle stesse che giorni fa protestavano per la riduzione delle risorse e che in qualche caso hanno difficoltà a fare benzina agli automezzi. Ma anche qui, personalmente, non ricordo provvedimenti contro la mafia, anzi pare che i beni dei mafiosi torneranno ai mafiosi grazie ad una fianaziaria che li mette all'asta, senza contare che sono stati intercettati due mafiosi che dicevano che con la nuova legge sulle intercettazioni potevano parlare liberamente di Dell'Utri, senza sapere che quella sciagurata legge, per fortuna, non era stata ancora approvata. Dei disoccupati si tiene conto solo il tasso di disoccupazione e non quello di occupazione, per cui il dato è falsato dal fatto che molti, frustrati, non cercano più un lavoro. Nulla si è fatto per i morti sul lavoro, ma è chiaro che se lavora meno gente diminuiscono anche quelli che di lavoro muoiono. Infine lo scudo fiscale. Pur con la speranza che almeno serva a qualcosa, nulla toglie che quella sia una porcheria, che ha regalato soldi alle persone disoneste e che quei soldi che rientrano sono sporchi di corruzione quando va bene, se non proprio di sangue.
In definitiva non mi pare di poter guardare con ottimisnmo al futuro, perché non mi pare di vedere un'Italia migliore rispetto al dopo terremoto causato da tangentopoli.

mercoledì 9 dicembre 2009

Il cameriere dei Graviano.

Ho visto la conferenza stampa, credo in occasione della presentazione di un libro, di Gioacchino Genchi, quella ormai conosciutissima in cui, per la cronaca si dice che l'arresto dei due mafiosi, nel momento in cui Spatuzza finiva di parlare, è stato una montatura. Sia perché si tratta di boss finiti o finti che dir si voglia, sia perché pare che uno dei due stava quasi per consegnarsi alle forze dell'ordine. senza contare il pullman con cui sono stati portati in loco persone che ostentavano entusiasmo versoi finti arrestatori mentre quelli veri vomitavano per lo schifo. Giustizia ad orologeria, dunque, dui cui non ha parlato la TV o i giornali. Niente di nuovo, se non la fortuita coincidenza di un'altra conferenza stampa che, al contrario di questa di Genchi, non è stata tacitata ma è stata mostruosamente amplificata, tanto che lo stesso Frattini ha dovuto correre davanti alle telecamere per dire che con gli americani va tutto bene. E mi riferisco alla dichiarazione rilaciata da Hillary Clinton quando un giornalista, nel corso di una conferenza stampa indettta per altri motrivi, le aveva chiesto un commento sul processo di Perugia in cui era stata condannata un sua concittadina. Lei ha semplcemente risposto che sentirà le persone che hanno dei dubbi sulla sentenza. Non l'avesse mai detto, sui è scatenato il finimondo. Il messaggio qual'è stato, i giudici non sanno fare il loro mestiere, in quanto hanno rischiato un incidente diplomatico con gli Stati Uniti. I giudici hanno chiamato a testimoniare uno che ha sciolto un bambino nell'acido mentre mangiava un panino, che è certamente un personaggio inattendibile. Conclusione, il Presidente del Consiglio non è certamente mafioso, si sono inventati tutto.
Ma l'ultima parte della conferenza stampa rilasciata da Gioacchino Genchi è la più interessante. Infatti il nostro conclude dicendo che Spatuzza è come quel cameriere che si presenta ad un cliente che ha finito di mangiare, compreso il caffè, il limoncello e tutto quello che aveva chiesto di consumare, e sta andando via senza pagare il conto. A questo punto arriva il cameriere e gli ricorda che c'è un ultimo impegno prima di andar via, il conto. Questo è stato Spatuzza, il cameriere dei Graviano, quello che si è affacciato alle telecamere per chiedere il conto. Nei prossimi giorni ne vedremo sicuramente delle belle.

mercoledì 2 dicembre 2009

Basta con la politica mafiosa del ricatto

Ho letto in questi giorni un'intervista a Casini, credo su L'Espresso, in cui Piercasinando, come ormai viene definito da molti, definizione che io condivido, parla quasi col tono dello statista. A leggere le sue dichiarazioni sembra quasi di avere a che fare con un pacato uomo politico, un saggio che dice cose sagge. Poi uno si estranea dall'ambiente italiano e immagina come avrebbero reagito, ad esempio, in Germania, alle sue dichiarazioni. Ora io non ricordo le parole esatte, ma lui afferma che per il Presidente del Consiglio ci vuole una sorta di soluzione politica. Cioè, per dirla in soldoni, se non si può legalizzaziore il Lodo Alfano, se non si può ammettere nessun'altra soluzione che abbia il carattere della decenza, vista anche la minaccia di uno schifo di processo breve, allora bisognerebbe ricorrere a soluzioni tipo il legittimo impedimento, o qualcosa di simile, pur di sbloccare lo stallo attuale e giungere ad una sua sconfitta di questo governo sul piano politico, sulla base delle cose che farebbe, o che non riuscirebbe a fare, se fosse libero dagli impegni e dalle preoccupazioni che gli danno continuamente i magistrati.
In linea dui massima questo può apparire un ragionamento di buon senso. Il Presidente del Consiglio non vuol farsi processare, perché evidentemente ha i suoi buoni motivi, e non dico altro. In virtù di questo blocca tutta l'attività del governo e del parlamento, blocca le riforme necessarie al Paese, blocca tutto finché non gli si trova una soluzione politica ai suoi problemi. E tutto questo accade anche perché nesuno è in grado di fornire, in questa profonda crisi politica che sta attraversandio l'Italia, un'alternativa valida al peggiore governo degli ultimi 150 anni. Allora io, ribadendo quello che ho già affermato in altri post su questo blog, dico che ognuno deve fare il proprio mestiere, i magistrati devono fare i magistrati, cioè devono perseguire tutti coloro che commettono reati. I politici devono fare i politici cercando soluzioni per i cittadini e così via i giornalisti e tutti gli altri soggetti coinvolti, tenendo sempre, come riferimento, il benessere della società e quindi dei cittadini singoli. In quest'ottica, le parole di Casini suonano come quelle di chi vuole aggiustare le cose, in pieno stile doroteo, che tanto ha il sapore dell'insinuante e del mafioso, sì perché, se ci troviamo in questa pessima situazione, lo dobbiamo proprio alla creazione di un sistema retto da persone ricattabili, che aggiustavano le cose. Io credo che il premier si debba vedere i propri conti con la giustizia in privato, da privato cittadino, altrimenti bisognerebbe giustificre i tifosi che picchiano i poliziotti, i no global che distruggono le vetrine, così come i politici che rubano o fanno di peggio. Ognuno deve poter essere giudicato per quello che fa, indipendentemente dal contesto in cui lo fa, tutto il resto è mafia. La politica deve avere il coraggio di dire di no alla mafia anche a costo di far crollare tutto questo sistema di cartapesta. Perché, come disse Montanelli, da questo premier ci dobbiamo vaccinare e quale miglior vaccino agli occhi dei cittadini, del crollo della sua operatività, della distruzione completa delle istituzioni e dell'inizio auspicato di un nuovo ciclo di non ricattabilità.

mercoledì 11 novembre 2009

Dai vescovi, finalmente, una possibilità di riscatto.

Questa settimana sono in vena di buone notizie. Sarà l'aria grama che tira e che mi fa sentire il bisogno di qualcosa di buono, ma ho cercato, ed infine trovato, tra le mille pieghe dei notiziari nazionali, una buona notizia da commentare.
Una volta tanto sono d'accordo con la Chiesa. Intendo con le gerarchie. Sì, perché esiste una Chiesa che è della gente comune, dei fedeli, ed una Chiesa che è delle gerarchie, che spesso è distante mille miglia dalla prima, non ne sente i rumori e gli umori. Spesso calpesta, a suon di dogmi, i diritti civili ed ignora soluzioni di buon senso. Che poi però si traducono in inspiegabili tolleranze quando i protagonisti cambiano e divengono gente che, in un modo o nell'altro, rappresenta un potere. Molto tempo fa un vescovo di Avellino tuonò contro le raccomandazioni. Dodici anni fa Giovanni Paolo II tuonò contro la mafia, pronunciando quel famoso imperativo ai mafiosi "Convertitevi".
Beh, ieri, quando ormai pensavamo che la Chiesa delle gerarchie avesse dimenticato questi attacchi diretti al potere, è arrivato, forte e chiaro un comunicato, anche questa volta da parte dei vescovi che, per bocca della CEI, hanno dichiarato che “I mafiosi sono automaticamente fuori dalla Chiesa, non servono scomuniche”. Naturalmente questa è una buona notizia solo in linea teorica, per il momento. Ci si aspetta, infatti che, da oggi in poi, avvengano velanghe di rifiuti alla somministrazione dei sacramenti a persone riconosciute come mafiosi o comunque affiliati alla criminalità organizzata. Niente matrimoni, battesimi, comunioni, cresime. Niente di niente a nessuno. Se volete la somministrazione dei sacramenti la Chiesa è disponibile, a patto che vi inginocchiate davanti alla legalità. Ora i preti hanno la copertura della CEI e possono agire liberamente alla luce del sole. D'altra parte la scomunica è già attiva, e votata all'unanimità dai vescovi, per i divorziati. Noi cattolici aspettiamo fiduciosi. Laddove non si può arrivare all'arresto, speriamo almeno che si possa arrivare alla gogna, con una possibilità di riscatto per la povera gente.

martedì 2 giugno 2009

I rapporti tra mafia e politica.

Di seguito vi propongo lo stralcio di una intervista fatta da un giornale spagnolo ad Alexander Stille, docente di giornalismo alla Columbia University, autore di uno dei più celebrati e lucidi libri sulla mafia, «Cadaveri Eccellenti», da cui successivamente è stato tratto un documentario.
- Una delle frasi più famose del boss mafioso Giuseppe Guttadauro è: «per risolvere i suoi problemi, Berlusconi deve risolvere i nostri». Qual è stato il maggiore sforzo del primo ministro in questo senso? - Il suo sforzo per indebolire il potere giudiziario e rendere più difficile accusare i criminali, con leggi come quella che ora si discute in Parlamento per limitare l’uso delle intercettazioni, cruciali nelle indagini di mafia. O l’eliminazione delle prigioni riservate ai più potenti capi della mafia. Insomma, oggi in Italia risulta più difficile incarcerare qualcuno per fatti criminosi. Per questo la frase di Guttadauro è così chiara: ciò che fa Berlusconi per aiutare sé stesso apporta benefici collaterali ai criminali.
- Berlusconi ha degli accordi taciti con la mafia?- Non lo so e non credo che questa sia la domanda chiave, stando proprio a ciò che ha detto Guttadauro: la mafia opera secondo il principio «i nemici dei miei nemici sono miei amici». Per questo Berlusconi e la mafia sono in guerra con il potere giudiziario. Il problema fondamentale di Berlusconi è il conflitto di interessi. Risulterebbe ovvio impedirgli di legiferare perché ha un interesse personale nel risultato, dato che il suo amico intimo ed ex-responsabile della campagna elettorale, Marcello Dell’Utri, è stato condannato per connivenza con la mafia. Venendo dal nord, il primo ministro non capisce quanto sia terribile la presenza della mafia nella vita quotidiana della gente del sud.
- Siamo più vicini a vedere la fine del crimine organizzato? - Sì. Oggi la polizia e i giudici possono lottare meglio contro la mafia. I mezzi ci sono. Quello che manca sono la volontà e l’impegno politico, e questo è il problema centrale. Falcone era solito dire una cosa molto intelligente: la mafia, come tutto, ha un inizio e una fine. Voglio pensare che le circostanze cambieranno, ma nel medio periodo non sono molto ottimista, perché non vedo l’impegno né nella sinistra né nella destra.
- Il principale ostacolo? - L’Italia ha il problema del sud sin dall’unificazione. C’è bisogno di una pressione delle forze dell’ordine e della tolleranza zero nei rapporti politici con la mafia. Nonché la riorganizzazione dell’economia al sud. Bisogna chiudere il rubinetto del denaro pubblico per il sud. Adottare un federalismo fiscale affinché il nord smetta di sovvenzionare il sud. La mafia non è il «Padrino», sono assassini e trafficanti.
(fonte: http://italiadallestero.info/. Articolo di Società cultura e religione, pubblicato giovedì 28 maggio 2009 in Spagna).

lunedì 2 marzo 2009

Intervista a Gioacchino Genchi

"Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure. Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano. Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi? Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutto! Dalla prima all'ultima cosa. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno. Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c'entra niente. Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l'atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla. In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino. Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm. Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager. La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro. Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro. Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente! Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità. Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma. Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso! Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."

domenica 22 febbraio 2009

Da un vecchio discorso di Paolo Borsellino

Navigando, ho letto questo discorso di Paolo Borsellino, mi è sembrato giusto riproporvelo. Aiuta a capire tanti aspetti dell'attuale politica italiana. Soprattutto se si aggiunge al termine mafia, anche quello di corruzione, malaffare, ecc. e poi si fa il confronto fra quello che succede fuori dai nostri confini e quello che succede con i politici del nostro Paese. Buona lettura!
« L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati. »(Paolo Borsellino, Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa 26/01/1989)