"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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lunedì 11 maggio 2009

Aung San Suu Kyi: un sogno di libertà

L'altro giorno, passando per una strada del mio paese, ho notato una scritta sul muro che diceva: "se un uomo non è dispsoto a battersi per le proprie idee, o non ha idee di valore, o non vale lui come uomo". Quella scritta la leggo diverse volte al giorno, ma solo l'altro giorno l'ho notata con particolare attenzione, forse per la sensibilità indotta dalla notizia che un malore ha colpito Aung San Suu Kyi, la quale, pare, non riesce più ad alimentarsi. Insomma non sta bene. Per quelli che non lo sapessero, o non ricordassero, la donna è stata premio nobel per la pace, per aver condotto nel suo Paese, la Birmania, una lotta non violenta contro il regime militare, in veste di leader dell'opposizione. Per questa causa Aung San Suu Kyi è stata costretta a vivere agli arresti domiciliari praticamente fin dal 1989, rifiutando la possibilità di lasciare il Paese e devolvendo alla causa i soldi ricevuti per la vittoria del premio nobel per costituire un sistema sanitario e di istruzione, a favore del popolo birmano. Nel frattempo aveva perso il marito per cancro. Ha mandato il figlio a ritirare il nobel. Infine, tra le molteplici onoreficienze per il suo impegno a favore dei diritti umani il 6 maggio 2008 il Congresso degli Stati Uniti le ha conferito la sua massima onorificenza: la Medaglia d'Onore.
Viviamo in un mondo in cui ci sono persone che pensano di poter trarre vantaggio dalla sofferenza altrui e persone che, invece pensano di poter offrire la propria sofferenza per il bene altrui, vedendo in essa una virtù, una medicina lenitiva per il dolore causato dai soprusi.
Anche per questo mi auguro che Aung San Suu Kyi non muoia perchè, se ciò dovesse accadere il popolo birmano, ma anche tutte le persone che credono nei valori della pace e dei diritti dell'uomo saranno certamente più sole.

lunedì 16 marzo 2009

Vi ricordate Carmen Lasorella?

Riporto qui di seguito uno stralcio di un libro scritto dalla nota giornalista Carmen Lasorella. Il libro è un reportage sulla dittatura in Birmaniae si intitola "Verde e zafferano". Nel brano si parla dei bambini soldato, arruolati forzosamente anche sotto i 18 anni.
"Mi hanno costretto a seguirli. Avevo 16 anni. L'ho detto al caporalmaggiore che mi interrogava. Lui mi ha tirato uno schiaffo. "Hai detto 18?" aveva urlato. "No," avevo ripetuto, "16 anni". Mi ha colpito con due schiaffi e un pugno mi ha spaccato il labbro. Ho firmato un foglio e sono stato accompagnato in una cella dove c' erano dei bambini che piangevano. Siamo rimasti lì per due giorni. Ci davano da mangiare solo una ciotola di riso. Poi siamo stati caricati su un camion. Abbiamo viaggiato per altri due giorni. Quando siamo scesi eravamo in un accampamento militare nella giungla. Ci hanno insegnato a sparare. Alcuni erano quasi piu bassi dei fucili. Se piangevano venivano picchiati. Dovevano pulire le latrine e servire il pranzo. Un piccolino, che non aveva ancora compiuto 11 anni, si era isolato dal gruppo e rifiutava il cibo. Dormiva con la faccia schiacciata sulla terra. Lo picchiavano ridendo. Abbiamo capito solo in seguito che era stato stuprato."
E' un brano raccapricciante, ma il libro non è tutto così, a tratti esprime fierezza, quella di chi continua a fare opposizione rischiando la vita e le torture del carcere. E poi c'è questo. Parla il premio nobel per la pace, oppositore del regime, Aung San Suu Kyi:
"La paura soffoca e distrugge lentamente il senso di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, la paura alimenta la corruzione. Dove c'è la paura la corruzione si diffonde ..."
Vi ricorda qualcosa?