"Non bisogna solo essere onesti, ma apparire onesti. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. (Paolo Borsellino)
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martedì 23 febbraio 2010

Tumori, senza prevenzione i morti raddoppieranno

Quante volte abbiamo sentito di una nuova medicina che farà miracoli, ma solo fra cinque o dieci anni. Nel frattempo ai cittadini restano i sogni e la possibilità di comportarsi peggio di prima tanto la cura sta per arrivare. Intanto, mentre si parla di AIDS o di suina, si muore di cancro e di infarto, senza che vi sia un progetto educativo adeguato. Anche perchè qualunque progetto educativo si scontrerebbe in maniera significativa con i progetti delle multinazionali.
I morti per cancro, nel mondo, potrebbero aumentare dai 7,6 milioni attuali a 17 milioni entro il 2030: un numero di vittime più che raddoppiato nei prossimi 20 anni, senza un impegno globale sul fronte della prevenzione. A lanciare l'allarme è l'Organizzazione mondiale della Sanità. La guerra ai fattori di rischio oncologici è l'unico modo per vincere la battaglia contro i tumori, avverte l'Ufficio regionale Ovest Pacifico dell'agenzia Onu, che ricorda come oltre il 30% dei casi di cancro (praticamente un terzo) potrebbe essere evitato adottando stili di vita più sani. Oggi il cancro fa registrare oltre 12 milioni di nuovi casi all'anno in tutto il pianeta ed è responsabile di un decesso su 8, più delle morti per Aids, tubercolosi e malaria messe insieme, avverte l'Oms. Solo nella regione dell'Ovest Pacifico, i tumori hanno colpito nel 2008 circa 3,7 milioni di persone (2,2 milioni di uomini e 1,5 milioni di donne), con quasi 2,6 milioni di decessi. "C'è una preoccupazione universale sul cancro", sottolinea Shin Young-soo, direttore dell'Ufficio regionale Oms. Ma bisogna fare ancora molto per migliorare la consapevolezza del problema, perché "con la giusta disposizione d'animo, e attraverso azioni appropriate - assicura - alcuni tumori possono essere evitati" e altri "diagnosticati precocemente, trattati e curati". Non fumare, non bere alcol, seguire un'alimentazione corretta, fare esercizio fisico, prevenire le infezioni che potrebbero dare origine a un tumore. Sono queste le mosse vincenti per 'dare scacco matto' al cancro, ricorda l'Oms. Che mette l'accento soprattutto sulle insidie del fumo e della vita sedentaria. Le sigarette, ricorda, sono la prima causa evitabile di cancro, mentre 30 minuti al giorno di esercizio fisico moderato possono ridurre il rischio di tumori a seno e colon.

mercoledì 22 luglio 2009

Solo 1 donna su 2 pensa alla mammografia

Nonostante le campagne di sensibilizzazione e i progressi scientifici, il cancro alla mammella preoccupa ancora le donne, che però non fanno molto per saperne di più e per prevenire la malattia. "Soltanto il 28% si dice informata. E solo una donna su due ha eseguito la mammografia a fini di prevenzione, per la prima volta dopo i 35 anni nel 75% dei casi. La cadenza d'effettuazione diviene poi regolare, ma con frequenza comunque ridotta: almeno una volta all'anno soltanto per il 40% del campione". Sono i dati resi noti dall'istituto di ricerca Tomorrow Swg, che ha intervistato 1.000 donne dai 18 ai 64 anni. Sentimenti contrastanti quelli che suscita il cancro nelle italiane: molte (27%) si definiscono preoccupate, il 31% interessato all'argomento, il 12% confuso. "Il livello informativo sulle terapie attuali, poi - prosegue la nota - è assai modesto: si dicono del tutto o molto informate soltanto 13 donne su 100. Sui costi dei medicinali non hanno un'idea precisa. Il campione li considera elevati, ma quattro donne su dieci non sono in grado di esprimere alcuna opinione. Nonostante ciò, l'auspicio di sei donne su dieci è che le terapie più innovative siano comunque impiegate anche per le pazienti in fase terminale e senza speranza di guarigione, e che sia lo Stato a provvedere al rimborso integrale del loro costo". "A sembrarmi più preoccupante - ha commentato Francesco Cognetti, direttore dell'Oncologia medica A dell'Istituto Regina Elena di Roma - è il dato sulla metà delle donne che non fa prevenzione, per una diagnosi precoce della malattia. C'è ancora molto da fare in Italia sotto questo aspetto: deve far allarmare che anche gli screening ormai considerati standard siano così disattesi".
Il 20 ottobre scorso, Richard Horton, il direttore di una delle più prestigiose riviste mediche del mondo, The Lancet, ha pubblicamente dichiarato: “… non ci sono in letteratura prove affidabili a favore dei programmi di screening mammografico”. Una voce autorevole fuori dal coro che dimostra come anche nel mondo scientifico esistono ricercatori seri e consapevoli che non si lasciano abbagliare da falsi miti e che, dati alla mano, non esitano a mettere in discussione ricerche mediche le cui aspettative alle volte vengono sopravalutate. Ora, qui non si vuole puntare il dito contro lo screening mammografico, sarebbe troppo facile e non porterebbe alcun risultato utile; il dito semmai dovrebbe essere puntato contro quella ricerca investigativa e massificata, dove la lente di Sherlock Holmes viene sostituta dai raggi X, che non va a scavare solo nel seno di una donna, ma per ovvie conseguenze emotive, va molto più in profondità: nell’animo e nella psiche. Certamente vivere in continuo “allarme rosso” non fa bene all’organismo; come anche pensare continuamente ad un problema senza riuscire a risolverlo: oltre a disperdere inutilmente energia vitale il cervello potrebbe anche decidere di materializzarlo veramente (non sono rari i casi di malattie psico-somatiche). Ma al di là di tutte le discussioni possibili rimane il fatto che le donne hanno il diritto di decidere il meglio per la propria salute e conoscere effettivamente il rapporto rischio/beneficio di una terapia preventiva. Pretendere informazioni e spiegazioni dettagliate, non limitarsi ad accettare per buono e legittimo tutto quello che ci viene detto, perché salute è informazione! Quando si ha l’informazione corretta e la libertà di scelta terapeutica allora e solo allora saremo i veri padroni e artefici della nostra salute e del nostro destino.