"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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giovedì 28 maggio 2009

Un nuovo termine per le tematiche di fine vita: la desistenza terapeutica.

L'esigenza di colmare un vuoto normativo in materia di testamento biologico ha condotto alla predisposizione di un disegno di legge che, come ha anche affermato il senatore Ignazio Marino a Venezia, durante un recente congresso sulla desistenza terapeutica, va contro la Costituzione e la libertà degli individui ed è in controtendenza con le legislazioni adottate in materia dagli altri Paesi. Il testo, infatti, opera delle scelte morali negando la possibilità di interrompere le cure al paziente in stato vegetativo. In tal modo, si è piegato il principio costituzionale di cui all'articolo 32, che afferma chiaramente il diritto degli individui all'autodeterminazione, a scelte di natura etica da far valere soltanto per i casi di pazienti allo stato terminale.
Tra un nichilismo terapeutico ed un accanimento si colloca la 'desistenza terapeutica' come espressione di quell'etica dell'accompagnamento che è in sintonia con la deontologia. Per desistenza terapeutica si intende, infatti, la rinuncia da parte del medico di continuare terapie futili e inutili.
I due pilastri del rapporto medico-paziente sono da sempre il consenso informato e il legittimo rifiuto delle cure. Si deve riflettere sul non secondario problema, che anzi è di scottante attualità, posto dall'autodeterminazione dell'individuo che si ritenga vittima di un accanimento terapeutico e per questo esprima il consenso all'interruzione delle pratiche mediche salvifiche. In merito poi alla possibilità di non voler considerare l’alimentazione artificiale un trattamento medico vi sono state diverse prese di posizione. Gianfranco Fini, ad esempio, è tornato a parlare di un tema a lui caro - quello della laicità dello Stato - durante un incontro sulla Costituzione con studenti di Monopoli: "Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso. Il dibattito sulla bioetica è complesso e mi auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti, perché queste sono questioni nelle quali il dubbio prevale sulle certezze". Così Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, ha commentato il rinvio della discussione della legge sull'accesso alle cure palliative e le terapie del dolore, prevista nel calendario dell'aula di Montecitorio per lunedì 25 maggio."La maggioranza e il governo fanno saltare la legge sulle cure palliative già in calendario per l'aula, dopo che la commissione Affari sociali ha concluso da un mese l'esame del provvedimento". Si potrebbe continuare, ma mi fermo qui, volevo solo dare l'idea della complessità della questione e del rischio che si corre se dalle aule parlamentari dovesse uscire una legge sbagliata.

martedì 19 maggio 2009

Leggi e stato laico

Fini ricomincia a parlare di etica e di laicità dello stato e subito scoppia il polverone. Quello che mi stupisce non è il principio espresso dal presidente della camera, ha detto cose che dovrebbero essere abbastanza scontate. Fini, infatti, ha detto semplicemente che uno stato non deve seguire la fede per le sue scelte politiche. Quello che mi stupisce è che ogni volta si solleva un polverone al solo sentire frasi di questo tipo. Io credo che uno stato debba porre dei limiti e delle regole che possano essere seguite da tutti, deve redigere leggi che possano rappresentare tutti, pur nel rispetto reciproco e nell'assenza di danno per ciascuno. Mi spiego. Nel momento in cui viene approvata una legge che regolamenta l'aborto o il divorzio, non è detto che tutti debbano divorziare o abortire. La legge c'è, chi vuol comportarsi secondo i dettami della religione cattolica, lo può fare, chi invece vuole decidere diversamente è anch'egli libero di seguire la propria idea, pur nel rispetto di quelle degli altri. Lo Stato, cioè, deve porsi a difesa di tutti i suoi cittadini, della loro libertà e del loro pluralismo. Anche perchè la religione cattolica non è l'unica religione che è praticata sul territorio italiano. Per cui non si può, ad esempio, vietare di mangiare carne di maiale perchè sul nostro territorio ci sono anche i musulmani, o vietare le trasfusioni di sangue perchè ci sono i testimoni di Geova. Ripeto, le leggi ci sono e ci devono essere, ma le regole devono, per forza di cose, essere ampie, rispettose del principio di non invadenza della libertà di ciascuno, ma allo stresso tempo rispettose della sensibilità di tutti. Alla luce di ciò, che come al solito mi sembra una banalità, non capisco come mai ogni volta che si fa riferimento a questi argomenti si solleva un polverone e questo mi sembra alquanto inquietante, come se vivessimo in uno stato, non laico, ma immerso in un regime integralista.

martedì 10 marzo 2009

Sempre più lontani

Avrete sentito della svolta di Obama in tema di ricerche sulle cellule staminali. Ma, se permettete, la notizia non è proprio questa. Infatti la vera notizia è che il Presidente degli USA ha delegato il National Institutes of Health (Nih, il cuore della ricerca scientifica pubblica americana) di dettare nuove regole in materia. In sostanza non sarà più il Presidente a decidere, ma le decisioni le prenderanno direttamente gli esperti del settore secondo regole codificate uguali per tutti. "L'Nih, secondo le anticipazioni, riceverà il mandato di mettere a punto strumenti per salvaguardare la scienza dall' influenza della politica."
Forse quello che è accaduto in America, detto così, non susciterà scalpore, ma voi pensate a quello che sta accadendo in Italia, dove le deleghe vengono date non agli esperti, ma ad altre istituzioni e dove chiunque, tranne gli esperti, possono prendere decisioni su qualunque cosa, a salvaguardia della eterna lottizzazione. Così non siamo riusciti ad avere una legge sulle unioni di fatto, rimettiamo continuamente in discussione le leggi su aborto e divorzio, bocciamo senza pietà i referemdum sulle cellule staminali, non risuciamo a fare una buona legge sul testamento biologico e tutto perchè ci sono voci del coro che pretendono, riuscendoci, col ricatto di un pugno di voti, di essere l'unica voce possibile, rifiutando con ogni mezzo un confronto che ci faccia finalmente essere un Paese laico. Senza contare che, in Italia, la politica mette il naso dappertutto, perfino nella TV di stato, con un organo di vigilanza lottizzato dai partiti, i quali invece di essere controllati da essa, la controllano. Perdonatemi, ma oggi mi sento ancora più lontano dall'America.